"NO!" Anatomia di una Resistenza 1943-1945
(ed. A.N.R.P. Roma 2002)
"NO" è il titolo giusto per un rifiuto, il rifiuto
di Claudio Sommaruga, (artigliere nella seconda Guerra Mondiale
e deportato in Germania dopo l'8 settembre) di collaborare con il
Terzo Reich, di essere liberato se avesse aderito alla Repubblica
Sociale, di andare volontariamente a produrre per i tedeschi.
Ma raccontando la vita e le sofferenze proprie e dei compagni di
sventura nei Lager nazisti, Sommaruga non rievoca solo i ripetuti
rifiuti, ma tante affermazioni di dignità e di libertà.
Scambiando libri con gli altri internati conduce un intenso programma
di letture. Insieme sperimentano piccoli test di democrazia con
gerarchie e incarichi elettivi e rispetto delle minoranze.
Oggi il Governo tedesco rifiuta di risarcire gli italiani che lavorarono
nei campi nazisti sostenendo che non rientrano nelle categorie previste
dalla legge "Memoria, Responsabilità e Futuro".
Il testo di Sommaruga è la dimostrazione che quel risarcimento
è un sacrosanto diritto!
L'ANRP SCRIVE AI PRESIDENTI: TROVATE UNA SOLUZIONE PER L'INDENNIZZO
RAU DA CIAMPI: SCUSE A MARZABOTTO, ATTO DOVUTO
Il Capo di Stato tedesco lunedì in Italia: ‹‹Costruiamo
insieme un'Europa più coesa››
‹‹Sarà un'occasione per ricordare…il…passato,
ma anche per, guardare al futuro››. Queste le parole
con cui il presidente della Repubblica tedesca Johannes Rau ha sintetizzato,
nel corso di un incontro con i giornalisti, il senso della sua prossima
visita di Stato in Italia, lunedì prossimo. E ieri l'Associazione
dei reduci ha scritto ai due presidenti, chiedendo una soluzione
alla questione dell'indennizzo degli ex internati.
Saranno tre giorni molto intensi, in cui Rau incontrerà le
autorità italiane per parlare di Europa, di Medio Oriente,
di equilibri internazionali, ma in cui è prevista anche una
visita a Marzabotto, per rendere omaggio alle vittime dell'eccidio
nazista del 1944 e per chiedere ufficialmente scusa all'Italia,
in nome di tutta la Germania. ‹‹Ogni volta che visito
un paese che è stato colpito dalla seconda guerra mondiale
- ha detto il presidente Rau - ho sempre onorato vittime e caduti.
E' Accaduto in Grecia, è accaduto in Russia, e adesso accadrà
in Italia. Credo che una visita nel luogo di un così orrendo
massacro insieme al presidente della Repubblica italiana sia il
segno tangibile di una riconciliazione; ci sono cose che non si
possono dimenticare e su cui non si può tacere››.
Ma cosa pensa il presidente dei ritardi con cui la giustizia tedesca
si è mossa nel perseguire i criminali nazisti? ‹‹Sono
responsabili le diverse procure, tedesche e italiane. Sono loro
che devono occuparsi di ciò che va fatto››. L'iniziativa
di andare a Marzabotto, precisa il presidente, è stata un'iniziativa
comune di Italia e Germania, se credo si tratti di un gesto saggio
e dovuto››.
Johannes Rau e Carlo Azeglio Ciampi sono legati da un comune europeismo
che li ha fatti più volte incontrare. ‹‹Ciampi
è stato il primo ospite ufficiale venuto in visita qui a
Bellevue - ricorda Rau - e allora ero davvero molto emozionato…››.
Su questioni europee, il presidente tedesco ha ricordato di volere
un'Europa forte, con una Costituzione, due Camere e la forma di
una Federazione di Stati Nazione. ‹‹Sarebbe un errore
credere che un'Europa forte significhi un'Europa composta da due,
tre grandi paesi, e la Germania non vuole affatto dominare sugli
altri. Siamo un paese - ha aggiunto - che è diventato negli
ultimi decenni più grande, più sviluppato, ma non
più importante››.
Mancanze dell'Europa sono evidenti nella politica di difesa e di
sicurezza, ha detto portando l'esempio di Israele: ‹‹Noi
tedeschi dobbiamo stare molto attenti… Siamo per la fine delle
violenze e dunque anche del terrore, ma crediamo Israele debba ritirarsi
dai territori occupati palestinesi››.
Tra gli incontri previsti, anche quello con il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi: ‹‹Ci conosciamo già - ha detto
Rau - Venne a trovermi una volta quando ero ministro presidente
del Nordreno-Westfalia, e lui non era ancora presidente del Consiglio,
ma imprenditore››. Il colloquio è fissato per
il secondo giorno della visita, e vi parteciperà anche il
ministro degli Esteri Joschka Fischer.
Oltre al premier, Rau incontrerà il sindaco di Roma Walter
Veltroni, e terrà un discorso sull'Europa. ‹‹La
situazione internazionale esige un'Europa più coesa - ha
concluso -Era il 1972 quando Kissinger chiedeva "Che numero
devo fare per telefonare in Europa?". Oggi avrebbe lo stesso
problema, perché ci sono troppi numeri››
CENTOMILA PROBLEMI DIMENTICATI
‹‹Il mio incontro con questo amico è stato davvero
piacevole››, gongolava ieri a Trieste Berlusconi. E'
verosimile che il presidente del consiglio sia davvero soddisfatto
del suo colloquio col cancelliere tedesco Gerhard Schröeder.
Intanto l'appuntamento, rinviato da settembre, c'è finalmente
stato. Non si è firmato nessun documento? Che importa, contano
le immagini televisive. Invece che di consultazioni intergovernative,
con la partecipazione di tre o quattro ministri, un incontro a due
di un paio d'ore? Meglio i capi di governo da soli (e il nostro
vale per due, visto che è anche titolare degli esteri), così
i leader risaltano meglio.
L'immagine del governo italiano sui media tedeschi è talmente
catastrofica, che una stretta di mano con Schröeder - tanto
più nella fotogenica cornice di Trieste - è già
un terno a lotto per Berlusconi.
Non c'era qualche controversia, come l'opposizione al mandato di
cattura europeo o al sequestro internazionale dei beni? Per carità,
non è più un tema per l'esecutivo (tanto ci penserà
in parlamento la maggioranza di ‹‹casa››
nostra a bloccare questi progetti liberticidi). I deliri di Bossi
su l'Europa fascista e/o stalinista, contro cui mobilitare i popoli?
