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ITALIA-GERMANIA: CHIAMANO STORICI PER
NASCONDERE IL LORO PATTO DI IMMUNITA’?
di Enzo Orlanducci

La Commissione mista di storici italo-tedesca, presentata sabato 28 marzo 2009, presso la Villa Vigoni a Loveno di Menaggio, fu istituita, fra i due Paesi che hanno ancora aperto un contenzioso sui risarcimenti per le stragi naziste, in occasione del Vertice bilaterale tenutosi a Trieste nel novembre 2008, con lo scopo di approfondire sul passato di guerra italo-tedesco e in particolare sugli Internati Militari Italiani, come contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria.

La Commissione è composta da:Prof. Mariano Gabriele,Prof. Aldo Venturelli, Prof. Carlo Gentile, Prof. Paolo Pezzino, Dott. Valeria Silvestri, Prof. Wolfgang Schieder, Dott. Gabriele Hammermann, Dott. Lutz Klinkhammer, Dott. Thomas Schlemmer, Prof. Hans Woller.

Protagonista fu il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, che tenne il discorso ufficiale presso il monumento “La Risiera di San Sabba”.Il ministro però aveva precedentemente dichiarato che mai e poi mai il suo governo avrebbe pagato un euro di risarcimento ai familiari delle vittime delle stragi naziste in Italia e ai deportati, militari e civili, costretti al lavoro coatto. L’altro protagonista, il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini che, nel giugno scorso in un'intervista alla Süddeutsche Zeitung, denunciava come “pericolosa” la sentenza della Cassazione che aveva confermato la competenza dei tribunali italiani a decidere sui risarcimenti chiesti dagli ex deportati.

Il principio della “immunità degli stati” viene in effetti messo in discussione dalla Cassazione, almeno in presenza di crimini contro l'umanità, che per la nostra massima Corte “segnano il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità”.

Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, la sentenza della Cassazione mette a rischio “la sicurezza del diritto”, ma non il diritto delle vittime, bensì quello degli stati a non essere molestati a proposito dei loro crimini di guerra.

Il pensiero dominante è per i governanti “tanto prima o poi muoiono tutti” e i contenziosi… saranno risolti brillantemente.

La Germania, nel ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Aia, avverso la sentenza della nostra Cassazione, conta sulla disponibilità dell’Italia. Al ministero degli esteri tedesco sono convinti che, “in linea di principio, il governo italiano la pensa come noi”.

Se il governo tedesco nega i risarcimenti, è però generosissimo con espressioni di rincrescimento che nulla costano. Nel suo discorso, Steinmeier parla una sola volta di ostaggi, una sola volta di partigiani, accenna due volte ai detenuti politici e due volte agli ebrei, ma nomina, ben cinque volte gli internati militari italiani. Per gli studiosi le vittime di San Sabba erano “in massima parte partigiani e ostaggi sloveni o croati, ma anche esponenti di primo piano della resistenza italiana, ebrei e semplici vittime civili catturate nei rastrellamenti”.

 

In una dichiarazione congiunta dei governi di Roma e Berlino, allegata al ricorso tedesco alla Corte dell'Aia per spiegare ai giudici che l'Italia "rispetta la decisione della Germania di chiedere un pronunciamento della Corte internazionale di Giustizia sul principio dell'immunità degli stati", i due ministri degli esteri fanno presente che la visita di Steinmeier alla Risiera di

San Sabba "può essere considerata un gesto di grande valore morale e umanitario per rendere omaggio agli internati militari che furono detenuti in questo campo di transito prima della loro deportazione in Germania".

I due ministri, nel loro slancio di "riparazione" solo retorica, ricordano gli internati militari nella Risiera di San Sabba - che nel settembre’43 era un provvisorio campo gestito dalla Wehrmacht come stalag 339, prima di funzionare come lager di polizia e KZ a disposizione delle SS dal 20 ottobre’43 - eppure il vero dramma degli IMI (i prigionieri italiani che il 20 settembre 1943 vennero classificati, illegalmente, internati militari senza tutela internazionale) non si consumò a San Sabba, ma nell'arcipelago dei lager nei territori del Terzo Reich.

Gli storici hanno giàfatto il loro lavoro sulla Seconda guerra mondiale. Sono i politici a non voler risolvere e concludere degnamente i termini dei risarcimenti e indennizzi.

