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I LIBRI

 

Anno 2010

VOLONTARIO DI COSCIENZA

Il diario di Giuseppe Lidio Lalli 1944 - 1945

 

Enzo Orlanducci - Emilio Gardini - Alessandro Ferioli - Rosina Zucco

Prefazione di Luciano Zani

 

Mediascape - Edizioni ANRP

 

Il forte ritardo con cui la nostra storiografia ha iniziato a studiare le problematiche degli IMI, che possono essere inserite a pieno titolo tra le forme di resistenza al nuovo ordine mondiale disegnato dai zazisti e dai loro alleati fascisti, indica con estrema chiarezza come la vicenda dei militari internati nei lager germanici andò ad intrecciarsi con le varie questioni spinose legate alle tappe più importanti della storia dell'Italia contemporanea: il controverso biennio 1943-1945, con l'evidente implicazione delle più alte cariche dello Stato circa la gestione della guerra e dei processi politici ad essa legati; la necessità di trovare un'uscita dalla guerra civile senza ulteriori lacerazioni del tessuto socio-politico; il fenomeno del reducismo che, con il referendum istituzionale alle porte, avrebbe potuto rappresentare un effetto destabilizzante nella costruzione dello Stato post-fascista; l'immediato avvio della guerra fredda che individuò nei reparti dell'esercito tedesco il primo baluardo difensivo nell'eventualità di un'invasione del nemico oltre cortina. I problemi di ordine politico che la vicenda degli IMI ha sollevato e continua a sollevare, sono ancora oggi rilevabili nella necessità di istituire tra Italia e Germania una Commissione mista di storici, con lo scopo di approfondire sul passato di guerra italo-tedesco e in particolare sugli Internati Militari Italiani, come contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria.

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Anno 2008

 

DIRITTI DELL'UOMO E SOLIDARIETA'
Dialogo sociale - Migrazioni - Prosperità - Sicurezza
 
a cura di Vincenzo Porcasi

Per le edizioni ANRP esce il secondo quaderno "Ricordo e Progresso" (RP), curato da Vincenzo Porcasi che affronta ancora il tema /diritti dell'uomo e solidarità /da un altro punta di vista: quello degli strumenti non violenti e stragiudiziali atti a comporre le controversie che abbiano ad insorgere fra soggetti pubblici e privati appartenenti anche a stati diversi.
Il tema dell'avvenuta creazione dell'area di libero scambio fra UE e Repubblica di Tunisia e della sua progressiva estensione agli altri stati sovrani, si combina con la proposta dell'Unione Mediterranea voluta dal Presidente Sarkozy e sposata dalla Cancelliera Merkel. Si pone, pertanto il problema definitivo della creazione di una piattaforma giuridica armonizzata, sulla quale sviluppare il processo di collaborazione per una prosperità condivisa, fondata sulla sicurezza nella stabilità e sulla condivisione dei valori della tolleranza che, in un quadro complessivo, diviene convivialità.


 


"Solarino: 12 luglio 1943
UN UOMO, UN EROE
Domenico (Mimì) Cavaiola

Pietro Corsi
presentazione di
Enzo Orlanducci
prefazione di Michele Montagano

 

 

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Anno 2007

 


"SECONDO COSCIENZA
Il diario di Giacomo Brisca
1943 - 1944 " 
Barbara Bechelloni - Enzo Orlanducci
Nicola Palombaro - Rosina Zucco
presentazione di Lidia Brisca Menapace

Trovare un diario non interpolato da manipolazioni successive è senza dubbio un approccio di
grande interesse. Alla luce di tale considerazione, l’ANRP ha promosso questa ricerca, presentando il diario di Giacomo Brisca come originale nel suo genere, ritenendolo interessante per organizzare e sviluppare alcune riflessioni sugli IMI.
Ne è scaturito, pertanto, questo lavoro in cui si è ritenuto opportuno trattare, attraverso un linguaggio il più possibile agevole e senza trascurare il necessario rigore nell’analisi dei documenti, i più complessi temi della memoria, dell’identità, della storia e della scrittura autobiografica legati alle pagine del diario di Giacomo Brisca.
In modi diversi e a più riprese, si sono potuti approfondire questi temi anche grazie al contributo della figlia, Lidia Brisca Menapace, e ad altre testimonianze, come quella di Michele Montagano, che s’intrecciano, per esperienza e storia, a quella di Brisca e di molti altri.

 

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Anno 2006

 


"LA CORTE COSTITUZIONALE COMPIE 50 ANNI
23 aprile 1956 - 23 aprile 2006

presentazione di Maria Rita Saulle

Nel 2006, la Corte costituzionale ha compiuto cinquant’anni, avendo iniziato i suoi lavori il 23 aprile 1956 dopo otto anni della sua entrata in vigore, avvenuta il 1° gennaio 1948.
Il lungo e travagliato periodo post-bellico, era stato contrassegnato dall’emanazione di un decreto-legge che attribuiva a un’Assemblea costituente, il compito di indicare le nuove istituzioni dello Stato.
Un nuovo decreto, del 16 marzo 1946, prevedeva il ricorso al referendum al fine di scegliere tra il regime monarchico e quello repubblicano: il referendum si tenne, come è noto, il 2 giugno 1946 che fu proclamato giorno della “Festa della Repubblica”.
In occasione del cinquantesimo si è pensato di tradurre gli articoli cheriguardano in modo specifico questa Istituzione deputata a salvaguardare la democrazia e la legalità in Italia, in nove lingue scelte secondo la prassi del ONU; e si è anche pensato, nell’imminenza del referendum sulla “nuova Costituzione”, di dare al lettore la versione originale e quella emendata di alcuni articoli , per informare sui possibili cambiamenti che la Costituzione stessa potrebbe subire.
Se è difficile dire oggi a quale orientamento filosofico-politico o a quale schema giuridico, corrisponda la Costituzione italiana, è certamente possibile affermare che ha corrisposto alle esigenze di democrazia e di pluralismo tra i poteri, conciliando posizioni laiche e istanze religiose, profondamente sentite in quel travagliato periodo storico e ancora attuali.



 

 

 


 


Enzo Orlanducci - Maria Laura Angioni
"I GIOVANI E LA STORIA.
Un progetto, un percorso, le forme della partecipazione

Roma - 2006 - p. 144

La Memoria del passato è divenuta esperienza vivificante, premessa indispensabile per costituire un momento educativo per le giovani generazione.
Nell’intraprendere questa strada si era certi che la curiosità dei ragazzi, appartenenti ad una fascia d’età sgombra e recettiva, guidata dall’esperienza didattica dei docenti, avrebbe creato una miriade di spunti e di stimoli ad approfondire. E così è stato.
L’interesse dei ragazzi è andato oltre le aspettative. Letture, testimonianze, ricerche, itinerari didattici, poesie, sono stati accolti e prodotti con entusiasmo, determinando momenti coinvolgenti anche sull’onda emotiva che senza dubbio agisce in profondità e lascia una traccia nell’esperienza individuale e collettiva.
Ed ecco che la storia, da disciplina astratta, è diventata “storia viva”, una storia fatta dagli uomini, in un contesto spazio temporale universale, in cui passato e presente si incontrano nella tragedia di una violenza perpetrata da sempre.