Ma caro Gerhard, non devi prenderlo troppo sul serio. Ogni tanto
il Bossi sbraita per tenere buoni i suoi, ma mica morde…
Berlusconi è un mago, che sa far sparire d'incanto i problemi.
Figurarsi se gli passa per la testa di sollevare quelli di cui non
si parla.
Di problemi sottaciuti tra Italia e Germania ne abbiamo adesso non
uno, ma centomila: tanti quante le domande di indennizzo presentate
dai sopravvissuti al lavoro coatto nella Germania nazista, deportati
civili e ex internati militari. Tranne i pochi scampati alla morte
nei lager delle SS, gli italiani sono stati esclusi dai rimborsi
con due decisioni arbitrarie del ministro delle finanze del governo
Schröeder. Perfino qualche funzionario tedesco di buona volontà
è scandalizzato da questa discriminazione e ci chiede: ‹‹Ma
perché il vostro governo non protesta?››
Già ve lo immaginate Berlusconi che rovina il ‹‹clima
amichevole›› del rendez-vous triestino con una grana
così poco appetitosa? E' un caso di conflitto di interessi
non previsto dalla legge Frattini. Il presidente del consiglio nonché
ministro degli esteri avrebbe il dovere di sostenere le ragioni
di centomila italiani. Ma il signor Berlusconi, afflitto com'è
dalle persecuzioni e dalle maldicenze dell'internazionale bolscevica
dei media e dei magistrati, non può permettersi di aprire
altre vertenze oltre quelle per la tutela del suo onore.
Pure ci vorrebbe poco. Il ministero delle finanze tedesco considera
come ‹‹non avvenuto›› il passaggio di status
degli internati militari a ‹‹lavoratori civili››
nel 1944, perché contrario alle regole del diritto internazionale.
Basterebbe fargli notare che tale cambiamento di status è
stato invece riconosciuto per i prigionieri di guerra polacchi,
sfruttati come ‹‹civili›› dal maggio 1941.L'unica
differenza è che il governo polacco si è battuto per
questo riconoscimento, il nostro no.
I deportati civili italiani vengono esclusi con l'argomentazione
che, provenendo da un paese ‹‹occidentale››,
non sarebbero stati discriminati come gli slavi. Basterebbe spiegare
al ministro delle finanze Eichel che l'Italia per i nazisti non
era un paese ‹‹occidentale››, ma ‹‹meridionale››,
con una popolazione da collocare ai gironi inferiori del lavoro
coatto.
Ma visto che abbiamo il governo Berlusconi-Fini, zitti e mosca con
Berlino. Salvo poi cercare di far dimenticare questa ignavia diplomatica,
proponendo, come l'onorevole Rivolta di Forza Italia, di dare agli
Zwangsarbeiter una medaglia e 500 euro (italiani), a titolo di "riconoscimento
morale!"
Ps. In attesa della medaglia i sopravvissuti italiani farebbero
bene a ricorrere contro il ministero delle finanze tedesco presso
il tribunale amministrativo berlinese.
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L'ITALIA RICONOSCA AGLI INTERNATI MILITARI ITALIANI DELL'ULTIMA
GUERRA QUELLO CHE LA GERMANIA VUOLE NEGARE
E' dalla data della legge istitutiva della Fondazione "Memoria,
Responsabilità e Futuro" costituita dal Governo della
Repubblica federale di Germania, su sollecitazione di alcuni governi
stranieri, in cooperazione con ditte private ed enti governativi
e non governativi, vale a dire dall'11 agosto del 2000, che quanti
furono definiti dal Fuhrer Internati Militari Italiani hanno intravisto
qualche possibilità di ottenere una forma, sia pur modesta,
di indennizzo per i lavori forzati ai quali sono stati sottoposti
nei campi di concentramento nazisti in un regime di pressoché
totale schiavitù.
Si deve certo ricordare che, grazie a tale dizione, essi furono
privati di ogni tutela giuridica, di quella, in particolare, spettante
ai prigionieri di guerra, e, come risulta da alcuni atti ufficiali,
furono sottoposti al peggiore trattamento rispetto ad altri internati.
Pertanto l'istituzione della citata Fondazione ha fatto sorgere
in queste persone una notevole aspettativa di vedere riconosciuta
sul piano giuridico-morale la loro condizione di servitori fedeli
dello Stato italiano catturati e detenuti da coloro che, pochi giorni
prima dell'8 settembre 1943, erano considerati fidati.
Se, dunque, l'esclusione degli IMI dalla categoria dei prigionieri
di guerra è stata causa di privazioni e di maltrattamenti
nel corso del secondo conflitto mondiale essendo negata, grazie
a tale qualifica, l'applicazione nei loro confronti delle norme
in materia di diritto bellico e, in particolare, di quelle contenute
nella Convenzione di Ginevra del 27 luglio 1929 sul trattamento
dei prigionieri di guerra, sembrava che tale esclusione consentisse
invece loro di beneficiare della normativa prevista per l'istituzione
della citata Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro"
proprio per la loro qualifica di semplici internati militari e non
già di prigionieri di guerra. Al contrario, a seguito e sulla
base di un parere espresso da esperto tedesco, su richiesta del
governo germanico, il quale sembrava desideroso di realizzare un'operazione
di catarsi destinata a chiudere un capitolo di una triste vicenda
storica, questo governo è pervenuto alla conclusione che,
essendo in atto un conflitto bellico, gli Imi dovevano essere considerati
come veri e propri prigionieri di guerra. Essi, pertanto, dovevano
essere esclusi da forme risarcitorie previste dall'atto istitutivo
della Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro",
pur riconoscendo la loro dura e pesante condizione di prigionieri
senza tutela e pur facendosi appello alla comprensione (Verstandniss)
del governo italiano per la posizione assunta e il convincimento
raggiunto.
E' opportuno tralasciare ogni considerazione sulla circostanza che
l'assunzione di una posizione conforme al diritto, o ritenuta tale,
prescinde da ogni riferimento alla comprensione, dato che il diritto
e la comprensione si riferiscono a livelli diversi, ugualmente percorribili
validamente, ma senza possibilità di intersecazione.
