Mercoledì 25 Febbraio 2004

 

UN LIBRO, UNA PROPOSTA
Guido D’Agostino

A Cefalonia, «isola della morte» per migliaia di soldati italiani, si sono incontrati, nel settembre dello scorso anno, 60° anniversario della più grande eliminazione di massa di prigionieri di guerra dopo una battaglia della seconda guerra mondiale, testimoni, protagonisti, superstiti, studiosi, giornalisti, politici, di Grecia, Germania e Italia. In due giorni intensi e tesi si sono confrontati ricordi, analisi, discussioni, interpretazioni, ma si sono anche riaccese polemiche e rinfocolati non superati punti di contrasto e di diversità di opinioni.
Ora il tutto può essere letto e ripercorso nel volume impeccabilmente curato da Enzo Orlanducci "Cefalonia 1941-1944. Un triennio di occupazione". Il contributo della popolazione locale (Anrp, Roma 2004, pp. 188) appena uscito e che si presenta domani alle 17 al Circolo Ufficiali in piazza Plebiscito. Vi si possono trovare raccolti, in nitida e incisiva sequenza, i contributi di chi, come Paolo Paoletti, sembra inchiodare alle sue pesantissime responsabilità il generale Gandin, o come Massimo Filippini, incline a insistere sulla grave crisi disciplinare invalsa nella truppa e collegata allo «sfaldamento morale» indotto dall’8 settembre, o come Marcello Venturi, che stigmatizza il comportamento dei tedeschi o lamenta la sorte dei «ragazzi del ’43». Infine, le posizioni dei greci Sakkàtos, Apostolàtos e Loukàtos, più attenti a sottolineare il contributo del popolo di Cefalonia durante gli avvenimenti del 1943; in qualche modo connessi a questi sia la testimonianza di Elio Sfiligoi, sia lo «scavo» della brillante ricercatrice napoletana Isabella Insolvibile, sulla seconda resistenza di Cefalonia.
Io sono tra gli storici convinti che la terribile vicenda pesi ancora come un macigno, e però ormai è possibile registrare una serie di elementi positivi che incoraggiano migliori prospettive future. È idea condivisa che Cefalonia sia l’emblema degli errori e degli orrori delle guerre e delle dittature; e che nel massacro di 60 anni fa vada ricercato il principio di una rinata coscienza nazionale e l’avvio della resistenza europea al nazifascismo, come ricordato dallo stesso Presidente Ciampi.
Dunque, è ora di proporre con forza un gemellaggio ideale tra Napoli e Cefalonia, teatri entrambi della «prima resistenza» dentro e fuori d’Italia (le Quattro Giornate di Napoli si compiono quasi negli stessi giorni in cui matura l’orrenda strage di massa nell’isola ionica). È giusto, del resto, impegnare ogni energia per sostenere quanto lì si è fatto e si va facendo, riguardo al Museo-Laboratorio didattico impiantato per il momento con mezzi e in sede di fortuna. Ciò aiuterebbe non poco a contrassegnare Cefalonia, in sede europea, come isola della pace e della memoria, dove svolgere ogni anno, nella seconda metà di settembre, scuole estive, convegni, seminari, corsi internazionali, performances artistiche, grandi raduni giovanili, nel segno del rifiuto di ogni violenza e per costruire un mondo «nuovo e diverso».