Alla luce dei fatti è legittimo per gli ex internati aderenti all’ANRP – Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento, pensare che "L'unica orchestra intonata è quella tedesca, che sul leggio ha uno spartito chiaro e sul podio un direttore che sa dove condurre le prime parti, le seconde parti e le varie sezioni..." come scritto nel volume “Settembre 1943 - I giorni della vergogna”, di Marco Patricelli (edizioni Laterza) e che la costituzione della Commissione di storici sia, per gli “Schiavi di Hitler”, di pura consolazione e una cortina fumogena dietro cui nascondere il patto di immunità fra i due paesi.

A pensar male, come dice Andreotti, si fa peccato, ma talvolta ci si azzecca.

Il rischio che l’istituzione della Commissione venga usata dai due governi come alibi, potrà essere scongiurato solo se detta Commissione “vorrà e potrà” affrontare anche la storia recente degli indennizzi negati ai familiari delle vittime delle stragi naziste, nonchéper il lavoro coatto dei deportati civili e degli internati militari “classificati” come lavoratori civili.

Sarebbe anche interessante se i governi e le banche dei due paesi aprissero i loro archivi per spiegare dove sono andati a finire i salari e i contributi assicurativi versati dopo l’accordo Hitler-Mussolini dell’agosto 1944, che spettavano anche ai militari italiani obbligati al lavoro dopo la loro“smilitarizzazione” e“civilizzazione”.

Concludiamo questa nota con le considerazioni di Simon Wiesenthal, espresse con una lettera a Ricciotti Lazzero, presidente dell'Istituto storico di Como il 20 marzo 2000: “Io sostengo il punto di vista che una parte importante della realizzazione dei diritti umani sia il diritto di chiunque sia stato o sia costretto a lavorare per altri a ricevere l'adeguata ricompensa. Per il lavoratore coatto questo indennizzo deve essere dato da chi ha tratto profitto da lui”.

Nel comune orizzonte europeo, nel percorso di costruzione di una memoria fondata su valori condivisi, la responsabilità del sistema industriale e dalla società tedesca verso gli italiani costretti in cattività e sfruttati, non può essere occultata in nome della sovranità degli Stati.

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UNA MEDAGLIA PER UNA MEMORIA RECUPERATA

Mercoledì 25 febbraio nell’Auditorium di Piazza Adriana n. 3, nell’ambito di un incontro con i giovani dal tema “Non più reticolati nel mondo”, promosso dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Associazione Nazionale Ex Internati, presieduto dal Sen. Gerardo Agostini, alla presenza di un folto e qualificato pubblico e delle rappresentanze delle FF.AA., sono state consegnate dal Presidente della provincia, On. Nicola Zingaretti, n. 9 Medaglie d’Onore a ex deportati e internati nei lager nazisti nell’ultimo conflitto mondiale di Roma e provincia.

Il riconoscimento, voluto – come ha ricordato Enzo Orlanducci, Presidente Esecutivo dell’ANRP – dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in osservanza della Legge 27 dicembre 2006, n. 296, contribuisce certamente, seppure in parte e in ritardo, a colmare il debito di attenzione da parte dello Stato nei confronti di un sacrificio troppo spesso marginalizzato o addirittura ignorato.

Il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, nel consegnare la Medaglia d’Onore ai 9 insigniti, ha detto che questo riconoscimento è per gli italiani che hanno determinato una parte della nostra storia e che “oggi è giusto che le istituzioni tornino a ricordare la storia del Paese e a dire grazie a chi ha lottato per affermare la pace, la democrazia e la libertà, che è figlia di tanti avvenimenti e ha tanti protagonisti”. D’innanzi a una platea di ragazzi, dei parenti dei deportati e degli internati, e, soprattutto di coloro che la storia l’hanno fatta, Zingaretti ha spiegato l’importanza e la necessità di non dimenticare, di “dire ai giovani di oggi che quella libertà è costata sangue, il sacrificio di tanti che in quel momento dissero “NO!” al nazismo, “NO!” alla dittatura e “SI!” alla difesa della Patria e dell’Italia democratica”. Mai cadere nell’oblio, questa la raccomandazione di Zingaretti, il quale ha tenuto a rilevare l’importanza della memoria condivisa “che serve a scongiurare che, gli orrori del passato possano riproporsi anche nel futuro”.