Si vuole solo rilevare l'inattendibilità della conclusione
cui l'esperto è pervenuto e, di conseguenza, il rilievo per
il quale il governo tedesco, anziché giovarsi di una Commissione
eventualmente mista, cioè italo-germanica, ha fatto riferimento
al parere di una sola persona allo scopo di arrivare al risultato
di negare su basi giuridiche soddisfazione alle richieste di indennizzo
(sull'argomento vedi l'azione svolta dall'ANRP e confronta il sito
Internet www.anrp.it e e-mail: anrpita@tin.it), www.indennizzolavoratoriforzatinazismo.it
tali richieste, presentate agli uffici dell'OIM (Organizzazione
Internazionale delle Migrazioni), ammontano intorno alle 112 mila
al 31 dicembre 2001. Non si può negare che oggi appare assai
improbabile che la Germania, pur riconoscendo le sue responsabilità,
muti il proprio avviso indennizzando gli Imi, a meno che un'appropriata
azione diplomatica da parte italiana non riesca a conseguire siffatto
risultato. Ciò non toglie che, sotto il profilo del diritto
internazionale, la responsabilità continui a gravare sulla
Germania che, se non altro, potrebbe procedere a un risarcimento
morale (la cosiddetta soddisfazione) nei confronti degli Imi. Data
tuttavia la rigidità della posizione tedesca, è possibile
che lo Stato italiano decida di intervenire non già sul piano
della responsabilità, che non grava su di esso, bensì
in surrogazione della Germania, provvedendo a dare un riconoscimento,
anche simbolico, a quanti hanno servito lo stato che era indiviso
all'epoca in cui iniziarono i rastrellamenti che portarono gli Imi
nei lager. Al riguardo meritano attenzione due disegni di legge,
aventi come primi firmatari rispettivamente il senatore Luigi Marino
e l'onorevole Dario Rivolta, diretti entrambi a contemplare un riconoscimento
a favore degli Imi e che potrebbero essere unificati. Essendo tali
disegni di legge nella fase iniziale, vale a dire che precede la
discussione, non si intende con questa informazione suscitare nuove
speranze che potrebbero andare ancora una volta deluse, ma solo
riconoscere la volontà, da parte del parlamento italiano,
di arrivare a una soluzione del problema, diretto soprattutto a
esprimere, in qualche modo gratitudine a quanti hanno sofferto e
subito un trattamento inumano.
ITALIANI ESCLUSI DALL'INDENNIZZO PER IL LAVORO FORZATO
NEI CAMPI NAZISTI: SI MUOVE IL PARLAMENTO
Si è tenuta mercoledì 13 febbraio 2002, presso la
Casa Madre del Mutilato a Roma, una conferenza stampa in cui sono
state illustrate le proposte di legge presentate al Parlamento italiano
perché venga assicurato un giusto riconoscimento ai prigionieri
italiani catturati dopo l'8 settembre '43 e internati nei campi
nazisti. Ricordiamo infatti che l'estate scorsa la "Fondazione
Memoria, Responsabilità e Futuro" (creata nel 2000 per
risarcire i sopravvissuti al lavoro coatto nella Germania nazista)
aveva ufficialmente informato che - a seguito della perizia dell'esperto
giuridico incaricato dal governo tedesco - i militari italiani trasferiti
in Germania per essere addetti al lavoro forzato sono da considerarsi
"prigionieri di guerra" e che quindi non potranno essere
inclusi tra i beneficiari del risarcimento previsto dalla legge
dell'agosto 2000. Una decisione che ha escluso 90 mila italiani
dall'indennizzo per il lavoro forzato svolto durante il nazismo.
Si tratta di un clamoroso falso giuridico e storico che il Coordinamento
fra associazioni, enti, sindacati e patronati a favore degli ex
lavoratori coatti italiani nella Germania nazista ha confutato.
Nel corso della conferenza stampa sono state commentate le proposte
di legge presentate dal Sen. Luigi Marino (Comunisti Italiani) e
dagli On. Dario Rivolta e Antonio Palmieri (FI) a favore delle vittime
italiane militari e civili del regime nazista.
Sono poi intervenuti la professoressa Maria Rita Saulle, docente
di Diritto Internazionale Università La Sapienza di Roma
e il Prof. Enzo Orlanducci, Segretario Generale dell'ANRP e responsabile
del Coordinamento fra associazioni, enti, sindacati e patronati
per il risarcimento delle vittime italiane del nazismo.
L'ANRP(Associazione Nazionale Reduci e Prigionieri di guerra)ha
illustrato il ricorso depositato presso la Corte Costituzionale
tedesca da 942 ex lavoratori coatti italiani del regime nazista
per l' illegittimità della legge istitutiva della Fondazione
"Memoria Responsabilità e Futuro".
Nel ricorso vengono contestate le norme che consentono un arbitraria
discriminalità negli indennizzi a seconda delle convenienze
di cassa e quelle che escludono ricorsi alla magistratura ordinaria,
visto che i risarcimenti vengono ricondotti ad un atto di "liberalità"
e non ad un diritto riconosciuto.
BERLINO NEGA GLI INDENNIZZI AGLI INTERNATI ITALIANI NEI
LAGER
Per anni hanno fatto gli schiavi nei campi di concentramento nazisti
senza che venisse loro riconosciuto lo status militare né
venissero loro applicate le convenzioni per i prigionieri di guerra.
Ora che dovrebbero essere risarciti, i quasi 80mila reduci militari
italiani internati dal Terzo Reich si sentono dire che non hanno
diritto a nulla perché erano da considerarsi, ex post, come
prigionieri di guerra.
Quando ci sono di mezzo i soldi, l'attuale Germania socialista non
è di certo seconda alla sua antenata nazional-socialista.
Questa incredibile storia degli internati militari italiani, che
una leggina varata nell'agosto del 2000 in fretta e furia dal governo
Schröeder ha privato di ogni diritto a venire risarciti per
il trattamento che subirono nei lager di Hitler, è venuta
fuori ieri in una conferenza stampa organizzata proprio dall'ANRP,
Associazione nazionale prigionieri di guerra, presieduta dal professor
Enzo Orlanducci.
I deputati Dario Rivolta e Antonio Palmieri di Forza Italia hanno
anche presentato una propria proposta di legge per indennizzare
sia pure solo simbolicamente (da parte dell'Italia) questi sfortunati
80 mila reduci, tutti ormai ultra ottantenni. Quaranta milioni di
euro da dividere per 80 mila persone sarà sentito come un
gesto simbolico ma se si pensa che gli interessati hanno persino
dovuto fare ricorso alla corte federale tedesca tramite l'avvocato
Joachim Lau perché venga dichiarata lesiva della costituzione
tedesca la legge che costituisce la "Fondazione memoria responsabilità
e futuro", si capirà il valore dei simboli. Tale legge
infatti vorrebbe limitare i risarcimenti per gli internati italiani
a una cifra oscillante tra i tre e seimila euro tutto compreso.