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Enzo Orlanducci (a cura di)
"CIAD tra sviluppo e tradizione "
introduzione di Mario Atzori

Questo “quaderno” si propone di far conoscere un grande paese, situato nel cuore dell’Africa, in una zone tra le più povere del mondo e di presentare il progetto di cooperazione e sviluppo avviato nella regione del Mayo Kebbi, dall’associazione Piccoli Progetti Possibili onlus.
Si è cercato di offrire un quadro esauriente dal punto di vista geografico, etnografico e culturale del Ciad, insieme alla presentazione delle iniziative assunte dall’associazione, che ha ereditato il lavoro portato avanti da diversi soggetti partners (tra cui l’ANRP), e che sono tuttora in corso.
Un progetto che si propone trasformazioni economiche e sociali, a lunga scadenza e i cui risultati potranno contribuire a evitare l’emigrazione verso l’Europa dalle regioni africane, consentendo lo sviluppo di una nuova classe dirigente che potrà avviare un lento ma graduale civile progresso nel proprio paese.
Lo scambio e il trasferimento di conoscenze e tecnologie, potrà inoltre avviare una proficua collaborazione con la regione Sardegna e scambi commerciali con quelle aziende che operano nel settore agro-zootecnico e agro-alimentare.


 

 


 

 

Anna Maria Isastia (a cura di)
"IL RITORNO DEI PRIGIONIERI ITALIANI
tra indifferenza e rimozione"
Roma 2006, pp. 164

Alla fine del secondo conflitto mondiale rientrarono in Italia più di un milione e mezzo di militari tra ex combattenti ed ex prigionieri.
Oltre un milione e quattrocentomila erano soldati italiani – di ogni ordine e grado – che avevano vissuto l’esperienza della prigionia, secondo i dati dell’Alto Commissariato per i prigionieri di guerra.
Sono numeri molto alti che diventano ancora più significativi se riflettiamo sul fatto che ogni reduce va inserito in un nucleo familiare.
Dunque sono state milioni anche le famiglie coinvolte nel trauma della lontananza e della prigionia di un congiunto.
Insieme a tante altre realtà di quel difficile periodo – anche questa è stata trascurata per decenni sia dai diretti interessati, sia dai politici, sia dagli storici, perché i prigionieri di guerra – come ha scritto un ex internato in Germania – sono stati “presi tra la baldanza del partigianesimo vittorioso nella lotta clandestina e sulle montagne e la shoàh dei lager di sterminio”.

 


 

 

Anno 2005

 

La Fondazione Archivio Nazionale Ricordo e Progresso, istituita dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione, in occasione del 60° anniversario vuole ricordare la Liberazione dei 650.000 IMI, Internati Militari Italiani, dai lager nazisti.
L’ANRP ha elaborato il progetto “Prigionieri senza tutela: con occhi di figli racconti di padri internati” per dar vita, in tutte le regioni e/o province in cui è possibile, a un volume commemorativo che presenti due sezioni comuni:
1. la cronologia degli avvenimenti dal 1943 al 1945;
2. una ricerca condotta, d’intesa con la Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza”, sui figli degli IMI, attraverso interviste che facciano riaffiorare i ricordi e diano conto delle ripercussioni familiari causate dalla tragedia vissuta dai padri;
e una terza sezione differenziata provincia per provincia con alcune testimonianze “dal frammento alla Storia” con l’elenco degli IMI aderenti alle locali sezioni dell’ANRP.
La tragedia degli IMI è una delle pagine più buie della nostra storia contemporanea; uomini “traditi, disprezzati e dimenticati” come furono definiti da un insigne storico tedesco e che noi riteniamo anche “beffati” da una recente serie di azioni condotte dalla Germania, nell’indifferenza dell’Italia.
Poiché crediamo che la memoria del passato sia utile e vivificante per un futuro migliore a livello sociale, politico e culturale, questo lavoro può essere un invito a riflettere e a ponderare.

 

"PRIGIONIERI SENZA TUTELA
Con occhi di figli racconti di padri internati
- IMI DI FERRARA E RAVENNA- " 
2005 - pp. 168

a cura di Enzo Orlanducci
prefazioni di Anna Maria Isastia
e Maria Immacolata Macioti

In occasione del 60° anniversario della fine della seconda guerra mondiale, la Provincia di Ferrara, che mi onoro di rappresentare, ha accolto con grande convinzione e partecipazione questa iniziativa dell’ANRP, dedicata a quei militari italiani, che a seguito delle tragiche vicende dell’8 settembre del ’43, subirono la deportazione e l’internamento nei lager nazisti. Si trattò di circa 650.000 soldati, i quali, con una scelta pressoché univoca e corale rifiutarono qualunque collaborazione con la Germania e con la Repubblica Sociale Italiana.
La presente pubblicazione “Prigionieri senza tutela” vuole contribuire a far conoscere la drammatica esperienza vissuta dagli IMI (Internati Militari Italiani) che subirono violenze, umiliazioni e condizioni di vita al limite della sopportazione, costretti a lavorare per l’economia del Terzo Reich. Altri hanno giustamente detto che questi uomini furono “traditi–disprezzati–dimenticati”. A scrivere queste esatte parole è stato Gerhard Schreiber, rigoroso ed appassionato storico tedesco.
Le drammatiche pagine scritte dagli IMI, anche quelle dei nostri concittadini nella loro essenzialità e nella pulizia del racconto, hanno una straordinaria efficacia che non mancherà certo di parlare al cuore delle giovani generazioni.
Sono storie umane, nonostante il contesto disumano nel quale vennero consumate. Gli accenti sono toccanti, proprio perché scevri di quella retorica che a volte inquina la commemorazione dei fatti del passato. Attraverso i “frammenti” delle loro storie si può ricostruire sia l’atteggiamento tedesco verso gli internati italiani, in particolare le direttive per il loro sfruttamento come forza lavoro nell’industria bellica, sia le condizioni materiali di vita e di lavoro che ne segnarono la dolorosissima prigionia, fino al rientro in patria, alla fine della guerra.
E di questo siamo grati all’ANRP, per averci aiutato a ricordare tutti quegli uomini che furono costretti a subire la violenza e la barbarie di un regime, che sconvolse il mondo con una sanguinosissima guerra e che si rese colpevole per sempre di orrori, le cui dimensioni ancora oggi ci appaiono semplicemente spaventose.
Questa pubblicazione, curata da Enzo Orlanducci, ci consente di riflettere su un aspetto troppo spesso trascurato, o addirittura dimenticato, ma che riguarda da vicino e in modo tragico la nostra storia, e ci dà la speranza di proseguire il nostro impegno a contrastare l’oblio, perché non si ripeta quel tragico destino secondo cui chi dimentica gli errori del passato è destinato a riviverli.

