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I GIORNALI DICONO DI NOI

 

 

 

 

 

ANNO 2010

 

28 maggio

Il Manifesto

STRAGE DI DISTOMO - Interrotti i collegamenti

"Corre sui binari la vendetta tedesca"

Guido Ambrosino

 

28 maggio

Il Manifesto

Intervista

"Noi, vittime dei nazisti, siano offesi da questo decreto"

Carlo Lania

 

28 maggio

Il Manifesto

Stragi naziste, il governo blocca gli indennizzi

Giusi Marcante


 

 

 

ANNO 2009

 

aprile FORMICHE (anno VI n. 36)

"Le voci di una memoria dimenticata"
Maria Immacolata Macioti

 

3 aprile CORRIERE DELLA SERA

"Nazisti in Italia, Commissione sotto tiro"
Antonio Carioti

 

29 marzo blog.pupazzipensieri.it "Le Ardeatine - x non dimenticare"
di ericablogger
28 marzo IL MANIFESTO

"IL PREZZO DELLA STORIA - Ad una Commissione di storici l'ingrato compito di "coprire" il patto d'impunità tra Roma e Berlino"
Guido Ambrosino

 

08 gennaio LA NAZIONE

«Acquarelli dal lager in mostra a Sorano»
Giovangiuseppe Buono

08 gennaio IL TIRRENO

Una mostra con le opere dei deportati


 

 

 

 

ANNO 2008

 

29 luglio LA STAMPA (Torino)

«I clienti sono anziani e vogliono un anticipo di 500 mila euro»

29 luglio LA STAMPA (Torino)

Dai campi di sterminio di Gaggenau alla pronuncia dei giudici supremi

02 luglio DER TAGESSPIEGEL ItaliensNS-Opfer bestehen auf Entschädigung
(Le vittime italiane del nazismo insistono per un risarcimento)

Andrea Dernbach
29 giugno IL MANIFESTO

 

26 giugno LA REPUBBLICA

GLI "SCHIAVI DI HITLER" CONTRO LA FARNESINA
Le vittime italiane del nazismo deluse da Frattini sugli indennizzi
Andrea Tarquini

18 giugno IL MANIFESTO.IT

BERLINO: SÌ AL NEGOZIATO COL GOVERNO ITALIANO
Indennizzi ai forzati di Hitler
Guido Ambrosino

07 giugno IL MANIFESTO.IT Ricorsi e ordinanze, tra Berlino e Roma ormai è guerra giudiziaria
Marina Della Croce
05 giugno IL GIORNALE.IT Cassazione: pienamente legittime le cause degli "schiavi di Hitler"
05 giugno LA REPUBBLICA.IT Cassazione: per gli schiavi di Hitler Germania e Italia devono risarcire
09 maggio PUGLIA "LE PORTE DELLA MEMORIA - In un trimestrale il passato dei reduci di guerra e prigionia"
01 maggio NUOVOMOLISE.NET "Ricordare il passato e progettare il futuro, memoria dei prigionieri"
di Nicolino De Rubertis
07 marzo PUGLIA "Il Consiglio regionale della Puglia ricorda i deportati militari italiani"
04 marzo GARGANOPRESS

"La Puglia ricorda i Deportati Militari Italiani "

04 marzo LA REPUBBLICA

"Gli italiani schiavi di Hitler"
di Marco Ansaldo
Intervista a Claudio Sommaruga


 

 

 

 

ANNO 2007

 

26 ottobre NOTIZIE.NET Ex militari italiani contro la Merkel:
"Noi, schiavi di Hitler mai risarciti"

di Valeria Selmi
13 giugno CREMAONLINE.IT L'associazione Reduci dalla prigionia ha donato un'apparecchiatura al reparto di Cardiologia dell'ospedale di Crema.
13 giugno IL MANIFESTO La memoria smemorata
Guido Ambrosino
03 giugno IL MANIFESTO

Corone degli alpini per la truppa dell'Edelweiss
di G.A.

03 giugno IL MANIFESTO

 

 

 

 

ANNO 2006

 

28 febbario PUGLIA Quanti di loro erano pugliesi?
“Prigionieri di guerra”: il censimento dell’ANRP

di Felice Laudadio
   

 

 

 

ANNO 2005

 

   

"GIORNATA DELLA MEMORIA
Per non dimenticare i militari sardi
internati nei lager nazisti
"
di Paolo Pulina

 

8 novembre IL MANIFESTO "SPERANZE NEL BUIO ASSOLUTO
Auschwitz, la vita oltre l'orrore"

10 giugno PRESS RELEASE Le Porte della Memoria
(F.P.)

5 maggio STAMPA.CNR.IT

Gli Internati militari italiani, a sessant’anni dalla loro liberazione, ricordati con un convegno dell’Anrp che prende il titolo da una battuta di Giovannino Guareschi: “Non muoio neanche se mi ammazzano”.