Escludendo i militari. Si valuta che oltre seicentomila siano stati
gli italiani deportati come schiavi e internati nei lager tedeschi
per essere utilizzati senza diritti e a basso costo nella produzione
di guerra. Questi uomini vissero un vero e proprio inferno in terra:
basta leggersi le testimonianze dei due ricorrenti all'alta corte
tedesca, Michele Montagano e Luigi Ferrini, per rendersene conto.
La legge della Repubblica Federale Tedesca del 12 agosto 2000 istituisce
la Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro",
con lo scopo di onorare la memoria, indennizzare il lavoro coatto
estorto dalla Germania nazista, chiudere col passato. Più
cinicamente, essa è nata dalla necessità per le imprese
e lo stato tedesco di evitare gli esiti di una serie di cause collettive
intentate, ad esempio, dalle organizzazioni ebraiche davanti ai
tribunali ai tribunali americani. Ai Paesi occidentali, fra i quali
l'Italia, è destinato solo il 5% degli stanziamenti (10 miliardi
DM). Nella valutazione (540 milioni DM, pari a circa 540 miliardi
di lire) superficiale della scarsa incidenza dei lavoratori coatti
occidentali, si riassume tutta la specificità del caso italiano.
Chissà se il cancelliere Schröeder e tutti i verdi tedeschi,
no global compresi, hanno mai letto il libro del signor Montagano,
"I prigionieri e gli internati militari italiani nella seconda
guerra mondiale". Forse Schröeder dovrebbe leggere quel
libro per capire quale dovrebbe essere la differenza di comportamento
tra la Germania dell'epoca e quella di oggi.
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500 EURO DI INDENNIZZO AGLI EX SCHIAVI DI HITLER
Per gli schiavi di Hitler italiani - i 700.000 militari e civili
deportati in Germania tra l'8 settembre 1943 e l'8 maggio 1945 per
lavorare forzatamente all'industria bellica tedesca - si muove il
Parlamento italiano. Di fronte alla posizione della Germania che
ha negato agli italiani la possibilità di essere risarciti
per quei 20 mesi di sofferenze, due proposte di legge, del sen.
Luigi Marino (Comunisti italiani) e degli on. Dario Rivolta, vicepresidente
della Commissione Esteri della Camera e Antonio Palmieri (FI), si
pongono ora l'obiettivo di un indennizzo morale e simbolicamente
economico a decine di migliaia di italiani militari internati (Imi)
dal Terzo Reich.
Le due iniziative chiedono sostanzialmente le stesse cose, pur non
essendoci stato un accordo o una consultazione precedente, e chiamano
in causa il governo italiano ‹‹chiedendo che faccia
la sua parte con un riconoscimento morale, civile ed economico››
ai familiari delle vittime e ai 90.000 sopravvissuti.
Seppure l'iter parlamentare non lasci sperare una soluzione imminente,
i promotori delle proposte di legge si sono dati una sorta di data
di scadenza, il 20 settembre2003: il 20 settembre 2003 - chiede
la proposta di legge Rivolta-Palmieri - diventi la giornata commemorativa,
e in quell'occasione venga consegnata, quale indennizzo morale,
una medaglia alla memoria ai familiari degli Imi ormai defunti.
La proposta inoltre riconosce un indennizzo economico se pur simbolico,
agli ex Imi viventi. L'importo totale è di 40 milioni di
euro, pari a meno di 500 euro per ogni sopravvissuto.
COSI' SCHROEDER VORREBBE UMILIARE I DEPORTATI ITALIANI
NEI LAGER NAZISTI
Lavorarono per anni nei campi di concentramento nazisti senza che
venisse loro riconosciuto lo status militare né venissero
loro applicate le convenzioni per i prigionieri di guerra. Ora che
dovrebbero essere risarciti per le loro sofferenze, i quasi 80 mila
reduci militari italiani internati dal Terzo Reich si sentono dire
che non hanno diritto a nulla perché erano da considerarsi,
ex post, come prigionieri di guerra. Non c'è dubbio che,
quando ci sono di mezzo i soldi, l'attuale Germania socialista ragioni
e operi con metodi e con burocrazie non molto differenti da quelli
usati dalla sua non lontana parente nazional-socialista.
Leggere per credere questa incredibile storia di internati militari
italiani che una leggina varata nell'agosto del 2000 in fretta e
furia dal governo Schroeder ha privato di ogni diritto a venire
risarciti per il trattamento che subirono nei lager di Hitler.
Gli interessati e gli eredi dei 50 mila morti nei lager nazisti
hanno persino dovuto fare ricorso alla corte federale tedesca tramite
l'avvocato Joachim Lau perché venga dichiarata lesiva dalla
costituzione tedesca la legge che costituisce la Fondazione "Memoria,
Responsabilità e Futuro" (nome altisonante a fronte
di una sostanza del tutto truffaldina), unendosi in gruppo con l'Associazione
Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento presieduta dal
professor Enzo Orlanducci.
Tale legge infatti vorrebbe limitare i risarcimenti per gli internati
italiani a una cifra oscillante tra i tre e seimila euro, tutto
compreso. Escludendo i militari.
Un po' di antefatti: il 20 settembre del 1943 Adolf Hitler non riconobbe
come prigionieri di guerra 650.000 deportati Italiani per poterli
schiavizzare senza alcun controllo. Li classificò, infatti,
come Internati Militari Italiani, categoria ignorata dalla Convenzione
di Ginevra sui Prigionieri del 1929. Seguirono venti mesi di violenze
fisiche e morali, fame, malattie. In 50.000 persero la vita nei
Lager, i sopravvissuti furono etichettati nell'agosto 1944 come
"lavoratori civili volontari/obbligati". Uno dei ricorrenti
all'alta corte tedesca si chiama Michele Montavano cittadino italiano,
ed è un ex ufficiale dell'esercito italiano.Venne arrestato
dalle truppe tedesche l'11 settembre 1943, a Gradisca d'Isonzo e
da lì trasferito a Villa Opicina a Trieste, dove venne interrogato
e gli venne data la possibilità do collaborare con le truppe
tedesche, Dopo aver respinto questa proposta, insieme a tutta la
sua compagnia, venne trasportato in un carro bestiame in Polonia,
nel campo di concentramento di Thorn e venne registrato con il numero
27359. Subì successivi trasferimenti e rimase per brevi periodi
nei lager di Cestocau, Tarnopol, Sieldce e Biala Podlasca ecc. Della
sua triste avventura ha scritto un libro: "I prigionieri e
gli internati militari italiani nella seconda guerra mondiale",
editore Renato Sicurezza. Eccone un passo molto significativo: "…davanti
alle baracche ci aspetta il capo del lager con un maresciallo delle
SS, armato di un grande bastone e due sbirri che tengono in mano
dei tubi di gomma. A tutti noi vengono strappati con rabbia i gradi
di servizio e le stellette. Per più di tre ore i prigionieri
vengono fatti correre in carosello, in cerchio come i cavalli. Mentre
con i bastoni e i tubi di gomma vengono colpiti sulla schiena e
in testa e il capo del lager continua a sparare tra i loro piedi
ridendo beffardo. Verso mezzanotte vengono portati in una baracca
scura e sporca, distrutti e mezzi congelati, senza riuscire a trovare
un posto dove poter sdraiare il corpo martoriato. Al risveglio si
rendono conto che sono arrivati nell'anticamera dell'inferno…"
Altro ricorrente, altro esempio.