Pier Giorgio Dall’Acqua
Presidente Provincia Ferrara

 

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"PRIGIONIERI SENZA TUTELA
Con occhi di figli racconti di padri internati
- IMI DELLA LOMBARDIA- " 
2005 - pp. 208

a cura di Enzo Orlanducci
prefazioni di Anna Maria Isastia
e Maria Immacolata Macioti

Una resistenza senza bandiere
Il volume “Prigionieri senza tutela” è un viaggio fra alcuni aspetti dell’epoca che va dall’8 settembre del 1943 al 1945. E’ una ricerca, realizzata sulla base di documenti inediti sapientemente studiati a livello universitario, che si colloca al di fuori della retorica celebrativa e delle interpretazioni per schemi ideologici e costituisce un interessante contributo storiografico. Ancora una volta torniamo con la mente su un periodo storico che può e deve essere rivisitato in modo aperto, libero e nuovo.
Le storie degli internati militari italiani nei campi di lavoro nazisti sono viste con gli occhi dei loro figli e con uno sguardo attento agli effetti personali e familiari di una prigionia per molti aspetti difficile da comprendere e da elaborare.
Scorrendo le pagine di questo studio, diventa possibile immaginare la sofferenza e soprattutto il disorientamento di quegli oltre 650.000 soldati italiani -molti dei quali lombardi- che dopo l’armistizio del ’43 e il ribaltamento di prospettive della guerra, lasciati spesso senza direttive, decisero di mantenersi fedeli al proprio Paese e alle proprie convinzioni, anche e soprattutto nei confronti degli ex alleati, e pagarono questa scelta con una durissima, distruttiva prigionia, totalmente al di fuori delle tutele internazionali.
Queste sono quindi le storie di molti “oscuri” eroismi, compiuti da militari di diversa e varia estrazione sociale e geografica, di una resistenza senza bandiere che lascia intravedere la stanchezza e il desiderio di pace di un popolo duramente provato, ma non per questo vinto o privato della sua identità. Storie che il Consiglio regionale della Lombardia è orgoglioso di presentare ai suoi cittadini e in particolare, per l’alto valore educativo che hanno, ai più giovani.

Attilio Fontana
Presidente Consiglio Regionale Lombardia

 

 

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"PRIGIONIERI SENZA TUTELA
Con occhi di figli racconti di padri internati
- IMI DEL MOLISE- " 
2005 - pp. 176

a cura di Enzo Orlanducci
prefazioni di Anna Maria Isastia
e Maria Immacolata Macioti

1945 – 2005. A sessant’anni dalla Liberazione dell’Italia dalla dittatura nazifascista, assume un significato particolare e particolarmente emozionante aprire le pagine di questo libro ancora in bozze.
“Prigionieri senza tutela” ripropone fatti ed episodi per troppo tempo non conosciuti o dimenticati della grande epopea dei tanti giovani militari italiani che seppero opporsi e resistere a costo di patimenti inenarrabili e spesso sino al sacrificio supremo della propria vita alla prepotenza nazista.
I racconti degli eroici nostri concittadini, con i quali, per fortuna nostra oltre che loro, abbiamo potuto in questi anni conoscerci e apprezzarne lo spessore umano, etico e morale, vanno divulgati e fatti conoscere soprattutto ai più giovani.
In tempi in cui la superficialità, gli opportunismi e una certa deriva politico-ideologica cerca di far passare tesi riduttivistiche o revisionistiche degli aspetti più orribili della dittatura nazista e fascista come per esempio la persecuzione contro gli ebrei, gli zingari o gli omosessuali, suonano cristalline le parole semplici e forti di uomini che seppero fare della propria dignità una bandiera grande e capace di dare forza e coraggio in quei tempi bui.
Resistere alle torture e scegliere la prigionia per non recedere dai propri principi è una testimonianza che deve essere riconosciuta in tutto il suo valore e tramandata alle giovani generazioni quale monito contro i falsi miti ed esempio di amore per la libertà.

Augusto Massa
Presidente della Provincia di Campobasso

Vai alla pagina "Presentazione del libro"

 

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"PRIGIONIERI SENZA TUTELA
Con occhi di figli racconti di padri internati
- I 369 DI COLONIA - " 
2005 - pp. 176

a cura di Enzo Orlanducci
prefazioni di Anna Maria Isastia
e Maria Immacolata Macioti

Idee del solito compagno di antiche (s)venture
In più occasioni mi sono soffermato a pensare all’eredità che la mia generazione, la generazione protagonista degli eventi della seconda guerra mondiale, dovrebbe lasciare, lascerà, alla cosiddetta “nuova generazione”, cioè quella dei ventenni di oggi, degli adulti di domani.
È un lascito di sofferenze e di dolore, ed allo stesso tempo di ricordi importanti, di testimonianze e di scelte che noi, allora ed oggi, ritenemmo e riteniamo fondanti. Tutto questo può, però – mi sono chiesto – avere un valore per giovani donne e giovani uomini che vivono un presente così diverso, e così lontano, dal nostro?
Può essere un insegnamento, un incoraggiamento, un affettuoso monito?
E se sì, in che modo, in quale senso?
Nel farmi queste domande, mi sono reso conto che, nel nostro ricordare, nel nostro “trasmettere”, c’è stato, e c’è oggi, un vuoto generazionale.
Quando tornammo dal lager non raccontammo, non comunicammo la nostra esperienza, e questo avvenne perché tutti, attraversata la bufera, avevano solo voglia di ricominciare, ritrovarsi ed identificarsi. L’ansia, l’emozione della nostra personale “ricostruzione” volle dire in primo luogo rimozione, cancellazione, oblio. Per andare avanti, anzi per cominciare una nuova vita in un paese nuovo, che noi dovevamo contribuire a costruire – cominciando dalla democrazia, e noi, nati e cresciuti sotto il fascismo, non sapevamo neanche cosa fosse – avevamo bisogno di dimenticare il deserto freddo, la fame, le botte, le umiliazioni, il silenzioso dolore collettivo, individuale, assoluto, del lager.
E così la generazione che venne dopo di noi, quella dei nostri figli, venne privata del nostro racconto, come emerge dai loro ricordi registrati nella ricerca presente in questo volume. Forse perché ritenemmo che a loro, di diritto- un diritto per il quale noi avevamo pagato pegno – dovessero essere risparmiate le sofferenze che avevamo patito noi, perché noi, per loro, avevamo costruito un mondo miglior.
Oggi raccontiamo, con una nuova ansia ed una nuova emozione, quelle di chi sa di non avere più molto tempo. Raccontiamo per dovere – è la nostra eredità – ma, allo stesso tempo, rivendichiamo la memoria come un diritto, che allora ci fu negato e che noi stessi ci negammo.
Di fronte a noi, ad ascoltarci, attenti e curiosi, ci sono i nostri “nipoti”, questa nuova generazione che indaga per conoscere e per capire ciò che fu la nostra vita alla loro età, per comprendere, anche, da dove essi stessi vengono, se è vero, come è vero, che tutti siamo, prima di ogni altra cosa, il frutto del nostro passato. Il nostro racconto, spontaneo e naturale, a volte confuso, a volte dettagliatissimo, è per loro la fabula – alla latina: un po’ racconto, un po’ mito – migliore perché più umana, più intensa, insomma più vera. Ed anche noi siamo più pronti, oggi, a ricordare, a raccontare, a permettere che questi “nipoti” scavino e “spulcino” nel nostro bagaglio – personale ma anche, per chi non c’è più, collettivo – di ricordi e di emozioni.
È il ricordo di un giovane che allora non poté essere tale, perché la giovinezza gli venne negata e strappata nell’esperienza crudele del lager, di un giovane che allora dovette crescere di colpo per forza di cose, perché il coraggio, la capacità, la volontà di dire NO, decine e decine di volte NO, poteva venire solo da una consapevolezza responsabile, una decisionalità adulta, capace di persistere, idealmente, politicamente ma anche fisicamente, in quel NO. Il giovane di allora – e cioè io ed i “sopravvissuti” come me – trasmette questo ricordo al giovane di oggi, rivedendosi in lui.
E allora trovo la risposta alle mie domande, capisco il senso ed il significato della nostra “trasmissione di memoria”. È una loro richiesta, è la loro scelta, testimonia la libertà di cui godono oggi. È un’esigenza, sentita intimamente da questa generazione, che ha capito, senza bisogno, anzi proprio al di là, di qualsiasi discorso altisonante e retorico, che le scelte fatte da noi allora – il NO, per l’appunto – sono i fondamenti della loro vita libera di oggi. Quelle nostre conquiste, però – questi giovani “moderni” e difficilmente “contemporanei” hanno capito anche questo – non sono per loro un patrimonio eterno ed indissolubile, ma, anzi, vanno quotidianamente ribadite e riconfermate, in un certo modo “riconquistate” nel mondo di oggi, il loro mondo, pur così diverso e lontano dal nostro. E noi, da buoni “vecchi saggi” – ma senza pedanteria – regaliamo loro la nostra esperienza in cambio della possibilità, che essi regalano a noi, di un bellissimo ricordo di gioventù.