Al tavolo dell’incontro il Sen. Gerardo Agostini, che nel suo intervento ricorda “questi 65 anni di pace sono anche il risultato del contributo dei deportati e internati nei lager nazisti. Abbiamo avvicinato la pace e allontanato la guerra”, Anna Maria Casavola, direttore di “Noi dei Lager” dell’ANEI e Anna Maria Isastia, presidente vicario dell’ANRP, nonché docente di Storia Contemporanea a Sapienza Università di Roma, hanno relazionato, per i giovani, rispettivamente la prima le vicissitudini dei 650 mila militari catturati con l’inganno dalla Wermacht dopo l’8 settembre 1943 e la seconda la deportazione dei 120 mila civili, uomini e donne, rastrellati e inviati nei campi del Terzo Reich come preda bellica.

La concessione della Medaglia d’Onore, è stato detto, viene colta dalle associazioni dei reduci come un rinnovato impegno da parte delle Istituzioni, una disponibilità al dialogo nonché una premessa allo sviluppo di ulteriori e più concrete evoluzioni di carattere risarcitorio. È un importante contributo diretto alla “memoria”, sia perché è rivolta anche agli eredi dei deportati e internati già defunti, sia perché destinato ad avere incidenza sulla divulgazione della storia delle deportazioni presso il grande pubblico.

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SE NON I SOLDI... ALMENO LE SCUSE !

 

Nel 1944, quando l'antropologia nazista mi faceva camminare in città nella lurida cunetta della strada, in quanto ariano / B, mediterraneo, dolicocefalo bruno con occhi bruni, tra il marciapiede riservato agli ariani A, dolicocefali biondi del nord, con gli occhi azzurri, oppure brachicefali alpini bruni, austro-bavaresi del sud (come  Hitler !) e il centro strada riservato invece ai subumani, agli ebrei e ai cavalli, allora il mio controrazzismo mi faceva classificare i tedeschi nelle sottorazze di quelli "senz'anima" (i più) e quelli "con l'anima! (i meno).

Poi dopo la guerra, con la rimozione, dimenticai, non odiai, ma non perdonai mai i "cattivi" che non davano segni di pentimento e non mi chiedevano "scusa".

Ma dopo 65 anni di vana attesa di scuse dai tedeschi, premessa per un mio perdono e con le loro reiterate beffe anche dei tribunali tedeschi verso le vittime italiane, ora riesumo la mia classificazione razzista della sotto razza "senz'anima".

Premesso che nessuna cifra potrà mai risarcire una vita umana o una schiavitù a oltranza, diversi "schiavi di Hitler" (o chi per essi) civili o militari, vittime di crimini di guerra tedeschi (stragi di popolazioni, mattanze di prigionieri, schiavitù di deportati e internati...) hanno chiesto, in mancanza di scuse, dei risarcimenti tramite i tribunali italiani ma con l'ostracismo della ragion di stato dei nostri governi destrofili, benché i crimini contro l'umanità non cadono mai in prescrizione.

Con sentenza definitiva, "in giudicato", della nostra Cassazione, del 21 ottobre, il Governo tedesco è stato condannato a risarcire alcune vittime di una strage appenninica!

Naturalmente i tedeschi ricusano la sentenza e dichiarano che non pagheranno, sostenendo che nessun altro paese si è comportato finora come l'Italia (ma non è vero, ci sono p.es. processi in Grecia...) e che con gli accordi bilaterali italotedeschi del 1947 e 1961 loro hanno già risarcito le vittime italiane con 40 milioni di marchi, la clausola della loro "immunità legale internazionale" e l'esclusione di futuri risarcimenti a singole vittime.
Se non che i risarcimenti del '61, distribuiti dal governo italiano "a modo suo", era riservato agli ebrei e non contemplava altre vittime tanto è vero che non ne beneficiarono gli IMI e le vittime delle stragi. Di più, per il diritto internazionale, come ho sottolineato, le stragi di popolazioni inermi sono crimini contro l'umanità, non prescribvibili!

