ONE STEP FOR JUSTICE

Progetto multimediale itinerante
ideato e a cura di Antonia Moro

Presentato da "Piccoli Progetti Possibili"

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21 - 25 maggio 2007
Sede UNICEF Italia
Roma - Via Palestro, 68

 


La situazione in Ciad è quantomai instabile e il genocidio che infuria dall’altra parte
della frontiera, spesso non bene identificata, influisce fortemente nella vita dei ciadiani e non solo.
Da oltre 3 anni il Sudan occidentale è dilaniato da un conflitto interno che ha prodotto più di 230.000 profughi sudanesi nella zona orientale del Ciad.
I sudanesi fuggono dalle offensive dei janjaweed che operano razzie di bestiame,
bruciando i villaggi e uccidendo.
A più riprese i fuggiaschi hanno raggiunto il Ciad, atraversando la frontiera fra i due paesi lasciando alle spalle famiglie, case, paesi e villaggi, cercando di iniziare una nuova vita. Si è così creata una situazione molto complessa rispetto all’accoglienza dei profughi.
La pace è difficile da raggiungere, se si tiene conto di quella che è la realtà ciadiana: terzo paese più povero al mondo, primo paese - in una graduatoria di Banca Mondiale - per la corruzione.
L’acronimo di TCHAD, in francese, significa: Tenacia, Capacità, Abilità, Devozione.

CIAD (TCHAD)
tra sviluppo e tradizione
a cura di E. Orlanducci
Edizioni 3P, pag. 144, 2006
progettipossibili@tiscali.it

L’idea di pubblicare questo “quaderno”, nata durante un nostro viaggio in Ciad, è scaturita dal desiderio di far conoscere il profilo etnografico di un grande paese, situato nel cuore dell’Africa, in una zona tra le più povere del mondo, e di presentare il Progetto di cooperazione e sviluppo avviato nella regione del Mayo Kebbi dall’Associazione Piccoli Progetti Possibili ONLUS. Tutto questo non lo si poteva fare solo con le statistiche e con i documenti ufficiali: per la pubblica opinione non è sufficiente, non dice abbastanza.

 

PICCOLI PROGETTI POSSIBILI è un’associazione senza scopo di lucro, nata nel 2005, su iniziativa della Fondazione ANRP e il Centro d’Ascolto di Villa Cidro, che si è posta come obiettivo di:
- realizzare iniziative atte a favorire trasformazioni sociali, economiche e culturali, nell’ambito di propri programmi e progetti o interventi di aiuto umanitario a favore dei Paesi in stato di necessità, nel contesto del volontariato e della cooperazione nazionale ed internazionale, di salvaguardia della pace e di cooperazione decentrata;
- attuare azioni e/o progetti tendenti allo sviluppo autonomo delle economie dei paesi emergenti, nonché programmi settoriali, plurisettoriali od integrati, aventi il fine di contribuire al potenziamento delle relazioni di cooperazione internazionale.
Ispirandosi a detti principi, l’Associazione sta portando avanti in collaborazione con l’Università di N’Djamena e le associazioni ciadiane GUIDAWA e AOPK, il Progetto per la
realizzazione della Libera Università Agro-zootecnica a Bongor, con sede distaccata e campi sperimentali a Gounou-Gaya, nella regione del Mayo Kebbi. La Scuola-azienda, di diritto privato ma riconosciuta dal Governo ciadiano di interesse pubblico, ha lo scopo di formare, a livello universitario, tecnici specializzati per insegnare agraria mediante “cattedre itineranti” presso i villaggi al fine di favorire lo sviluppo sostenibile e l’evoluzione delle capacità tecniche, di ridurre la povertà, di incrementare la sicurezza alimentare, migliorare la gestione delle risorse naturali, ecc.

 

Dal 21 al 25 maggio 2007 presso la rinnovata, moderna e funzionale sede dell’Unicef Italia – Via Palestro n. 68 Roma – nell’ambito della manifestazione “Italia-Africa 2007” coordinata dal Comune di Roma e giunta alla sua III edizione,si è sviluppato il ricco programma ideato e curato da Antonia Moro e presentato dall’Associazione Piccoli Progetti Possibili Onlus, di cui l’ANRP è socio fondatore.