 

27 gennaio L'INDIPENDENTE "ITALIANI INTERNATI. E SEPOLTI"
di Guido Ambrosino
26 gennaio METRO "Dolore e speranza nei canti della Shoah"
di Stefano Milioni
   

 

 

 

ANNO 2004

 

agosto SHALOM STORIE DI EROISMO
di Daniele della Seta
16 luglio AVVENIRE SOLDATI ITALIANI, SCHIAVI DI HITLER
24 giugno A.G.I. - Agenzia Giornalistica Italia - Rete 1 NAZIFASCISMO: CASINI, GRAZIE CIAMPI PER RICHIAMO ALLA MEMORIA
01 maggio LA NAZIONE Firenze

IL DOVERE DELLA MEMORIA
di Luigi Caroppo
Un Museo per ricordare la strage di Cefalonia.
Mobilitate ANRP, Regione e Provincia

 

18 marzo News ITALIA PRESS DEPORTATI ITALIANI IN GERMANIA: LA STORIA "RITROVATA"
14 marzo Il Centro
La Nuova Sardegna
Il Tirreno

“CI HA SORPRESO”
Il plauso dell’Associazione reduci
Ma i tribunali rischiano la paralisi

10 marzo Puglia “CEFALONIA: QUEL TRIENNIO DI OCCUPAZIONE E IL GRANDE CONTRIBUTO DELLA POPOLAZIONE LOCALE”

25 febbraio Roma
25 febbraio Il Mattino

UN LIBRO, UNA PROPOSTA
di Guido D'Agostino

 

20 febbraio Il Tempo

LAVORO COATTO IN GERMANIA - RINVIATA LA SENTENZA
di Franco Quintano

 

11 febbraio Corriere della Sera
11 febbraio L'Unità
11 febbraio Libero
25 gennaio Il Manifesto A BERLINO LA MEMORIA DEI 600MILA ITALIANI INTERNATI - di Guido Ambrosino
   

 

 

ANNO 2003

 

23 dicembre La Gazzetta del Mezzogiorno
8 maggio Press Release Anatomia di un'idea

 

 

 

 

 

ANNO 2002

 

"NO!" Anatomia di una Resistenza 1943-1945 (ed. A.N.R.P. Roma 2002)

RAI UNO - TG1 notte: LIBRI 9/10 giugno 2002

L'ANRP scrive ai Presidenti: Trovate una soluzione per l'indennizzo

La Stampa, 13.04.2002

Centomila problemi dimenticati

Il Manifesto, 09.03.2002

 

Premio Donna
07.03.2002

L'Italia riconosca agli Internati Militari Italiani dell'ultima guerra quello che la Germania vuole negare

Italia Oggi, 06.03.2002

Italiani esclusi dall'indennizzo per il lavoro forzato nei campi nazisti. Si muove il Parlamento

Culture Italy, febbario 2002

Berlino nega gli indennizzi agli internati italiani nei lager

Libero, 14.02.2002

500 Euro di indennizzo agli ex schiavi di Hitler

Il Tempo, 14.02.2002

Cosė Schroder vorrebbe umiliare i deportati italiani nei lager nazisti

L'Opinione, 14.02.2002

Gli schiavi italiani di Hitler - Il risarcimento negato

Il Manifesto, 14.02.2002

Il Parlamento si mobilita per gli schiavi di Hitler

Barbara Acquaviti, 12.02.2002

PER NON DIMENTICARE

Corriere della sera, 27.01.2002

GLI EX INTERNATI "BERLINO CONTINUA AD IGNORARCI"

La Stampa, 28.01.2002

BERLINO AMNESIE POLITICHE - La Germania ricorda le vittime del nazismo, ma non č disposta a risarcirle tutte. E i deportati italiani sono dimenticati a Roma e a Berlino

Il Manifesto, 27.01.2002

CENTOMILA SOPRAVVISSUTI CHIEDONO LA PENSIONE

Il Tempo, 24.01.2002

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ANNO 2001

 

Berlino non vuole risarcire gli italiani "schiavi di Hitler"
La Stampa , 17.10.01

Lavoro coatto, a Berlino non cade il muro
Il Manifesto, 12.10.01

90000 italiani beffati due volte?
Neues Deutschland, 10.10.01

Quando i giuristi capovolgono la storia nazista Frankfurter Rundschau, 10.10.01

Germania: lavoro coatto, ANRP minaccia ricorso
ANSA, 09.10.01

In germania si riapre la partita
Il Manifesto, 09.10.01

Niente indennizzi ai deportati italiani Berlino
Corriere Della Sera, 15.08.01

Agli internati militari (IMI) oltre il danno anche la beffa
Italia Oggi, 09.08.01

Gli IMI sono prigionieri, non schiavi di Hitler
La Repubblica, 04.08.01

 




"NO!" Anatomia di una Resistenza 1943-1945
(ed. A.N.R.P. Roma 2002)