Gli ex deportati e gli Internati (militari e civili) italiani che hanno cause in corso, possono finalmente bene sperare dal precedente di questa ultima sentenza della Cassazione, che conferma la precedente dell'ammissibilità di questi processi !  Se non che questi processi si svolgono in tempi lunghi e senza l'assistenza, anzi col freno, dello stato italiano, tanto più dopo le recenti dichiarazioni in Germania del nostro Min. Esteri Frattini che appoggiava il governo tedesco e il salvaguardia delle immunità internazionali per non creare dei precedenti di nostri risarcimenti alle vittime dei ostri criminali di guerra nei Balcani, Grecia, Libia e Etiopia.

Comunque questa prima vittoria, dopo 60 anni, delle vittime italiane sarà solo una vittoria di bandiera, perché la Germania ricorrerà alla Corte dell' Aia e si solleverà un putiferio europeo di richieste di risarcimenti alla Germania da parte delle vittime di 21 paesi e casi analoghi tra altri paesi, noi compresi! Senza contare la carenza generale di soldi dei governi, nella crisi economica odierna. 
Tornando alla sentenza della Cassazione e dopo il rifiuto tedesco di accettare la sentenza e di pagare, tramite il tribunale si dovrebbe pignorare in Italia o in altri paesi della UE dei beni di proprietà dello stato tedesco, che non siano diplomatici o culturali (intesi questi come beni funzionali diplomatici) né ovviamente sono pignorabili i beni privati dei tedeschi! 

E allora? Se ne verrà mai a capo di questo groviglio gordiano? E in quanti anni, o decenni, considerato che l'età del più giovane deportato o internato è di 84 anni?

Comunque, tranquilli: finalmente ABBIAMO VINTO ! ... Ma non vedremo mai un euro! 

Ma se non in soldi... almeno le scuse!

Claudio Sommaruga

 

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COMUNICATO STAMPA

Il ministro degli Esteri On. Franco Frattini ha dichiarato in un’intervista al Süddeutsche Zeitung di ritenere "pericolosa" la decisione con cui la Suprema Corte di Cassazione ha confermato il diritto a richiedere il risarcimento per gli italiani costretti a lavorare per il Terzo Reich.

L'Associazione dei reduci dall'internamento e dalla prigionia (Anrp) ritiene invece pericoloso quanto dichiarato dal ministro degli esteri (italiano!) al quotidiano tedesco. Sembra infatti, come scrive il giornale, che Frattini "appoggi Berlino" nella controversia sul lavoro coatto.

Apprendiamo dal ministro Frattini che gli ex deportati e internati italiani non hanno bisogno di nessun indennizzo, nemmeno di importo simbolico, e che si accontenterebbero di un monumento: "Dargli ora 3.000 euro non è quello di cui hanno bisogno" ed inoltre si dichiara "aperto a ogni soluzione, che non ferisca le persone che hanno sofferto"....

Forse ha dimenticato il disconoscimento della responsabilità politica e morale nei confronti delle vittime italiane del nazismo, operato dalla Germania con lo sdegnoso rifiuto a indennizzarle, come pur previsto dalla legge tedesca del 2000. Rifiuto opposto dal governo tedesco sulla scorta di valutazioni pretestuose, contrarie alla verità storica, per mero calcolo economico.

Se Frattini parla a nome dell'Italia, cosa significa allora la concessione della medaglia d'onore ai cittadini italiani (militari e civili) che nell'ultimo conflitto mondiale furono deportati e internati nei lager nazisti, da consegnare a un familiare se deceduti, di cui alle legge n. 296 del 2006?

Quale risarcimento, soprattutto morale, si vuole riconoscere con detta legge?

L'Anrp dopo anni di battaglie credeva fosse giunta, con la nuova sentenza della Corte di Cassazione che confermava quella del 2004, l'occasione per far emergere dall'oblio una delle più significative pagine della nostra recente storia, nonché far riflettere la Germania sulla necessità di far seguire a un danno il giusto indennizzo, non escludendo l'importanza del momento di collettiva riflessione.

Enzo Orlanducci, segretario Generale dell'Anrp e portavoce del Coordinamento tra associazioni storiche, sindacati e patronati per il risarcimento delle vittime italiane del nazismo, vuole comunque ricordare e sottolineare che tra il 2000/2001 solo per assistere e richiedere gli indennizzi, da parte dei nostri concittadini, all’OIM incaricata dalla Fondazione tedesca Memoria, Responsabilità e Futuro“ i costi ammontarono a oltre 8 miliardi di vecchie lire)!