La manifestazione si è aperta il 21 pomeriggio con la “conversazione” a più voci sul tema “L’altra faccia del Darfur” tesa a mettere a conoscenza dell’opinione pubblica l’azione culturale, scientifica e tecnica, svolta e da svolgere in Ciad e in Darfur, dove – come dice Angelo Pittau, presidente di Piccoli Progetti Possibili – “ scappare non serve, bisogna lasciarsi coinvolgere”.

All’interessante e qualificato incontro condotto da Enzo Orlanducci e Antonia Moro, hanno partecipato, fra gli altri, don Matteo Zuppi della Comunità di S. Egidio; l’ing. Pasquale Ranghelli dell’Associazione Pane e Rose onlus su “Mondo- Ciad”; il prof. Mario Fadda, medico ortopedico docente all’Università degli studi di Sassari su “esperienze sanitarie in Ciad”; la dott.ssa Lorenza Trulli, coordinatrice Intersos sul terreno e in collegamento telefonico il giornalista Massimo Alberizzi, corrispondente in Africa del Corriere della Sera.

Nella conversazione si è analizzata la situazione in Ciad che è quanto mai instabile e con il genocidio che infuria dall’altra parte della frontiera, spesso non bene identificata, e che influisce fortemente nella vita dei ciadiani e non solo. Da oltre tre anni il Sudan occidentale è dilaniato da un conflitto interno che 
ha prodotto più di 230.000 profughi sudanesi nella zona orientale del Ciad, i quali sudanesi fuggono dalle offensive dei janjaweed che operano razzie di bestiame, bruciando i villaggi e uccidendo. A più riprese i fuggiaschi hanno raggiunto il Ciad, attraversando la frontiera fra i due paesi lasciando alle spalle famiglie, case, paesi e villaggi, tentando di iniziare una nuova vita. Si è così creata una situazione molto complessa rispetto all'accoglienza dei profughi.
La pace è difficile da raggiungere,  se si tiene conto di quella che è la realtà ciadiana: terzo paese più povero al mondo.

A conclusione della serata è stato presentato il volume Ciad (Tchad) tra sviluppo e tradizione, a cura di Enzo Orlanducci, Edizioni 3P, pagg.144 2006.

L’idea di questa pubblicazione – ha detto Orlanducci – è nata durante un nostro viaggio in Ciad, è scaturita dal desiderio di far conoscere il profilo etnografico di un grande paese, situato nel cuore dell’Africa, e di presentare il Progetto portato avanti per la realizzazione della libera università Agro-zootecnica di Bongos nella regione del Mayo Kebbi dall’Associazione Piccoli Progetti Possibili.

Tutto questo – ha proseguito Orlanducci – non lo si poteva fare solo con le statistiche e con i documenti ufficiali: per la pubblica opinione non è sufficiente, non dice abbastanza.

Nel giardino della sede dell’Unicef-Italia “One Step for justice” (mettersi nei piedi altrui) di Antonia Moro: installazione multimediale e itinerante. Un percorso visuale e percettivo attraverso il contatto con materiali presenti nelle lunghe marce delle persone che lasciano il proprio paese per motivi di guerra, sicurezza, genocidio. Si tratta di fango, sabbia, sassi, terra, acqua. Fanno da cornice 5 gigantografie di “piedi” che riportano momenti del viaggio, di conoscenza, di stanchezza. 

Nel foyer dell’Auditorium la mostra fotografica “mestieri nel quotidiano”, foto in bianco e nero scattate in Darfur e in Ciad da Riccardo Moro che ritraggono attività tradizionali che resistono, di nuova creazione, e che rispondono alle esigenze di una diversa organizzazione sociale, sono il segno tangibile della continuazione del fruire della vita per queste popolazioni.

Il ricco programma della manifestazione si è concluso il 25 sera con la proiezione in anteprima del documentario Ciad: l’altra faccia del Darfur di Antonia Moro, girato nel settembre 2006 con le testimonianze dei profughi, la dura vita nei campi, le problematiche sociali, economiche ed internazionali che accompagnano una situazione monitorata dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni internazionali presenti sul territorio.

Tanti bambini, vivacissimi e sorridenti. A loro e alle loro mamme è dedicato il documentario.