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Misconosciuto per decenni, il tema della Prigionia di Guerra è venuto tragicamente alla ribalta in queste settimane a seguito delle vicende legate al conflitto iracheno.
A margine del conflitto in Afghanistan contro i talebani e ora in Irak si sono riproposti comportamenti sul trattamento dei Prigionieri che offendono la nostra civiltà e la nostra coscienza civile.
La Fondazione Archivio Nazionale Ricordo e Progresso istituita dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione (Ente Morale D.P.R. 30/05/1949) ha promosso una Tavola Rotonda:

"I prigionieri di guerra
e le convenzioni internazionali"

8 giugno 2004      ore 17.00 - 19.00

Auditorium Cavour
Piazza Adriana, 3 - ROMA

INTERVENTI:

Prof. Antonello BIAGINI
Ordinario di Storia dell'Europa orientale
Università "La Sapienza" di Roma

Sen. Gen. Umberto CAPPUZZO
Vice Presidente Nazionale ANRP

Prof. Maria Rita SAULLE
Ordinario di Diritto internazionale e Direttore del
Master in Tutela internazionale dei diritti umani
Università "La Sapienza" di Roma

 

Per sottolineare come il fenomeno della prigionia sia all’attenzione degli studiosi di storia militare sarà presentato

l'11° volume dei quaderni anrp:

"I PRIGIONIERI DI GUERRA
nella storia d'Italia"

che rappresenta una sintesi delle ricerche, studi e pubblicazioni degli ultimi anni. Ricerche indirizzate alla prigionia, all’internamento e alla deportazione nelle sue strutture ed articolazioni.

Il volume abbraccia le vicende della prigionia militare italiana della prima e della seconda guerra mondiale. Tra il 1940 e il 1945 gli italiani sono stati prigionieri degli inglesi, dei francesi, degli americani, dei russi, dei tedeschi, in tutti i continenti.

Saranno presenti gli autori:

Dott. Massimo Coltrinari
prof. Anna Maria Isastia
Prof. Enzo Orlanducci

che da molti anni studiano il tema della prigionia militare nell’assunto che lo studio di questo aspetto dei conflitti, nei suoi risvolti giuridici, economici, sanitari, politici, umanitari, possa abbassare il livello di violenza in generale, di violenza bellica in particolare nei conflitti stessi, alzando invece il tasso di sicurezza per le persone non direttamente coinvolte e, in ultima analisi, come strumento indiretto per il mantenimento ed il rafforzamento della pace.

 

 

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