I deportati e internati italiani continuano ad essere offesi, disprezzati, dimenticati e oggi anche beffati dall'Italia.

 

Info:     ANRP       tel.06 7004253       anrpita@tin.it       www.indennizzolavoratoriforzatinazismo.it

Ufficio Stampa        Francesca Neerman       cell. 329 6892424       f.neerman@tiscali.it

 

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Cassazione: per gli schiavi di Hitler
Germania e Italia devono risarcire

Un atto di giustizia che riapre un nuovo contenzioso
tra Roma e Berlino

ROMA – La Cassazione a Sezioni Unite rende giustizia agli italiani (militari e civili) deportati e internati dai nazisti dopo l’8 settembre 1943, ritenendo "l'assoggettamento di quegli uomini al lavoro forzato” un crimine contro l'umanità.

Sono pienamente legittime le cause intentate dai cosiddetti “schiavi di Hitler” nei confronti della Repubblica Federale tedesca per ottenere il risarcimento delle sofferenze patite nei campi di concentramento o nell’industria bellica del Terzo Reich. Un atto di giustizia non comodo per il governo tedesco che rischia di riaprire un nuovo contenzioso tra Roma e Berlino.

La Suprema Corte ha bloccato il veto che la Germania ha più volte proposto contro le cause portate avanti da ex deportati italiani, stabilendo che è pienamente legittimo chiedere il risarcimento alla Repubblica Federale tedesca per le sofferenze patite.

La Germania e la Daimlerchrysler già Daimler-Benz, dopo aver chiamato in causa la Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana, in forza dell'articolo 77 comma 4 del Trattato di pace del 10 febbraio 1947, con cui l'Italia avrebbe rinunciato, anche a nome dei suoi cittadini, a qualsiasi domanda contro la Germania, aveva ottenuto la sospensione della causa avanti al tribunale di Torino per una nuova pronuncia a Sezioni Unite della Corte di cassazione sulla giurisdizione, procrastinando terribilmente i tempi per gli ottuagenari ex “schiavi di Hitler”.

La Corte già nel 2004, con sentenza n.5044/04 depositata l’11/03/2004, aveva ritenuto “il lavoro coatto

un crimine contro l'umanità per cui vi è una giurisdizione universale che supera l'immunità diplomatica degli Stati” dichiarando la giurisdizione del Giudice italiano contro la Repubblica Federale di Germania.

La Cassazione ora ha raccolto anche l’attesa degli ex-deportati che avevano intentato una causa contro lo Stato italiano. Una causa pilota proposta da un Comitato di ex deportati della Val Susa ed assistito dall’Avv. Luca Procacci.

Il Comitato piemontese ha fatto parte del “Coordinamento tra associazioni storiche, sindacati e patronati per il risarcimento delle vittime italiane del nazismo”, promosso dall’ANRP che, nel 2001, ha trattato le modalità d'indennizzo con l’ OIM - Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ovvero l'organo delegato dalla Fondazione Tedesca “Memoria, Responsabilità e Futuro” che a sorpresa, alla scadenza dei termini per la presentazione delle domande, con argomentazioni discutibili, ha negato ogni indennizzo ai deportati e internati italiani.

Il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, ha dichiarato che le sentenze della Cassazione sono già pervenute al Governo. Nessuna resa: “decideremo quali passi avviare”.

E’ necessario precisare che alla luce delle prime notizie, si ritiene che non sarà possibile promuovere una vertenza collettiva nei confronti della Repubblica Federale tedesca, anche in ragione della citata sentenza n. 5044 che, aveva stabilito il principio per cui tutti i nostri connazionalideportati in Germania ed utilizzati nei campi di lavoro coatto hanno legittimazione attiva individuale per citare innanzi i tribunali italiani la Germaniaper sentirla condannare al risarcimento di tutti danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.

