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Nei giorni 13 e 14 settembre 2003 ad Argostoli (Cefalonia), studiosi greci, italiani e tedeschi hanno discusso sul tema

“Cefalonia 1941-1944: un triennio di occupazione.
Il contributo della popolazione locale”
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Un incontro, voluto dall'Associazione italo-greca di Cefalonia ed Itaca "Mediterraneo", nel solco di uno straordinario impegno collettivo a fare di Cefalonia, da “isola della morte” a ”isola della pace e dell’amicizia tra i popoli”.

Il Convegno è stato presieduto dal Prof. Enzo Orlanducci, Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia (ANRP), il quale nei suoi interventi ha sottolineato la necessità di promuovere iniziative di studio e di ricerca al fine di ricostruire la “verità storica” di una tragica vicenda che è seconda per entità a quella di Katyn e presenta aspetti ancora da chiarire.Ha pertanto proposto, raccogliendo l’adesione unanime, l’istituzione ad Argostoli, di un Laboratorio didattico permanente di ricerca storica sui fatti di Cefalonia.

Le due Giornate di studio si sono svolte in uno spirito improntato al tentativo di costruire una “memoria possibile” per e di Cefalonia; una memoria cioè “comune”, anche se non “condivisa”, come più volte ha auspicato il Presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi.

Numerosi e qualificati sono stati gli interventi di studiosi, dei tre paesi, tra i quali Marcello Venturi, Alfio Caruso, Luigi Caroppo, Paolo Paletti, Guido D’Agostino, Massimo Filippini, Hermann Frank Meyer, Christoph Schminck-Gustavus, Hans-Rudiger Minow, Isabella Insolvibile, Gerassimos Apostolatos, Elio Sfiligoi, Vanggelis Sakkatos, Spiros Loukatos.

Tutti hanno sostenuto la necessità di sgombrare il campo da equivoci, più o meno strumentali e che sconfinano nel revisionismo storico, come premessa per giungere a una visione giusta e comprovata dei fatti di Cefalonia; attraverso un cammino comune, fatto anche di divisioni e di lacerazioni, del quale far sortire un orizzonte diverso e più avanzato in termini di libertà, di giustizia e di progresso, percepiti come valori universali e condivisi anche dagli avversari di ieri.