Antonio Sanseverino
Presidente Nazionale GUISCo

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Anno 2004

 

Enzo Orlanducci
"CEFALONIA 1941-1944
UN TRIENNIO DI OCCUPAZIONE
Il contributo della popolazione locale" 
Roma - 2004 - p. 192

Il volume raccoglie le relazioni presentate al Convegno “Cefalonia 1941-1944: un triennio d’occupazione. Il contributo della popolazione locale ”, svoltosi nei giorni 13 e 14 settembre 2003 ad Argostoli, nel quadro delle manifestazioni “Cefalonia 2003: isola della pace”. In tale sede si è affrontato per la prima volta un aperto confronto sulla tragedia di Cefalonia, una pagina dimenticata della nostra storia recente.
Questa pubblicazione vuole offrire l’opportunità di un ulteriore approfondimento, perché Cefalonia non rimanga, come finora è rimasta, un fatto circoscritto all’esperienza della passata generazione, ma sia valutata nel contesto inseparabile della comune storia di Grecia, Italia, Germania e non solo.

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Isabella Insolvibile
"LA RESISTENZA DI CEFALONIA.
TRA MEMORIA E STORIA"

Roma - 2004 - pp.160

Su Cefalonia, sui terribili eventi del settembre 1943, in territorio italiano e fuori di esso, in particolare nei Balcani, si è tornati a riflettere, a discutere, a studiare.
Ancora oggi non tutto appare chiaro ed è quindi molto importante che, dopo sessant’anni, si cerchi di scavare, alla ricerca di una verità che possa finalmente diventare anche “memoria condivisa”.
La giovane ricercatrice ha voluto con questo volume fornire le più ampie informazioni sulle ricerche finora condotte, portando a conoscenza fatti, personaggi, documenti e testimonianze in un collage che, lasciando da parte animosità e rivendicazioni, possa risultare costruttivo ed arrivare al più vasto pubblico.

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"I PRIGIONIERI DI GUERRA NELLA STORIA D’ITALIA"

La prigionia di guerra costituisce un’esperienza che ha coinvolto, all’indomani della prima e della seconda guerra mondiale, oltre due milioni di soldati italiani, ma per ragioni complesse e spesso inconfessabili, di questa esperienza di massa ci si è voluti troppo in fretta dimenticare. All’indomani della vittoria nella prima guerra mondiale, nel 1918, di tutto si parlò meno che degli oltre 600.000 militari italiani prigionieri, 100.000 dei quali erano morti in cattività.
Nella ricchissima bibliografia sul primo conflitto mondiale, italiana e straniera, gli studi che si occupano della prigionia sono veramente pochi. Si possono citare, ad esempio, di Carlo Emilio Gadda, Giornale di guerra e di prigionia e Diario di guerra e di prigionia (ottobre 1917-aprile 1918). Pubblicazioni legate alla fama dell’Autore, più che ad un reale interesse per la materia. La stessa Relazione ufficiale dello Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, dedica alla prigionia pagine interessanti, ma non approfondite. Le altre opere, tutte edite prima del 1940, sono in tono minore, dimesso, quasi che i prigionieri non avessero il coraggio o l’ardire di raccontare le loro vicende e sventure. Occorre anche rilevare che il fascismo non aveva grande interesse a parlare di situazioni che contrastavano con la simbologia ufficiale. Fondamentale appare dunque il volume di Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra, pubblicato nel 1993.
La situazione però non cambia all’indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale. In pieno disastro morale e materiale pochi avevano voglia di interessarsi dei problemi e delle vicende dei prigionieri. Anche nel secondo dopoguerra, quindi, si cerca di dimenticare in fretta tutte le problematiche legate alla prigionia. Alcuni protagonisti di quelle vicende descrivono la loro esperienza sulla quale nuovamente cala il silenzio. Nel corso degli anni si sono formate alcune associazioni di ex prigionieri con lo scopo di mantenere viva la memoria di una tragedia collettiva. Dobbiamo a queste associazioni la pubblicazione di scritti, memorie e diari della prigionia conosciuti sempre e solo all’interno di un piccolo mondo chiuso, ma ignorati dal grande pubblico.
Conoscendo e frequentando questo mondo, parlando con tanti protagonisti di queste vicende che sembrano così lontane, leggendo tanti diari gonfi di dolore e di denuncia, ho ritenuto che fosse giusto dedicare un corso universitario ad un argomento così trascurato. Ho raccolto e selezionato scritti che illustrano i vari aspetti dei problemi trattati e soprattutto mi sono avvalsa della insostituibile collaborazione del col. Dott. Massimo Coltrinari che da anni studia la prigionia militare ed è autore di pubblicazioni su questo argomento. Alcuni dei testi che seguono portano la sua firma.
Nato per offrire un quadro generale della problematica agli studenti universitari questo volume ha tutti i pregi e i difetti di una raccolta di saggi di autori diversi: alcuni sono storici, altri giuristi, altri sono invece testimoni degli eventi narrati.
Ne emerge il ritratto di un paese che dall’unità ad oggi ha sempre trascurato i suoi soldati caduti prigionieri: non c’è una significativa differenza tra l’Italia liberale, quella fascista e quella democratica del secondo dopoguerra. Dovremmo interrogarci sul perché di questo atteggiamento culturale che vede nel prigioniero un “peccatore” contro la Patria mentre nei paesi anglosassoni, ma anche nella vicina Francia, il prigioniero di guerra è tenuto nella massima considerazione. In pratica esso è considerato un soldato sfortunato, che comunque nella difficile vita in cattività ha contribuito a servire il suo Paese.
Lo studio della prigionia ci consente di avvicinarci al tema della guerra da un angolo visuale molto particolare, assai poco pratico, ma forse più vicino alla nostra sensibilità attenta alla dignità della persona e allo sviluppo del diritto umanitario.

