5 dicembre 2007
Presentazione del volume edito dal Centro Internazionale di Etnostoria

Don Giuseppe Gemmellaro e la 'mediazione eccellente'

di Vincenzo Porcasi

 

Nella suggestiva cornice dell’Auditorium di Piazza Adriana il 5 dicembre 2007, al cospetto di un pubblico non folto ma certamente selezionato, tra i quali abbiamo riconosciuto: la prof.ssa Maria Rita Saulle, giudice costituzionale e il sen. Gerardo Agostini, presidente dell’ANMIG, la fondazione dell’ANRP ha organizzato la presentazione del volume di Vincenzo Porcasi, Don Giuseppe Gemmellaro e la mediazione eccellente, edito dal Centro Internazionale di Etnostoria di Palermo nella cosiddetta“Collana blu”; una silloge di pubblicazioni che l’Istituto di alta cultura ha progettato come “bene culturale” in sé, al di fuori del sistema di mercato. Volumetti preziosi per il contenuto di idee, e preziosi per la bassa tiratura: previsti per una circuitazione ristretta e affidati a quei “lettori di buona memoria” che del libro continuano a fare oggetto “di culto”.

Non meravigli, quindi, se per la presentazione è stato chiamato un parterre des rois; uomini illustri e studiosi insigni, particolarmente legati all’aurea tematica di un Saggio costruito da Porcasi come eccellente richiamo per il ricordo di un salesiano “illuminato”: appunto, Don Gemmellaro; ma, anche, come riflessione su un presente a rischio, per un mondo che nella pastoia di una globalizzazione superficialmente subìta sembra avere smarrito il segnale importante della conservazione dell’identità.


Al tavolo si sono avvicendati il presidente Giulio Andreotti, il presidente dell’ANRP sen. Umberto Cappuzzo, il direttore dell’Editoria Vaticana, Don Giuseppe Costa e Annamaria Amitrano, ordinario di Etnostoria nell’Università di Palermo, Presidente di CIE che ha preso su di sé l’onore e l’onere della pubblicazione.
Il dibattito – coordinato egregiamente da Enzo Orlanducci, segretario generale dell’ANRP, ovvero dell’Istituzione che ha organizzato l’iniziativa – è entrato subito nel merito dell’analisi dei valori messi in campo da Don Gemmellaro, a Palermo, presso la casa dei Salesiani, negli anni Cinquanta e Sessanta, allorquando quasi “punito” per le sue idee“rivoluzionarie” vi fu trasferito da Torino.
Ci si è subito chiesto quale sia stato, di fatto, l’apporto del salesiano all’avanzamento del messaggio cattolico e progressista negli anni in cui i totalitarismi erano assolutamente contrapposti, fondati sulle idee di un universalismo centralista che sembrava porre in ombra ogni propensione al dialogo.
Quale è stata, dunque, la “mediazione eccellente” di Don Gemmellaro?
Giulio Andreotti, da protagonista indiscusso della vicenda italiana, ha sottolineato come, fin dalla nascita del Partito Popolare Italiano (fondato da Don Sturzo), la politica della Chiesa sia stata portatrice di una forte visione democratica di solidarietà, visione che l’insegnamento di Don Gemmellaro ha puntualizzato sui valori “laici” di a-confessionalità e giustizia, nel rispetto della Persona umana e delle libertà individuali: con l’Uomo, dunque, quale misura dell’esistere nel contesto sociale ed economico, impegnato a tenere alte le procedure di partecipazione. Un programma che – come ha sostenuto Umberto Cappuzzo – i totalitarismi di ieri e la globalizzazione di oggi sembrano sicuramente non perseguire, essendo divenuto il mondo un campo di quella “iniqua proprietà” e di quella “iniqua ricchezza” che già Don Gemmellaro ampiamente sanzionava. Il riscontro odierno è di una società complessa che si è piegata principalmente alle regole del mercato e che, nel suo nome, inneggia all’Uomo consumatore, per il quale il miraggio di una uguaglianza presunta e omologante viene ritmata dalla conformità dei beni/prodotto previsti e prevedibili.
Il salesiano Don Giuseppe Costa ha voluto ricordare come Don Giuseppe Gemmellaro abbia, con la sua esperienza di Palermo, voluto lasciare principalmente un messaggio educativo e formativo che, facendo tesoro dell’insegnamento proprio della Congregazione, potesse portare a condizioni di solidarietà e cooperazione, costruendo un progetto sull’Uomo assolutamente innovativo: quello che univa ad una visione prettamente economica del lavoro anche una dimensione etica, concependolo non come “funzione” ma come progetto creativo.
Infine Annamaria Amitrano, curatrice del volume di Vincenzo Porcasi, consapevole di come Don Giuseppe Gemmellaro si sia posto come “uomo simbolo” della grande mediazione tra il Comunismo, inteso come richiesta sacrosanta di un bene comune per tutti gli uomini, e il Cristianesimo, quale Religione per l’Uomo, messa a servizio della sua conoscenza e della sua creatività, ha voluto porre in risalto il forte messaggio di laicità che emana dal suo credo in termini di valorizzazione del lavoro, gestione collettiva dei mezzi di produzione e visione di una condizione economica che prevede la partecipazione degli“esclusi” alla Cosa pubblica. L’Oratrice ha voluto sottolineare, peraltro, come Vincenzo Porcasi, allievo di Don Gemmellaro, abbia compreso l’insegnamento del suo Maestro. Un legame che Porcasi ha di fatto esaltato inserendo le testimonianze inerenti al lavoro del salesiano illustre nel contesto di una analisi svolta con gli occhi dell’economista, che sottolinea con amarezza come l’Uomo sembri aver cessato di proporsi “costruttore” del mondo.
In sintesi, l’Autore, tramite Don Gemmellaro, affettuoso“compagno di strada”, ha voluto porre l’accento sulla necessità di procedere ad opportune correzioni, cercando, nel contesto del pensiero degli uomini che si battono per l’affermazione di un Umanesimo integrale, le risposte per ridare all’Uomo la sua funzione centrale nell’Universo delle Idee e della Conoscenza.

Barbara Bechelloni