Luigi Ferrini è cittadino italiano, nell'estate del 1944
aveva appena 18 anni. Viveva con i suoi genitori nel paesino di
Talla, vicino ad Arezzo. Per combattere i partigiani operanti in
questa regione, le truppe tedesche minacciarono la popolazione civile
con rappresaglie, che misero anche in atto. Più di 30 abitanti
del paese di Talla vennero uccisi. Faceva parte delle rappresaglie
anche la deportazione in Germania, ai lavori forzati.
"Il 4.8.1944 Ferrini venne arrestato da soldati della Wehrmacht
in un campo vicino al podere dei suoi genitori, senza che ce ne
fosse stato motivo. Venne portato prima in un campo raccolta a Forlì
e poi in Germania …una delle località si chiamava Kaala
o Kahla e si trovava da qualche parte nella Germania centrale. I
prigionieri del lager dovevano costruire un tunnel sotto un aeroporto.
I prigionieri…lavoravano dal sorgere al calar del sole, sette
giorni alla settimana. Era loro assolutamente proibito entrare in
contatto con la popolazione locale. Ogni trasgressione veniva punita
con percosse. La razione giornaliera di cibo per sei persone era
costituita da un pezzo di pane e una barbabietola.Molti prigionieri
morirono per fame. Ogni mattina venivano portati via i corpi di
coloro che erano morti durante la notte, affinché nuovi prigionieri
potessero prenderne il posto. Ferrini mangiava tutto quello che
poteva trovare: ratti, topi, uccelli morti, radici. Le pessime condizioni
di vita decimarono immediatamente il gruppo di persone con cui era
stato arrestato e deportato…
Ferrini riuscì a tornare in Italia passando per la Cecoslovacchia
nell'agosto 1945. Delle sette persone che erano state arrestate
insieme a lui il 4.8.44, soltanto due sono riuscite a sopravvivere".
Ieri in una conferenza stampa organizzata proprio dall'Anrp i deputati
Dario Rivolta e Antonio Palmieri di Forza Italia, stigmatizzando
l'atteggiamento e le leggi della Germania socialista, hanno presentato
una propria proposta di legge per indennizzare sia pure solo simbolicamente
(da parte dell'Italia) questi sfortunati 80 mila reduci, tutti ormai
ultra ottantenni.
E' un contentino, certo, ma almeno l'istituzione di una giornata
della memoria e il simbolico risarcimento da 40 milioni di euro
da dividere per 80 mila persone sarà sentito come un gesto
simbolico che con questi chiari di luna sarà pur sempre meglio
del trattamento loro riservato dalla democratica Germania di Schroeder.
GLI SCHIAVI ITALIANI DI HITLER - IL RISARCIMENTO NEGATO
Prima hanno negato loro lo status di prigionieri di guerra, con
la conseguente privazione di ogni diritto: ora - per risparmiare
- glielo riconoscono. E' tragicamente beffarda la sorte dei quasi
700.000 lavoratori coatti italiani che la Germania nazista deportò
e cui quella democratica ora nega i risarcimenti e cui quella democratica
ora nega i risarcimenti.
Soldati e civili italiani - che negandosi all'arruolamento militare
o sabotando la produzione bellica, contribuirono alla sconfitta
di Hitler - morirono in 50.000 nei campi di lavoro e in quelli di
sterminio, durante la guerra furono trattati come ‹‹criminali
comuni›› e oggi non possono usufruire dei 540 milioni
di marchi che lo stato tedesco ha stanziato per risarcire i ‹‹lavoratori
coatti›› del ‹‹resto del mondo››
(cioè i non ebrei e le popolazioni non provenienti dall'est
europeo). Giocando ‹‹sull'ambiguo›› status
dell'Italia durante la seconda guerra mondiale nei confronti della
Germania - prima alleata, poi neutrale e, infine, solo dal 13 ottobre
1944, nemica, ma le deportazioni erano iniziate subito dopo l'8
settembre '43 - le autorità tedesche hanno deciso di escludere
i lavoratori coatti italiani dai risarcimenti, le cui richieste
sono arrivate a migliaia dopo il varo della legge sui risarcimenti
agli ‹‹schiavi di Hitler››, anche grazie
al lavoro dell'Associazione dei reduci e dei prigionieri di guerra.
Contro questa esclusione si sta muovendo anche il parlamento italiano,
dove sono state presentate due proposte di legge - una della sinistra,
l'altra del centro-destra - sostanzialmente analoghe, che chiedono
al governo italiano di fare la sua parte ‹‹per un riconoscimento
morale, civile ed economico›› ai familiari delle vittime
e ai 90.000 sopravvissuti. Nei due testi presentati si propone che
il 20 settembre - a partire dal 2003 - diventi una giornata commemorativa
(la data corrisponde al giorno del '43 in cui Hitler istituì
la ‹‹la categoria›› degli ‹‹Internati
militari italiani››) dello scempio compiuto ai danni
dei nostri connazionali tradotti coattamente in Germania e che in
quella data venga consegnata a reduci e familiari una medaglia ‹‹quale
indennizzo morale››. Inoltre si propone un piccolo e
simbolico indennizzo a carico dello stato italiano ai sopravvissuti,
nella misura di 550 euro a testa (in tutto la spesa corrisponderebbe
a 40 milioni di euro). Secondo il senatore Martino (Pdci), primo
firmatario della proposta di legge della sinistra, la cifra dovrebbe
essere stanziata già nella prossima finanziaria.
L'ipotesi dei due disegni di legge - che, dati i tempi parlamentari,
rischia di essere approvata chissà quando - non soddisfa
L'Associazione nazionale dei reduci e prigionieri di guerra, indignata
per l'atteggiamento della Germania democratica. Le proposte di legge
presentate non ‹‹dispiacciono›› all'ANRP
- che chiede al governo italiano di assumerle in fretta con un proprio
decreto legge, per evitare le lungaggini parlamentari - ma i ‹‹reduci››
pretendono il riconoscimento dei loro diritti dal governo tedesco
o, almeno, le scuse formali per essere stati trattati in quel mondo;
dai nazisti prima e dalla Germania democratico ora.