 

 

 


 


"DIRITTI DELL'UOMO E SOLIDARIETA'
Inclusione sociale e nuove regole"

Con questo volume l’ANRP dà inizio ad una collana di pubblicazioni dal titolo “Ricordo e Progresso” (RP), che va ad affiancare le precedenti “Studi, documentazione e ricerca dell’ANRP” (1963) e “Quaderni anrp” (1985).
Ciascuna opera presentata in questa serie si aprirà con una breve introduzione e, in alcuni casi, con una cronologia degli avvenimenti, a cui seguirà una scelta di contributi di studiosi di economia, di materie giuridiche e di storici, sinteticamente presentati.
Lo scopo di questa collana è quello di porre i lettori in un contatto diretto e immediato con i documenti e le testimonianze del passato, per coglierne il loro dinamico significato e la loro importanza nel tempo, come presupposto e stimolo al progresso.
Attraverso questa serie di pubblicazioni si intende, ancora una volta, rendere tangibile un momento di rinnovamento e venire incontro, più generalmente, all’interesse diffuso in strati sempre più vasti di lettori verso la solidarietà sociale e i suoi problemi.
La Fondazione Archivio Nazionale Ricordo e Progresso, istituita dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione, è impegnata a realizzare progetti concreti, mostrando attenzione anche ai problemi della quotidianità che, ancorché piccoli, sono estremamente importanti per la piena realizzazione della vita dell’uomo.
Forte dell’esperienza dei Veterani aderenti all’Associazione, nella consapevolezza delle sofferenze e delle privazioni di coloro che sono stati prigionieri e internati di guerra, nel ricordo di tutto quello che hanno patito in prima persona, ridotti più volte in condizioni di schiavitù e di lavoro coatto, e nella coscienza del loro passato di autentico sacrificio individuale e collettivo, l’ANRP sente l’impegno di affermare che le relazioni internazionali, a livello mondiale, debbano avere alla base un ordinamento giuridico fondato sui diritti inalienabili della persona umana.
I principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, così come espressi nel 2001, in occasione del Capitolo Generale per la Cultura della Pace sanciscono che: “Ogni persona umana ha diritti e responsabilità che gli derivano dalla dignità che gli è propria. […] Ogni persona ha il diritto e il dovere di partecipare alla vita sociale, perseguendo con gli altri il bene di tutti, e specialmente dei più vulnerabili. La Dottrina Sociale della Chiesa insegna che tutti abbiamo diritto alla vita e alle necessità primarie per condurre una vita decorosa: cibo, alloggio, assistenza medica, educazione e impiego […]”.
E così pure nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “Ogni persona ha diritto a un livello di vita che garantisca la salute e il benessere dell’individuo e della sua famiglia, in particolare per quanto riguarda il cibo, il vestiario, la casa, l’assistenza medica e i servizi sociali necessari: essa ha diritto a essere garantita in caso di disoccupazione, malattia, inabilità, vedovanza, vecchiaia, e in mancanza di fondi di sopravvivenza per circostanze esterne alla sua volontà”. Questi principi rischiano di essere calpestati dall’indifferenza che sembra essere diventata la nuova regola dell’umanità. Infatti, come si afferma ancora nel testo, “Schiavi della “finanza globale”, adagiati in un mondo che è solo materia commerciabile, vediamo naufragare l’Etica mentre si fa strada una mostruosa, totalizzante “deregulation”. E questo non possiamo permetterlo, perché siamo fermamente convinti che la globalizzazione non può e non deve diventare un fenomeno solo meramente economico.
Il diritto della persona umana di gestire i mezzi di produzione, assumendone anche la proprietà diretta attraverso le forme che il sistema giuridico va a consentire, non deve essere condizionato dalla produttività, dal marketing e dalla soddisfazione dei consumatori.
La tutela della dignità, del diritto di esprimere la propria personalità sul luogo del lavoro; la corretta concezione della persona umana e del suo valore unico sono concetti che noi intendiamo salvaguardare e per farlo bisogna sconfiggere quel sistema socio culturale che ha creato una sorta di idolatria di mercato, ignorando la dimensione etica dell’uomo.
Attraverso la solidarietà e l’inclusione sociale si può attuare un sistema di economia libera, in cui la proprietà si giustifica moralmente quando crea occasioni di lavoro e di progresso per tutti.
L’ANRP non può dimenticare le sofferenze derivanti dalla guerra ed è suo primario dovere ricordarlo alle generazioni future. Qualsiasi presupposto che possa ledere il diritto alla vita e alla dignità umana ci vedrà sempre combattere in prima linea.

 


 

Anno 2003

 

Claudio Sommaruga,Olindo Orlandi
"Il dovere della memoria" 
Roma - 2003 - pp.224

Il dovere della memoria non è solo una sintesi storica degli avvenimenti a seguito dei quali i militari italiani, tra il settembre e l’ottobre 1943, furono avviati ai campi d’internamento del Terzo Reich; e non è neanche il semplice racconto delle loro angosce, degli stenti, dei patimenti e non di rado anche della loro morte. È qualcosa di più: un invito a ritornare con le nuove generazioni sui lager nazisti per perpetuare il ricordo di quei cinquantamila IMI che non sono tornati, invocandone la silenziosa, efficace testimonianza, affinché nel mondo non appaiano più reticolati.
Questo lavoro si avvale dell’apporto di testimoni, di docenti universitari ed esperti in studi storici, ed è dedicato al contributo del Soldato Italiano per la formazione dell’Europa e per la difesa della Libertà durante il secondo conflitto mondiale.

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Sandra Giusti - Alberto Mazzà
"PENA DI MORTE: aboliamola definitivamente"
Roma - 2003 - pp. 88 

Con la cancellazione della pena di morte dal Codice penale militare di guerra, avvenuta nel 1994, in ossequio a quanto disposto nell’art. 27 della Costituzione, l’Italia è diventata un paese totalmente abolizionista, come d’altra parte è sempre stata, se si eccettua la parentesi del ventennio fascista. Tuttavia talvolta accade che distrazioni, non si sa quanto volute, tengano in vita situazioni “anomale” che producono uno stato di pericolo più o meno concreto.
L’ANRP si impegna, con questa pubblicazione, a svolgere un ruolo attivo tra i costruttori di pace; impegno che scaturisce dalla consapevolezza delle sofferenze sopportate dai prigionieri di guerra, dagli internati, militari e civili, dai combattenti, dalle vittime di guerra, nonché da tutto il popolo italiano, nel secondo conflitto mondiale. Il ricordo del loro dramma è un costante stimolo per portare avanti la battaglia contro qualsiasi presupposto che possa ledere il diritto alla vita, affinché la dignità umana non venga più calpestata.

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Giuseppe Cordova, Enzo Orlanducci
"Donne nelle forze armate e nelle forze dell'ordine" 
Roma - 2003 - pp. 120

Nel Convegno "Donne nelle Forze Armate e nelle Forze dell'Ordine" - promosso dall'On. Gen. Luigi Ramponi, presidente del Centro Studi Difesa e Sicurezza - le donne in uniforme, per la prima volta, si incontrano insieme per elaborare un'interessante e talvolta appassionante analisi.
A fianco delle relazioni di esperti, di alti ufficiali e di autorità politiche, le donne in uniforme tracciano un bilancio delle loro esperienze personali, inquadrandole nella vita degli organi istituzionali di appartenenza.
Le protagoniste, donne soldato o poliziotto, riferendosi alle singole esperienze, spesso sottolineate da annotazioni umane e di interesse psico-professionale, destano nel qualificato uditorio momenti non solo di attenzione, ma anche di autentica emozione.
Il volume rappresenta un'interessante novità per la conoscenza dell'universo femminile nel suo inserimento nei corpi armati dello stato.