 L’ANRP, per ovvie ragioni anagrafiche dei beneficiari, ritiene che l’avvio delle cause individuali non sia la strada più idonea per sanare la grave ferita che colpisce ancora oggi moltissime famiglie italiane e pertanto è più che mai impegnata a sollecitare il Governo italiano affinché intraprenda nuove iniziative di forte pressione nei confronti del Governo tedesco, perché si possa addivenire ad una soluzione transattiva di tutte le vertenze, attraverso la revisione della decisione sciagurata dell’agosto 2001 (storicamente ingiusta), che innescò la controversia con i deportati e internati nei lager nazisti, da noi rappresentati, con la creazione di una Commissione bilaterale italo-tedesca, per l’immediata analisi delle questioni relative alle pratiche di indennizzo legittimamente avanzate dagli ex deportati e internati italiani.

Enzo Orlanducci

Segretario Generale ANRP

 

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COMUNICATO DEL 31 MARZO 2008

Molte persone ci hanno contattato per segnalarci che nel video ufficiale dell'inno del Popolo delle Libertà "menomalechesilviocè" appaiono alcune immagini identificabili con la manifestazione "La Bandiera più lunga del mondo" ideata e realizzata dall'ANRP, in occasione delle celebrazioni del bicentenario della prima Bandiera nazionale, il 10 gennaio 1999, e che letteralmente inondò il centro di Roma dal Colosseo al Campidoglio.
L'Associazione dichiara la propria estraneità e contrarietà alla scelta di tali immagini, usate per propaganda di partito. Esse non possono e non devono essere, per nessun motivo, collegate all'ANRP che per Statuto e comportamento è da sempre apartitica.
L'Associazione, che in questi giorni celebra, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il sessantesimo anniversario della sua costituzione (1948-2008), respinge pertanto ogni eventuale identificazione con qualsiasi organizzazione, gruppo, movimento o partito.
L'ANRP consapevole della delicatezza del momento politico derivante dal confronto elettorale in corso nel Paese, ha ritenuto opportuno astenersi da avviare altre azioni, a tutela della propria immagine, per non generare confusione ed erronei coinvolgimenti. Quello che più ci preme è stabilito all'art. 2 dello Statuto: "L'Associazione è e rimane al di sopra dei partiti. Essa intende: attivamente partecipare all'affermazione di un'Italia democratica in cui, nel rispetto delle leggi e delle istituzioni, tutti i cittadini collaborino al bene della collettività, nonchè concorrere alla ricostruzione morale e materiale della Nazione".

Roma, 31 marzo 2008
 
Enzo Orlanducci
Segretario Generale

 

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TESSERAMENTO ANRP 2008

 

 

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CONTRIBUTI 2008 A "RASSEGNA"

 

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Nella Legge Finanziaria è prevista la possibilità di destinare il 5‰ delle imposte sul reddito delle persone fisiche alle associazioni di promozione sociale riconosciute.
Per aiutare l’ANRP - Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari- sarà sufficiente apporre la propria firma nel primo riquadro dei modelli di dichiarazione (CUD 2009, 730/1 bis redditi 2008, Unico persone fisiche 2009) ed indicare il codice fiscale dell’ANRP
:
80411540588


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Sostieni l'ANRP

L’azione dell’ANRP si svolge in due principali direzioni:

- la prima a tutela e sostegno delle rivendicazioni dei reduci dalla prigionia, dall’internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari;

- la seconda nei confronti della storia e dei giovani, per un percorso di conservazione della “memoria” quale diritto della “verità” e della conoscenza.

Dopo 60 anni l’ANRP continua ad essere fortemente impegnata in tutte e due le direzioni e finora ha dovuto far fronte agli enormi impegni, che tali attività comportano, principalmente con mezzi e risorse dei propri associati.

L’ANRP non abdicherà mai al dovere di tutelare, in ogni sede, i propri associati, ma poiché senza risorse si fa poco e la via intrapresa per ripristinare il diritto, la verità e la memoria storica costa molto, fa appello alla sensibilità di tutti i cittadini, reduci e non, affinché possa continuare una battaglia che non riguarda soltanto i reduci dalla prigionia, dall’internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari, ma tutti coloro che non siano insensibili ai valori fondanti della nostra Costituzione.


Sostieni l’Associazione e la Fondazione
versando il tuo prezioso contributo sul

c/c postale n. 51610004

intestato a:
ANRP– Via Sforza, 4 00184 Roma

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