| BERLINO
— Il tribunale amministrativo di Berlino ha rinviato
la sentenza prevista per ieri sulle prime due richieste
di indennizzo presentate dagli Internati militari
italiani (Imi), come vengono denominati le migliaia
di soldati italiani fatti prigionieri dai nazisti
dopo l'armistizio del settembre 1943 e avviati successivamente
al lavoro forzato in Germania al servizio dell'industria
del Terzo Reich.
La disputa va avanti da anni, con il governo tedesco
che continua a negare i risarcimenti agli ex militari
italiani, includendoli nella categoria dei prigionieri
di guerra che, come tali, non hanno diritto agli indennizzi
accordati invece agli ex lavoratori forzati civili
di vari altri paesi. Nella legge istitutiva dello
speciale Fondo indennizzi, creato nel 2002 e dotato
di 5 miliardi di Euro, c'è infatti una apposita clausola
che non riconosce alcuna indennità ai prigionieri
di guerra dal momento che questi - secondo il diritto
internazionale - potevano essere impiegati in attività
lavorative.
Il contenzioso si basa proprio sull'accezione del
termine «prigioniero di guerra».
Dopo che il generale Badoglio l'8 settembre 1943 proclamò
l'armistizio, e l'uscita dell'Italia dall'asse con
la Germania hitleriana, i nazisti fecero prigionieri
oltre 600.000 soldati italiani, molti dei quali furono
in seguito inviati ai lavori forzati in Germania.
Per tali soldati, tuttavia, ritenuti dalla Germania
veri e propri «traditori», Hitler ordinò di negare
lo status di prigionieri di guerra e di dichiararli
invece «Internati militari» (Militaerinternierte),
al fine di privarli delle tutele minime garantite
dal diritto internazionale e dalla Convenzione di
Ginevra. Così, a partire dal settembre 1944, i prigionieri
italiani furono struttati al massimo come lavoratori
coatti, che prestavano la loro opera alla stessa stregua
di tanti altri civili 'schiavi di Hitler' provenienti
da altri paesi, in gran parte dall'est Europa.
Per questo, l'avvocato Joachim Lau, che rappresenta
gli interessi degli Imi, sostiene che gli ex militari
italiani vengono impropriamente considerati prigionieri
di guerra e ingiustamente così esclusi dagli indennizzi.
Erano presenti all'udienza, tra gli altri, il segretario
generale dell'Associazione nazionale reduci prigionia
(Anrp), Enzo Orlanducci, e Michele Montagano, ex internato
militare. |