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Anno 2002

 

Aldo Colombai
"....la scelta!
Balcania: settembre ’43.
Tre diversi modi per onorare la Patria" 
Roma - 2002 - pp.208

Questa pubblicazione offre un’efficace testimonianza del turbamento vissuto da tanti giovani uomini di fronte all’imprevedibile incalzare degli eventi bellici e si propone l’obiettivo di “capire” quale motivazione spinga tre amici, così vicini per origini, cultura ed educazione, a scegliere, in un momento critico della loro vita e della storia dell’Italia, tre percorsi diversi.
È una sorta di itinerario biografico che aggiunge all’indiscusso valore di documento storico il pregio di tracciare un piccolo affresco epocale nella descrizione dei luoghi, degli ambienti, delle persone.

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Armando Ravaglioli
"STORIE DI VARIA PRIGIONIA
nei lager del Reich millennario"
Roma - 2002 - pp.208

Storie di varia prigionia è una disamina di alcuni momenti della cattività, significativi per valenza episodica e morale. L’Autore non insiste molto sui risaputi motivi della disagiata condizione del prigioniero, ma evidenzia i caratteri peculiari di quell’autentico sequestro di persona in massa cui procedettero i tedeschi al momento dell’armistizio. In particolare racconta la storia di alcuni tentativi di promuovere un rudimentale sistema di informazioni collettive per sostenere il morale degli uomini costretti a vivere nel lager: prima, un “giornale parlato” e, poi, le trasmissioni di “Radio B 90”, un’iniziativa nella quale l’Autore collaborò con Giovannino Guareschi.

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Anno 2001

 

Claudio Sommaruga
"1943-1945, NO! Anatomia di una resistenza"

Roma - 2001 - pp.272

La testimonianza di guerra di Sommaruga, degli anni ’42-’45, è una “memoria ragionata” e controllata, rielaborata da un’agendina e da 60 poesie-evasioni sottratte alla censura nazista e corroborate da un nutrito epistolario corrisposto tra i familiari e l’Autore . È il tentativo di ritrovare un’ identità rimossa, dopo il rimpatrio, per 35 anni, e di mettere a fuoco quella realtà che gli IMI immaginavano dentro i reticolati, ma falsata ed avulsa da quanto accadeva nel mondo “di fuori”. È un memoriale scritto per i giovani, affinché conoscano l’esempio di un ottuagenario che, quando era giovane, da solo e in drammatiche circostanze maturò e divenne “uomo”.

 

 

 


 

"Studio comparato delle convenzioni di Ginevra
del 1929 e del 1949 concernenti i prigionieri di guerra"

L’ANRP si propone, tramite un difficile percorso, di svolgere un ruolo attivo tra i costruttori di pace. Tale necessità nasce dalla constatazione che le sofferenze sopportate con eroica dignità prima dai prigionieri e poi dagli internati (civili e militari), all'indomani dell'8 settembre 1943, non attengono alla logica dei vinti, bensì a quella dei costruttori i pace.
In questi ultimi cinquant'anni l'Italia si è trasformata, industrializzandosi ed inserendosi a pieno titolo fra i grandi del G7, creando i presupposti per l'assunzione di un ruolo importante nella competizione a livello internazionale, particolarmente come modello di tecnica organizzativa (esempio eloquente i distretti fondati sulla piccola e media dimensione), e di tecnica produttiva, in grado di connettere il processo di trasformazione delle materie prime al ciclo produttivo che si sviluppa nei paesi dell'Unione Europea.

L'attività di costruttori di pace ha consentito all'Italia di esercitare un ruolo attivo nelle crisi internazionali, sia sotto il profilo militare che della protezione civile, non secondaria ed efficiente, cos¡ come unanimemente riconosciuto nelle varie sedi multilaterali. Per altro verso, la nostra azione sul campo si manifestata anche sul piano della costruzione di un nuovo ordinamento giuridico multilaterale pattizio che, creando nuove figure normative soprannazionali, sgombra finalmente il campo da quei protezionismo tariffari e da quelle barriere che sono costate all'umanità in quest'ultimo secolo almeno cento mi ioni di morti sui diversi fronti di guerra.
Di qui, l'impegno che la nostra Associazione si assunta nelle due direzioni; l'investigazione delle strutture giuridiche multilaterali dirette al rinnovamento degli strumenti tesi a definire e a sostanziare i diritti della persona umana in ogni circostanza e la nostra memoria storica.
Una giovane studiosa rumena che collabora con importanti ricerche italiane soddisfa a pieno a tali due indirizzi. La dottoressa Iuliana Stefanut, ricercatrice universitaria nel campo dei diritti umani e del diritto commerciale internazionale, autrice del saggio che segue, laureata in giurisprudenza e in studi europei e si sta occupando del management delle relazioni internazionali e, in particolare, delle attività di arbitrato e di conciliazione in campo internazionale. Sicuramente uno dei migliori consulenti legali esistenti in Romania, come ho potuto accertare direttamente ed apprezzare sul piano professionale, la dottoressa Stefanut autrice dello studio di comparazione analitica delle convenzioni di Ginevra che ho il piacere di presentare quale nuovo quaderno dell'ANRP. L:elaborato in lingua inglese, cioè la lingua delle convenzioni, che permette agli addetti al lavori e ai nostri lettori il pieno funzionamento dello strumento, nel contesto di un continuum fra testo e commento; l'autrice ha seguito anche la cura della versione italiana del testo.
Iuliana Stefanut, per la sua capacità di analisi teorica e per la sensibilità e buon gusto nell'approccio a tali problemi, sta curando per conto dell'Associazione un incarico particolarmente delicato, in collaborazione con gli archivi di stato e con gli storici del novecento rumeni. Si tratta, cioè, di ricostruire la storia dei militari italiani in Romania, colti dagli avvenimenti dell'8 settembre 1943 impreparato e sbandati. E' il primo studio analitico fuori dal mito quello che sarà condotto dalla nostra studiosa che andrà a principiare un lavoro prezioso, che renderà giustizia a tanti nostri militari, di cui si perso il ricordo pubblico ma non certo quello privato, un po' come purtroppo per il caso senza fine delle foibe. Intanto, in contributo della Stefanut che viene dal commento alle Convenzioni di Ginevra, costituirà il lievito per la nostra azione nei confronti delle organizzazioni internazionali, per rendere certo il diritto integrale della persona umana al mantenimento della sua dignitas, come affermato in altra parte dal collega Vincenzo Porcasi.

Enzo Orlanducci
Segretario Generale ANRP

 

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Anno 2000

 

Alice Moresco
"Immagini - Testimonianze dai Campi di Internamento"
Roma - 2000 - pp.144

Un excursus generale sulla vita nei campi di deportazione e di internamento, attraverso scritti, fotografie, disegni. Molti artisti dipingevano paesaggi italiani per non dimenticare il loro mondo, per tenere accanto a loro dei ricordi che davano un po’ di forza alla loro misera esistenza.
Prodotti grafici ed artistici realizzati con pochi strani ed improvvisati mezzi, in un vissuto di forzato isolamento dal resto del mondo, come unico segnale possibile di quella leggerezza dell’anima che si realizza al di fuori di ogni vincolo in una cosciente libertà di espressione.
L’autrice è riuscita a fare del suo lavoro uno strumento di rara qualità, a memoria futura, guardando alle sofferenze di ieri, per i giorni di pace per un nuovo mondo.