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Il Parlamento si mobilita per gli schiavi
di Hitler
Due diverse proposte, presentate dal deputato Dario Rivolta
(FI) e dal senatore Luigi Marino (Pdci) per indennizzare i civili
e i militari costretti a lavorare nei lager nazisti.
ROMA - Un riconoscimento alla memoria. Un gesto simbolico che certo
non può ripagare migliaia di uomini dei terribili anni trascorsi
come lavoratori forzati nei lager nazisti. Il Parlamento italiano
si mobilita, a destra e a sinistra, e cerca di colmare il vuoto
che il Bundestag non è riuscito a riempire. Due diverse proposte
di legge, presentate dal deputato di Forza Italia Dario Rivolta
e dal senatore dei Comunisti Italiani Luigi Marino con lo stesso
obiettivo: risarcire gli italiani costretti senza pietà a
piegare la schiena nei campi di Hitler nei giorni seguiti alla firma
dell'armistizio da parte del Governo Badoglio.
A sessant'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il parlamento
tedesco ha deciso di istituire una Fondazione Memoria Responsabilità
e Futuro per indennizzare i lavoratori coatti. Ma le pratiche burocratiche
per ottenere quel risarcimento non sono semplici. E, soprattutto,
la Germania considera i militari come "prigionieri politici"
e quindi privi del diritto di ottenere qualsiasi compensazione.
Ed è proprio a loro che si rivolge la proposta firmata da
Dario Rivolta. "Sono persone che hanno subito una duplice beffa.
Non soltanto sono stati costretti a lavorare come schiavi - spiega
- ma non hanno avuto nessun riconoscimento. A questo punto noi pensiamo
che tocchi al Parlamento italiano fare giustizia. Per questo proponiamo
l'istituzione di un fondo di circa 40 milioni di euro da destinare
agli internati militari. E' un risarcimento simbolico che, a seconda
del numero di domande, dovrebbe aggirarsi intorno ai 500-700 euro
a testa. Ma pensiamo anche che si necessario dedicare una giornata,
il 20 settembre del prossimo anno, a una cerimonia ufficiale in
memoria di tutti coloro che hanno dovuto subire queste torture".
Lo stesso spirito che anima il disegno di legge firmato dal senatore
Luigi Marino insieme a Angelo Muzio e Gianfranco Pagliarulo. "Ma
prima di tutto - spiega l'esponente dei Comunisti italiani - riteniamo
importante che il Governo Italiano faccia pressione su quello tedesco
perché sia fatta finalmente giustizia".
La proposta del senatore Luigi Marino prevede un risarcimento di
500 euro oltre al conferimento di una medaglia d'onore "ai
cittadini italiani militari e civili deportati e internati nei lager
nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra".
Ma anche l'istituzione, presso la presidenza del Consiglio, di un
Comitato che si occupi di individuare chi ha diritto al risarcimento
e in cui confluiscano i rappresentanti dei Ministeri di Esteri,
Difesa ed Economia oltre che dell'Associazione Nazionale Reduci
della Prigionia (Anrp) e dell'Associazione Nazionale ex Internati
(Anei).
"Il fondo a favore dei cittadini italiani deportati e internati
- conclude Marino - verrà invece creato presso il Ministero
della Difesa. Ed è lì che confluiranno non soltanto
i contributi dell'Italia ma anche quelli che dovessero arrivare
da enti pubblici e privati o da istituzioni e Stati stranieri. Tra
i quali, ci auguriamo, ci sia anche la Germania".
PER NON DIMENTICARE
Nel "Giorno della Memoria", istituito dal Parlamento italiano
per ricordare la Shoah, ribadiamo il valore e l'alto significato
di questa Giornata, quale monito per rammentare a tutti gli italiani
e, in particolare, alle giovani generazioni lo sterminio, le persecuzioni
e le sofferenze subite dagli ebrei di tutto il mondo da parte del
regime nazista.
In occasione di questa Giornata, vogliamo anche ricordare il tragico
destino degli oltre 600 mila Internati Militari Italiani e degli
oltre 40 mila deportati politici e civili nei lager nazisti, costretti
a lavorare in condizioni disumane.
Alle poche decine di migliaia di sopravvissuti, ormai ottuagenari,
il Governo tedesco ha prima promesso - con l'istituzione della Fondazione
"Memoria, Responsabilità, Futuro" - e poi negato
un indennizzo loro dovuto, soprattutto come riconoscimento morale
delle sofferenze patite.
Infatti, la legge tedesca, con la quale si volevano indennizzare
i lavoratori coatti e gli schiavi di Hitler, è stata applicata
escludendo gli internati italiani, che ancora portano i segni visibili
delle crudeltà loro imposte. In Italia, dopo l'8 settembre
'43, molti nostri soldati, assieme a molti civili, si sono trovati
improvvisamente nella condizione di essere catturati come prigionieri
e di essere utilizzati dalle imprese tedesche come mano d'opera
gratuita. Oggi, dopo essere stati costretti a ripercorrere tutte
le tappe del calvario sofferto per compilare la richiesta di indennizzo,
si vedono rifiutare dal Governo tedesco il riconoscimento della
loro condizione di lavoratori coatti o ridotti in schiavitù.
Nel sostenere le aspettative di questi anziani, ai quali fin dall'inizio
non abbiamo mai fatto mancare il nostro doveroso aiuto nella ricerca
di giustizia, chiediamo che non siano dimenticati nel Giorno della
Memoria.
Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica Italiana, che ringraziamo
per l'interessamento fin qui espresso, perché prosegua nella
sua azione e manifesti apertamente il suo appoggio a una giusta
e nobile causa.
Invitiamo il Governo italiano, i Parlamentari di qualsiasi orientamento
e tutti i cittadini a porre in essere ogni iniziativa diplomatica
nei confronti del Governo tedesco e ad operare, affinché
sia trovata un' equa soluzione legislativa anche in Italia, per
porre riparo a quella che si sta delineando come una vera beffa
ai danni degli internati italiani, militari e civili.
