venerdì 20 febbraio 2004

 

Lavoro coatto in Germania
Rinviata la sentenza

 

di FRANCO QUINTANO

BERLINO — Il tribunale amministrativo di Berlino ha rinviato la sentenza prevista per ieri sulle prime due richieste di indennizzo presentate dagli Internati militari italiani (Imi), come vengono denominati le migliaia di soldati italiani fatti prigionieri dai nazisti dopo l'armistizio del settembre 1943 e avviati successivamente al lavoro forzato in Germania al servizio dell'industria del Terzo Reich.
La disputa va avanti da anni, con il governo tedesco che continua a negare i risarcimenti agli ex militari italiani, includendoli nella categoria dei prigionieri di guerra che, come tali, non hanno diritto agli indennizzi accordati invece agli ex lavoratori forzati civili di vari altri paesi. Nella legge istitutiva dello speciale Fondo indennizzi, creato nel 2002 e dotato di 5 miliardi di Euro, c'è infatti una apposita clausola che non riconosce alcuna indennità ai prigionieri di guerra dal momento che questi - secondo il diritto internazionale - potevano essere impiegati in attività lavorative.
Il contenzioso si basa proprio sull'accezione del termine «prigioniero di guerra».
Dopo che il generale Badoglio l'8 settembre 1943 proclamò l'armistizio, e l'uscita dell'Italia dall'asse con la Germania hitleriana, i nazisti fecero prigionieri oltre 600.000 soldati italiani, molti dei quali furono in seguito inviati ai lavori forzati in Germania. Per tali soldati, tuttavia, ritenuti dalla Germania veri e propri «traditori», Hitler ordinò di negare lo status di prigionieri di guerra e di dichiararli invece «Internati militari» (Militaerinternierte), al fine di privarli delle tutele minime garantite dal diritto internazionale e dalla Convenzione di Ginevra. Così, a partire dal settembre 1944, i prigionieri italiani furono struttati al massimo come lavoratori coatti, che prestavano la loro opera alla stessa stregua di tanti altri civili 'schiavi di Hitler' provenienti da altri paesi, in gran parte dall'est Europa.
Per questo, l'avvocato Joachim Lau, che rappresenta gli interessi degli Imi, sostiene che gli ex militari italiani vengono impropriamente considerati prigionieri di guerra e ingiustamente così esclusi dagli indennizzi.
Erano presenti all'udienza, tra gli altri, il segretario generale dell'Associazione nazionale reduci prigionia (Anrp), Enzo Orlanducci, e Michele Montagano, ex internato militare.