 


 

 

Anno 1999

 

Angelo Pittau
"Le Stelle di Terra"
Roma - 1999 - pp. 216

In questo volume il poeta don Angelo, con la sua poesia, strumento di speranza e di consolazione, di elevazione e di conoscenza, è accompagnato da due artisti, per gridare e denunciare insieme la solitudine, l’alienazione, la droga, lo sfruttamento umano e civile, contro le prigionie dell’egoismo e del capitale, contro le guerre del mondo e del nostro tempo.
La poesia, la pittura e il disegno si fondono insieme, quale segno di speranza al sorgere del nuovo millennio.

 

 

 


 

Anna Maria Isastia
"Le donne nelle Forze Armate Italiane - Diritto o Dovere?"
Roma - 1999
 

 


 

Michele Tagliavini
"I prigionieri di Guerra Italiani
nelle Carte del P.R.O. 1943-45"

Roma - 1999 - pp.176

La prigionia degli italiani in mano agli alleati è un tema al cui riguardo è stato scritto molto poco; è un argomento dimenticato o comunque sottovalutato per tanto tempo dalla storiografia.
Il lavoro parte da una ricerca negli archivi inglesi, si basa sulle carte del Public Record Office di Londra e si serve anche di qualche spunto memorialistico come completamento del quadro;esso vuole fornire una piccola rappresentazione di che cosa significò per tanti italiani la prigionia in mano agli inglesi, nonché offre suggerimenti ed idee per un’ulteriore e più approfondita discussione sull’argomento, a metà tra la storia militare e quella politica, ma sovrastato da entrambe.

 

 

 


 

Michele Palladino
"Pantaloni con la Toppa"
Roma - 1999 - pp.120

L’opera è un diario sulle esperienze vissute dall’autore per trentasei interminabili mesi, come prigioniero in un campo allestito nel Deserto egiziano.
Conobbe ogni sorta di disagi, ivi compresi gli inevitabili inconvenienti della vita in comune con i compagni di prigionia, nonché i difficili rapporti con i suoi comandanti del campo e i loro rabbiosi subordinati.
Luci ed ombre contraddistinguono l’opera alla quale sentimento, religiosità e accenti di lirismo conferiscono il valore di una guida morale, preziosa soprattutto per i giovani cittadini del nostro Paese, che tanto bisogno hanno di conoscere qualcosa in cui credere.

 

 


 

Raimondo Finati
"Le giovani Generazioni del Fascismo
nel ventennio e in guerra"

Roma - 1999 - pp.344

Quest’ opera di Raimondo Finati, sulla storia dell’internamento dei militari italiani in Germania, non è un diario, né una semplice raccolta di ricordi personali e di testimonianze dei compagni di sventura messe insieme a caso. L’autore ha inteso raccontare i singoli avvenimenti nella loro concatenazione logica e temporale, andando, per ciascuno di essi, alla ricerca delle cause, anche remote. Il libro pone in evidenza gli iniziali entusiasmi, le successive delusioni, le umiliazioni patite e gli inutili sacrifici sopportati dalle giovani generazioni del fascismo, a cominciare dall’adolescenza fino a quando, essendo ormai più che ventenni, ebbe termine la seconda guerra mondiale.

 

 


 

"Servizio Militare Volontario Femminile in Italia
Appunti per una storia ancora da scrivere"

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Anno 1998

 

AA.VV.
"Mille & un Tricolore"
Roma - 1998
 

 


 

Giuliano Manzari
"Il ritorno dall’Oblio - Gli Internati e i Prigionieri
di Guerra Italiani in Estremo Oriente"

Roma - 1998
 

 


 

"Tra Storia e Memoria"
a cura di Enzo Orlanducci - Roma 1998
 

 


 

Fulco Lanchester
"Il Ripudio della Guerra nella Costituzione Italiana"

 


 

Anno 1997

 

Umberto Cappuzzo
"Istituzioni Militari e Costituzione"
Roma - 1997
 

 


 

"Fotostoria della Repubblica"
a cura di Enzo Orlanducci - Roma 1997
 

 


 

Umberto Cappuzzo
"Sicurezza Nazionale e Contesto Europeo"

 

 

Anno 1996

 

Massimo Coltrinari, Enzo Orlanducci
"I Prigionieri Militari Italiani degli Stati Uniti
nella Seconda Guerra Mondiale"

Roma - 1996 - pp.224

Il volume affronta in maniera sistematica il grande tema dei militari caduti nelle mani degli americani e le loro vicende successive alla cattura, abbracciano un ampio ventaglio di casi estremamente diversi, disseminati nei campi di più continenti. I prigionieri di guerra italiani in mano americana, pur soggetti ad un trattamento improntato ai fondamentali principi di umanità, furono testimoni di un tracollo pauroso, le cui motivazioni di fondo venivano da molto lontano.
E’ proprio questo filo conduttore che ci aiuta a superare il concetto di storia, intesa come fredda elencazione di dati e di date, portando avanti un discorso che dia vita ad un dialogo tra generazioni e che si rinnovi nel tempo.

 

 


 

 

"La Prigionia Italiana nella Seconda Guerra Mondiale -
Elementi di una bibliografia generale"

a cura di Laura Coltrinari (paperback book) - Roma 1996

 

 


 

Alberto Rovighi
"Le (S)Venture dei Prigionieri di Guerra Italiani"

 


 

 

Anno 1995

 

Massimo Coltrinari, Enzo Orlanducci
"I Prigionieri Militari Italiani
nella Seconda Guerra Mondiale
- In Francia e nei Territori Francesi"

Roma - 1995 - pp.194

Questo volume rappresenta il primo approccio sul fenomeno della prigionia nei territori francesi del nord Africa e in Francia durante la seconda guerra mondiale.
Nel ’44, in Francia, quando ormai la sconfitta della Germania era all’orizzonte, i francesi danno vita ad una vera e propria campagna di internamento nei confronti degli italiani, sia di coloro che erano stati liberati dai campi di internamento tedeschi, sia di quelli che si erano dati alla macchia, suscitando ancora risentimento ed odio. Tale prigionia è stata fra le più gravose per i militari italiani internati dopo il fatidico 8 settembre 1943, seconda solo a quella subita nei lager tedeschi.

