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Incontro
“QUANDO
LA SAPIENZA E' PER TUTTI"
Memorie rimosse,
memorie ritrovate.
Esperienze di vita di prigionieri di guerra italiani.
29 giugno 2005
- ore 19,30-21,30
- C.U.S.
Roma - Viale Tor di Quinto, 64

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Nell’ambito della manifestazione
“Quando La Sapienza è per tutti”, programmata
a Roma, tra il 20 giugno e il 10 luglio, presso il C.U.S. di Viale
Tor di Quinto, si è svolto il 29 giugno 2005 un incontro
al quale l’ ANRP, d’intesa con l’Università
La Sapienza, ha avuto il piacere di partecipare, aderendo all’invito
dei giovani studenti organizzatori.
Due erano gli argomenti in oggetto, legati dal comune tema della
memoria: “Memorie rimosse, memorie ritrovate. Esperienze di
vita di prigionieri di guerra italiani”, coordinato dalla
prof.ssa Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea presso
la Facoltà di Lettere e Filosofia “La Sapienza”,
nonché Presidente Vicario della Fondazione ANRP.
L’altro intervento, sempre presentato dall’ANRP, è
stato “Cefalonia: nuove testimonianze”, a cura della
dott.ssa Francesca Pietracci, critica d’arte, responsabile
eventi arte e cultura dell’ANRP.
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Il contesto era decisamente molto “giovane”: un ampio
gazebo di legno, nell’area riservata ai convegni, non lontano
da una gradevole piscina e da un “vivace” spazio riservato
alla musica e alla danza.
E proprio tra i ritmi amplificati delle percussioni metalliche la
prof.ssa Isastia ha dato inizio ad un “colloquio a più
voci” con alcuni giovani neolaureati o dottorandi di ricerca,
molti dei quali alla loro prima esperienza in veste di relatori.
L’argomento “prigionieri” ha visto in molte occasioni
la prof.ssa Isastia come moderatrice,
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volta, sarà stato per quel tono vagamente informale
che ha caratterizzato il meeting, (o forse per quella inaspettata
musica di sottofondo?), il tema si è snodato in modo
dinamico e vivace, ed ha catturato il pubblico, attento
e particolarmente interessato, intervenuto per l’occasione,
nonostante la temperatura torrida del tardo pomeriggio.
Gli interventi brevi ed efficaci dei giovani relatori si
sono alternati seguendo un percorso articolato e complesso
che ha visto l’analisi del tema dei prigionieri di
guerra del secondo conflitto mondiale e il confronto a più
livelli dell’esperienza vissuta nei vari campi di
prigionia sparsi in tutto il mondo, dagli USA all’URSS,
dalla Germania all’India, dall’Africa all’Australia.
In particolare sono state analizzate le cause (generalmente
di carattere politico ed economico) che hanno differenziato
la prigionia negli USA, nell’ URSS e in Germania. |
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I relatori, che si sono avvicendati
a più riprese, sono stati rispettivamente Matteo De Santis,
laureato in Lettere, Marta Montanari, laureata in Sociologia, Alessandro
Visani, dottore in Storia dell’Italia contemporanea.
La prigionia è stata considerata nella sua totalità,
non solo nella sua drammaticità come esperienza di vita,
ma anche come momento formativo di una coscienza politica per quei
giovani che si ritrovarono a doverla affrontare.
La cattura, il trasferimento nei campi, la “cooperazione”
o la “non adesione”, le diverse situazioni lavorative
e il contatto con le realtà sociali, il vitto, gli alloggi,
il trattamento diverso riservato ai prigionieri nei diversi contesti,
da quello più “umano” e democratico degli USA,
a quello più distruttivo dei campi di smistamento dell’URSS,
tutto è stato esaminato, confrontato e raccontato. Infine
si è parlato del “rientro” in patria, avvenuto
con modalità e tempi diversi e del silenzio che ha accompagnato
i reduci nella nuova realtà nazionale del secondo dopoguerra. |
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A questo proposito Francesca Covarelli
(Laureata in Sociologia e partecipante al Master in Teoria e analisi
qualitativa) e Fabiola Iadanza (dottoranda in Teoria e ricerca sociale)
hanno letto “frammenti di memorie familiari”, tratti
dalla ricerca da loro effettuata presso i figli di ex internati,
e pubblicata nel volume “Prigionieri senza tutela. Con occhi
di figli racconti di padri internati”, edito dall’ANRP.
Dalle testimonianze degli intervistati emergono le ripercussioni
che si sono verificate nell’ambito familiare e nel vissuto
quotidiano in relazione all’esperienza vissuta dai padri.
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L’ampia panoramica
offerta dai vari interventi ha sollecitato il pubblico, che ha dato
vita ad un animato dibattito, ponendo numerose domande e riferendo
le proprie osservazioni e impressioni. Alcuni hanno fatto riferimento
alla propria esperienza personale, offrendo il contributo della
loro testimonianza.
L’altro tema in programma, “Cefalonia:
nuove testimonianze”, particolarmente interessante per l’accostamento
tra “Storia, Memoria e Arte” è stato trattato
dalla Prof.ssa Francesca Pietracci. Invitando il pubblico all’osservazione
di una lunga tela, dipinta a più mani, appesa tutt’intorno
nel perimetro del grande gazebo, ne ha illustrato il significato.
Quella tela è un percorso pittorico, un “unicum”
sul quale hanno lavorato, con diverse modalità espressive,
40 artisti provenienti da tutto il mondo.
Essa costituisce l’esempio di un’esperienza messa a
frutto nel settembre del 2003, ad Argostoli (Cefalonia), in occasione
del Convegno “Cefalonia, isola della pace”.
In quel luogo, teatro di una tragedia, la cui memoria è ancora
viva nel ricordo della popolazione locale, si è creata l’occasione
di mettere insieme i reduci di Cefalonia, i 40 artisti e la popolazione
locale, con l’obiettivo di portare avanti un’”azione”
attraverso la quale, grazie alla connessione tra le varie esperienze,
cercare di verificare sul campo se esiste la possibilità
che certi temi, considerati fondamentali, possano essere condivisi.
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Il percorso è
stato inizialmente difficile, vista la difficoltà da parte
degli artisti non solo a stare tutti insieme, ma soprattutto a comunicare
in lingue diverse; tuttavia si è visto che, superato il disagio
iniziale, tutti, dopo due o tre giorni lavoravano insieme, superando
chiusure e individualismi. Testimonianza, questa, di quanto l’arte
contemporanea non sia solo “estetica”, ma anche “etica”,
in quanto consente di far affiorare la potenzialità interiore
dell’essere umano, la sua identità. |
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Dall’esperienza
di Cefalonia è nato il progetto di creare nell’isola
un luogo d’incontro, un laboratorio in cui finalmente possa
realizzarsi una cultura della pace, fondata sui diritti umani, primo
tra tutti il diritto alla vita. |
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