ANRP - Associazione Nazionale Reduci Prigionia, Internamento e
Guerra di Liberazione
ANAP Confartigianato - Associazione Nazionale Anziani e Pensionati
EASA - Ente Assistenza Sociale agli Artigiani
ENAPA - Ente Nazionale Assistenza e Patrocinio Agricoltori
ENASCO - Ente Nazionale Assistenza Sociale per gli Esercenti attività
commerciali
EPACA Coldiretti - Ente Patrocinio e Assistenza ai Coltivatori Agricoli
EPASA - Ente Patronato Assistenza Sociale per gli Artigiani
INAC - Istituto Nazionale di Assistenza per i Cittadini
INAPA - Istituto Nazionale di Assistenza e Patronato per l'Artigianato
ITACO - Istituto Tutela Assistenza Commercio Turismo e Servizi-Confesercenti
INCA-CGIL - Istituto Nazionale Confederale Assistenza
INAS-CISL - Istituto Nazionale Assistenza Sociale
ITAL-UIL - Istituto Tutela Assistenza Lavoratori Patronato
ACLI FNP-CISL - Federazione Nazionale Pensionati
SPI-CGIL - Sindacato Pensionati Italiani
UILP-UIL - Unione Italiana Lavoratori Pensionati
GLI EX INTERNATI ‹‹BERLINO CONTINUA AD IGNORARCI››
‹‹Non ci può essere giornata della memoria se
c'è "smemoria". Nella giornata della memoria si
vuole parlare soltanto di quello che è facile, la Shoah.
Ma in Italia abbiamo un fenomeno nel fenomeno: centomila "schiavi
di Hitler" sopravvissuti, su un totale di oltre seicentomila
civili e militari costretti a lavorare nelle fabbriche del Terzo
Reich. Centomila uomini spesso molto vecchi e malati che dopo oltre
60 anni dalla liberazione aspettano ancora un riconoscimento e un
indennizzo››. E' amaro e polemico Enzo Orlanducci, segretario
generale dell'‹‹Anrp››, l'‹‹Associazione
nazionale reduci e prigionieri di guerra››, perché
non ha ancora dato risultati il ricorso presentato alla Corte costituzionale
tedesca contro la legge istitutiva della ‹‹Fondazione
Memoria Responsabilità e Futuro›› che ha l'incarico
di gestire i 10 mila miliardi di lire versati da banche, grandi
aziende e governo tedeschi per indennizzare le vittime del lavoro
forzato. E perché ‹‹ non si attenua››
il disinteresse e il silenzio che sia in Germania sia in Italia
circonda gli ex lavoratori forzati italiani: ‹‹Per ricordare
il tragico destino dei nostri 500 mila morti abbiamo dovuto fare
inserti a pagamento sui giornali. Altrimenti nessuno ne avrebbe
parlato››.
Orlanducci e l'‹‹Anrp›› chiedono che a tutti
i sopravvissuti non sia riconosciuto soltanto un tributo morale,
ma venga corrisposto anche, un indennizzo, sia pure minimo. Il problema
riguarda la stragrande maggioranza degli ex lavoratori forzati internati
nei lager: in Italia il 90 per cento dei potenziali aventi diritto
agli indennizzi è rappresentato da militari deportati in
Germania dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e impiegati a forza
nell'industria di guerra del Reich. Il regime nazista li etichettò
come ‹‹Imi›› - internati militari italiani
- e non come prigionieri di guerra, privandoli così delle
garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929 e dell'assistenza
della Croce Rossa. Ma la loro situazione viene assimilata oggi alla
condizione di prigionieri di guerra che la legge tedesca esclude
dagli indennizzi previsti per i lavoratori forzati. ‹‹
Un falso giuridico e storico contraddetto dalle conclusioni unanimi
degli studiosi della repubblica Federale, che considerano il contributo
degli "imi" alle fabbriche del Terzo Reich secondo soltanto
a quello degli ebrei››, è la denuncia di Orlanducci.
La differenza è chiara, sottolinea il segretario dell'‹‹Anrp››:
‹‹Gli internati erano privi di tutele internazionali
e obbligati arbitrariamente e unilateralmente al lavoro nei campi
di punizione››.
L'impressione dell'‹‹Anrp›› è che
la Germania abbia sbagliato i calcoli e non se la senta di ripresentare
una legge che prevede maggiori oneri di spesa. La somma raccolta
dalla Fondazione - pari a 10 mila miliardi di lire - deve coprire
gli indennizzi per tutti gli ex ‹‹schiavi di Hitler››,
la maggior parte dei quali vive oggi nell'Est europeo: per gli occidentali
sono previsti soltanto 540 milioni di lire. Una somma del tutto
insufficiente, secondo Orlanducci: ‹‹Mancano i soldi
e si cominciano ad escludere le categorie maggiori: nel nostro caso
gli internati militari››.
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BERLINO AMNESIE POLITICHE La Germania ricorda le vittime
del nazismo, ma non è disposta a risarcirle tutte. E i deportati
italiani sono dimenticati a Roma e a Berlino
Dal 1999, quando il parlamento e il governo si sono trasferiti a
Berlino, assistiamo a un salto di qualità nella politica
tedesca della memoria. Per la Berliner Republik, insediata in quella
che fu la capitale del ‹‹Terzo Reich››,
il confronto - anche simbolico - con il passato nazista è
diventato un elemento della ragion di stato. L'agenda urbanistica
è densa di musei e monumenti già realizzati da portare
a termine.
Ed è stata creata la fondazione ‹‹Memoria, responsabilità
e futuro›› per indennizzare i sopravvissuti al lavoro
coatto nella Germania nazista.
Ma la memoria umana non è perfetta, e anche la Berliner Republik
ha le sue amnesie. Quella che più ci tocca da vicino è
l'esclusione di circa centomila sopravvissuti italiani dai già
striminziti indennizzi di cui sopra. Per loro, ha constatato il
ministero delle finanze, non erano previsti stanziamenti, del resto
mai rivendicati da Roma. Siccome i soldi basteranno appena per gli
ebrei e per i deportati dalla Polonia e dall'Unione sovietica, gli
italiani non-ebrei non riceveranno nulla, tranne quelli passati
per i lager delle SS.
Gli internati militari vengono esclusi perché, sarebbero
stati, ‹‹prigionieri di guerra››, sebbene
mai siano stati trattati come tali, ma come schiavi. I deportati
civili, sottoposti a condizioni particolarmente punitive e aspre
paragonabili a quelle dei deportati dell'est, resteranno ugualmente
fuori, al pari dei deportati dall'Europa occidentale.