 

 

 


 

Massimo Coltrinari
"Albania Quarantatre"
Roma - 1995
 

 


 

"I Prigionieri e gli Internati Militari Italiani
nella Seconda Guerra Mondiale"

a cura di Renato Sicurezza - Roma 1995
 

 


 

"Resistenza e Libertà a Roma"
a cura di Enzo Orlanducci - Roma 1995

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Anno 1994

 

"Impegno dell’Aeronautica Militare nella Guerra di Liberazione"
a cura di Enzo Orlanducci e Bruno Ceccarelli - Roma 1994

 


 

Anno 1990

 

Francesco Cavalera
"Forze Armate e Immigrazione"


 

Anno 1987

 

Umberto Cappuzzo
"Il ruolo degli strumenti militari per la Sicurezza e la Pace"


 

Anno 1985

 

Raffaele Luigi Leone
"La Pace nel mondo antico"

 

 

 


 

Gian Luigi Berti
"Helsinki: il coraggio della Pace"

 

 

 


 

Claudio Volpi
"Pedagogia della Pace"

 


 

 

Anno 1982

 

Mauro Orlanducci
"Associazionismo uguale Democrazia?"
Roma - 1982

 


 

 

Anno 1980

 

Ervino Gregoretti
"Il Golgota degli I.M.I."
Trieste - 1980

Dopo il fatidico 8 settembre 1943, sarebbe un grande errore non dedicare alcune pagine alla trattazione dell’internamento nei campi di concentramento nazisti di oltre seicentomila militari italiani, catturati dalle truppe tedesche e che costituirono l’avanguardia tragica dei deportati civili, rastrellati in ogni angolo dello Stato Italiano per finire nelle camere a gas o nei forni crematori.
La stragrande maggioranza dei soldati italiani, inconsapevoli del loro prossimo futuro scelse una dura e penosa prigionia piuttosto che un più facile rimpatrio, vincolato all’adesione alla Repubblica Sociale Italiana e alla conseguente prosecuzione della guerra a fianco della Germania Nazista.
Un miscuglio di sensazioni, quali sentimenti, affetti, ricordi spuntarono nella mente dei soldati e donarono loro una grande spinta per affrontare con forza lo spettro della morte.
Questi sentimenti vengono fedelmente espressi in quest’opera di Gregoretti, che di quel Golgota fu testimone e protagonista.

 


 

 

Anno 1978

 

Egidio Cerri
"Gli Internati e la Resistenza"
Milano - 1978

E’ la fede che ha permesso di non soccombere ad un destino atroce che ha reso la vita un terribile Calvario; chi la possiede supera i momenti supremi, innalzandosi sopra ogni rovina, ogni miseria e tortura del corpo e dello spirito, divenendo consapevole del possesso dell’unica forza capace di far vivere la vita con speranza. In questo manuale, sottoforma di raccolta poetica, si vuole evidenziare come grazie ad una visione confortatrice dettata proprio dalla speranza, ogni uomo in quei tremendi momenti ha potuto ergersi a protagonista di una strenua lotta affidandosi alle autentiche forze della vita quali, la tempra del carattere, il senso del dovere, l’amore verso la propria terra, lo spirito di sacrificio e la enorme tensione verso quel sognato senso di libertà.

 


 

 

Anno 1977

 

 
Carmine Lops
"Storia documentata della Liberazione"
III. I documenti
Roma - 1977

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Anno 1976

 

 

Ervino Gregoretti
"Libertà vo’ cercando"
Trieste - 1976

Nel trentennale della liberazione questo libro rappresenta una piccola antologia di scritti e di poesie che raccontano episodi significativi e che ricostruiscono stati d’animo che ci inducano alla meditazione, sperando che non siano interpretati invece come inutile retorica, in un’epoca dominata dall’indifferenza, ma piuttosto risultino una chiara testimonianza di come lo spirito umano sia capace di reagire dignitosamente in situazioni di tremenda disperazione, come purtroppo avvenne nei campi di prigionia nazisti, dove ogni giorno si tentava di annullare la personalità umana, fino ad arrivare addirittura alla barbara uccisione dei prigionieri.
Il ricordo dei morti deve spingere tutti noi a far sì che mai più venga messa in gioco la libertà di ogni individuo.


 

 

"Solo l’Oblio"
a cura di Egidio Cerri - Milano 1976

Il pericolo che il tempo cancelli molti ricordi relativi ai tragici momenti che hanno vissuto, nella guerra, nella prigionia, nella deportazione, migliaia d’Italiani che non rinnegarono se stessi, ma che continuarono a coltivare le proprie idee, rimanendo fedeli alla propria Terra, purtroppo è molto minaccioso; ciò tuttavia deve essere scongiurato grazie all’opera dei Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione che devono non far cadere nell’oblio una delle peggiorivicende della storia umana, segnata dalle stigmate che ha lasciato nei pensieri e nella carne dei deportati e di tutti coloro che hanno subito una enorme sofferenza.

 

 

Carmine Lops
"Storia documentata della Liberazione"
II. La Liberazione d’Europa
Roma - 1976

 


 

 

Anno 1975

 

Carmine Lops
"Storia documentata della Liberazione"
I. La Liberazione d’Italia
Roma - 1975

 


 

 

Anno 1973

 

"Il Diritto Internazionale Umanitario e i Conflitti Armati"
a cura di Sergio Chiamberlando - Roma 1973

 


 

 

Anno 1972

 

 

Leone Ceragioli
"Trent’anni dopo"
Bergamo - 1972

Il libretto raccoglie una mostra di disegni e di quadri che rievocano le amare giornate della prigionia di guerra eseguiti da artisti, noti o sconosciuti, che hanno interpretato il tema: <<La guerra, la prigionia, la libertà>>. La mostra, secondo i Reduci Bergamaschi, è una dimostrazione di come l’anima possa soverchiare la materia e di come possa essere stata di grande aiuto la cultura che ha evitato che l’uomo non venisse lasciato ad un destino atroce di disperazione nel nulla del campo di prigionia.



 

 

 

"La Patologia della Prigionia"
a cura di Sergio Chiamberlando - Roma 1972

 

 


 

 

Anno 1971

 

Carmine Lops
"Il Retaggio dei Reduci Italiani"
ed. speciale
Roma - 1971

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Anno 1970

 

Carmine Lops
"Il Retaggio dei Reduci Italiani"
Roma - 1970

 


 

 

Anno 1968

 

 

 

Ervino Gregoretti
"Alt! Attenti al filo"
Trieste - 1968

 

 

Carmine Lops
"Il Messaggio degli I.M.I."
Roma - 1968

Questo libro di Carmine Lops riprende come argomento i temi grandiosi della Resistenza e della lotta di Liberazione, rivolgendo la propria attenzione ai prigionieri in Germania o, come venivano chiamati dai nazisti , gli Internati Militari Italiani.
Il libro è interessante sia per la ricchezza narrativa sia per la quantità di dati statistici, perché fornisce un quadro piuttosto realistico sulla vastità e complessità del fenomeno della prigionia degli italiani in mano tedesca, ma nello stesso tempo sottolinea la misera condizione umana degli stessi poveri soldati travolti da un destino crudele contro il quale tuttavia tentarono di combattere, levando alti la fierezza dalla fame e dal freddo, l’orgoglio dagli stracci e dalla sporcizia, l’amore della Patria dalle umiliazioni e mortificazioni.
La loro lotta da disarmati fu impari e perciò ardua, ma alla fine per alcuni ebbe un coronamento di gloria, dal momento che la speranza non volse loro mai le spalle.

 

 


 

 

Anno 1967

 

 
Gaetano Ferretti
"Per la Libertà"
Parma - 1967

 


 

 

Anno 1963

 

"Bagliori di eroismo"
a cura di Egidio Cerri - Milano 1963

Il libro intende raccogliere gli appunti, le pagine scritte nei campi di concentramento, all’indomani del ritorno oppure in altri giorni più vicini a noi con una visione più serena degli avvenimenti, dai protagonisti di quella triste pagina della nostra storia, che rappresentano un monumento di affetto e di gratitudine per quanto ci hanno insegnato, una testimonianza di fede tratta da un periodo sicuramente sfortunato e tragico, ma non per questo meno <<eroico >> di tanti altri, che si ricordano con maggiore soddisfazione, della storia italiana.

 

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