A battersi contro questo doppio insulto alla verità storica
è rimasta in Italia l'associazione dei reduci dalla prigionia,
dall'internamento e dalla guerra di liberazione (Anrp), presieduta
da Enzo Orlanducci. In questi giorni la Anrp ha depositati presso
la Corte costituzionale tedesca 942 ricorsi contro la legge istitutiva
della fondazione ‹‹Memoria, responsabilità e
futuro››. I ricorrenti contestano le norme che consentono
un'arbitraria discrezionalità nei rimborsi, a seconda delle
convenienze di cassa, e quelle che escludono ricorsi alla magistratura
ordinaria, visto che gli indennizzi vengono ricondotti a un atto
di ‹‹liberalità››, non a un diritto
soggettivo riconosciuto.
L'avarizia riservata agli Zwangsarbeiter contrasta stranamente con
la generosità con cui la Berliner Republik si accinge a ‹‹musealizzare››
altre ferite del nazismo. La possibile spiegazione è che
questi progetti, dedicati alla memoria delle vittime, sono anche
un monumento alla Berliner Republik medesima: alla sua buona coscienza
ritrovata. Quella buona coscienza che consente tra l'altro al governo
Schröeder-Fischer di ritornare senza imbarazzo sulla scena
internazionale anche con strumenti militari (si veda la guerra alla
Serbia per il Kosovo, o il contributo alla guerra contro il terrorismo).
Elemento centrale nel possesso di redenzione simbolica sarà
il ‹‹Memoriale agli ebrei d'Europa uccisi››.
Vicino alla Porta del Brandeburgo sarà costruito, si spera
entro il 2004, il grande ‹‹campo di steli››
progettato dall'architetto Peter Eisenman: 2700 lastre di cemento
(odi ardesia: sul materiale si discute ancora), piantate nel terreno
a altezze diverse, daranno l'impressione di un ondeggiante mare
di pietra, o forse evocheranno un cimitero virtuale.
L'elenco degli altri progetti prova in modo impressionante quanto
la politica della memoria in Germania sia radicata e profonda.
Nel settembre scorso è stato inaugurato il museo ebraico,
nella suggestiva architettura pensata da Daniel Liebeskind, che
documenta i secoli di vita ebraica in Germania, e il contributo
dato dagli ebrei alla sua cultura. Sull'area che ospitò i
comandi centrali delle SS e della Gestapo si sta costruendo un museo
per la ‹‹Topografia del terrore›› che ricostruirà
i meccanismi della macchina di repressione e sterminio nazista.
Vicino al palazzo del Reichstag sono stati individuati i luoghi
dove sorgeranno altri due monumenti, in ricordo ai rom e agli omosessuali
uccisi nei lager .
Infine il 17 gennaio ha aperto i battenti a Berlino un'esposizione
sull'Olocausto (su il manifesto del 24 gennaio ne ha parlato Elena
Paba). E' il primo tentativo tedesco di ricostruire la Shoah nella
sua dimensione complessiva, in Germania e in Europa. E per la prima
volta non ci si ferma al 1945, ma si azzarda - pur con omissioni
e reticenze - un bilancio delle strategie della memoria e della
rimozione sino a oggi.
Questo impegno nasce da un bisogno autentico di fare i conti col
passato. Ma siccome non si può ricordare tutto con la stessa
intensità, occorre fissare delle priorità su cui certo
pesano anche considerazioni di opportunità politica.
Sugli indennizzi c'erano due urgenze: bloccare le cause collettive
contro le banche e le imprese tedesche e sanare il contenzioso con
i deportati dell'est, esclusi da ogni riparazione negli anni della
guerra fredda.
In questo ordine di priorità non trovavano posto i lavoratori
coatti italiani militari e civili. Qui non c'erano obblighi politici,
visto il silenzio dei nostri governi. Né si sono sentite
pressioni morali, dal momento che il nostro è il paese della
riconciliazione con ‹‹i ragazzi di Salò››.
Se abbiamo dimenticato la tragedia dei nostri deportati, non possiamo
pretendere che la ricordino gli altri.
CENTOMILA SOPRAVVISSUTI CHIEDONO LA PENSIONE
Nel giorno della ‹‹Memoria›› c'è
ancora spazio per dimenticare qualcuno. Quegli italiani, divenuti
schiavi di Hitler, e ormai persi nell'oblio di meccanismi burocratici
e distinguo che rischiano di cancellarne il ricordo. Il 27 gennaio,
data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, divenuto simbolo
perenne della Shoà e di tutte le deportazioni subite dagli
ebrei e dai 650.000 Internati Italiani (militari e civili) nei lager
nazisti che non cedettero al ricatto di barattare la loro condizione
di schiavi con l'adesione alla Repubblica di salò o al regime
nazional-socialista, ci ricorda quel terribile e oscuro periodo
della storia del nostro Paese. Il Giorno della Memoria ci coinvolge
maggiormente al pensiero delle migliaia di superstiti ancora viventi,
testimoni indifesi di irraccontabili misfatti. Enzo Orlanducci responsabile
del Coordinamento degli Enti, Associazioni, Sindacati e Patronati
per il Risarcimento delle Vittime del Nazismo, ricorda che sarebbe
possibile un'iniziativa diplomatica e legislativa atta a scongiurare
il perpetrarsi di una beffa ai danni di IMI ottuagenari, che nulla
avevano chiesto al Governo Federale Tedesco che, dopo averli invitati
a compilare l'apposita modulistica IOM e a documentare rigorosamente
la richiesta di indennizzo (scadenza a presentare la domanda 31
dicembre 2001), improvvisamente li ha - con un falso storico e giuridico
- inopinatamente esclusi considerandoli, dopo 60 anni, prigionieri
di guerra anziché Internati Militari Italiani - come disposto
da Hitler - e in virtù di tale qualifica non più beneficiari
della legge costitutiva del Fondo Memoria, Responsabilità
e Futuro.
L'ANRP (Associazione Reduci e Prigionieri delle Guerra) ha depositato
in questo giorni, presso la Corte Costituzionale Federale Tedesca,
l'adesione al procedimento di ricorso istituzionale contro la legge
istitutiva della Fondazione ‹‹Memoria, Responsabilità
e Futuro››, da parte di 942 ex deportati italiani, civili
e militari, costretti nel 1943/45 al lavoro coatto dal regime nazista.
Sono centomila, intanto, le domande presentate dai sopravvissuti
e dai parenti di quanti nel frattempo sono deceduti. Domande di
riconoscimento pensionistico che potrebbero rimanere lettera morta.
Nessuno degli internati italiani, militari e civili, si sarebbero
arricchiti con quel denaro ma brucia il fatto che in base a una
discutibile interpretazione, venga annullato il trattamento disumano
al quale furono sottoposti. Ora a dare ancora speranza a quanti
patirono nei lager nazisti il diretto interessamento di Silvio Berlusconi
e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio , Gianni Letta.
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