"NO" è il titolo giusto per un rifiuto, il rifiuto di Claudio Sommaruga, (artigliere nella seconda Guerra Mondiale e deportato in Germania dopo l'8 settembre) di collaborare con il Terzo Reich, di essere liberato se avesse aderito alla Repubblica Sociale, di andare volontariamente a produrre per i tedeschi.
Ma raccontando la vita e le sofferenze proprie e dei compagni di sventura nei Lager nazisti, Sommaruga non rievoca solo i ripetuti rifiuti, ma tante affermazioni di dignità e di libertà. Scambiando libri con gli altri internati conduce un intenso programma di letture. Insieme sperimentano piccoli test di democrazia con gerarchie e incarichi elettivi e rispetto delle minoranze.
Oggi il Governo tedesco rifiuta di risarcire gli italiani che lavorarono nei campi nazisti sostenendo che non rientrano nelle categorie previste dalla legge "Memoria, Responsabilità e Futuro". Il testo di Sommaruga è la dimostrazione che quel risarcimento è un sacrosanto diritto!



L'ANRP SCRIVE AI PRESIDENTI: TROVATE UNA SOLUZIONE PER L'INDENNIZZO

RAU DA CIAMPI: SCUSE A MARZABOTTO, ATTO DOVUTO

Il Capo di Stato tedesco lunedì in Italia: ‹‹Costruiamo insieme un'Europa più coesa››


‹‹Sarà un'occasione per ricordare…il…passato, ma anche per, guardare al futuro››. Queste le parole con cui il presidente della Repubblica tedesca Johannes Rau ha sintetizzato, nel corso di un incontro con i giornalisti, il senso della sua prossima visita di Stato in Italia, lunedì prossimo. E ieri l'Associazione dei reduci ha scritto ai due presidenti, chiedendo una soluzione alla questione dell'indennizzo degli ex internati.
Saranno tre giorni molto intensi, in cui Rau incontrerà le autorità italiane per parlare di Europa, di Medio Oriente, di equilibri internazionali, ma in cui è prevista anche una visita a Marzabotto, per rendere omaggio alle vittime dell'eccidio nazista del 1944 e per chiedere ufficialmente scusa all'Italia, in nome di tutta la Germania. ‹‹Ogni volta che visito un paese che è stato colpito dalla seconda guerra mondiale - ha detto il presidente Rau - ho sempre onorato vittime e caduti. E' Accaduto in Grecia, è accaduto in Russia, e adesso accadrà in Italia. Credo che una visita nel luogo di un così orrendo massacro insieme al presidente della Repubblica italiana sia il segno tangibile di una riconciliazione; ci sono cose che non si possono dimenticare e su cui non si può tacere››. Ma cosa pensa il presidente dei ritardi con cui la giustizia tedesca si è mossa nel perseguire i criminali nazisti? ‹‹Sono responsabili le diverse procure, tedesche e italiane. Sono loro che devono occuparsi di ciò che va fatto››. L'iniziativa di andare a Marzabotto, precisa il presidente, è stata un'iniziativa comune di Italia e Germania, se credo si tratti di un gesto saggio e dovuto››.
Johannes Rau e Carlo Azeglio Ciampi sono legati da un comune europeismo che li ha fatti più volte incontrare. ‹‹Ciampi è stato il primo ospite ufficiale venuto in visita qui a Bellevue - ricorda Rau - e allora ero davvero molto emozionato…››. Su questioni europee, il presidente tedesco ha ricordato di volere un'Europa forte, con una Costituzione, due Camere e la forma di una Federazione di Stati Nazione. ‹‹Sarebbe un errore credere che un'Europa forte significhi un'Europa composta da due, tre grandi paesi, e la Germania non vuole affatto dominare sugli altri. Siamo un paese - ha aggiunto - che è diventato negli ultimi decenni più grande, più sviluppato, ma non più importante››.
Mancanze dell'Europa sono evidenti nella politica di difesa e di sicurezza, ha detto portando l'esempio di Israele: ‹‹Noi tedeschi dobbiamo stare molto attenti… Siamo per la fine delle violenze e dunque anche del terrore, ma crediamo Israele debba ritirarsi dai territori occupati palestinesi››.
Tra gli incontri previsti, anche quello con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: ‹‹Ci conosciamo già - ha detto Rau - Venne a trovermi una volta quando ero ministro presidente del Nordreno-Westfalia, e lui non era ancora presidente del Consiglio, ma imprenditore››. Il colloquio è fissato per il secondo giorno della visita, e vi parteciperà anche il ministro degli Esteri Joschka Fischer.
Oltre al premier, Rau incontrerà il sindaco di Roma Walter Veltroni, e terrà un discorso sull'Europa. ‹‹La situazione internazionale esige un'Europa più coesa - ha concluso -Era il 1972 quando Kissinger chiedeva "Che numero devo fare per telefonare in Europa?". Oggi avrebbe lo stesso problema, perché ci sono troppi numeri››


 

CENTOMILA PROBLEMI DIMENTICATI


‹‹Il mio incontro con questo amico è stato davvero piacevole››, gongolava ieri a Trieste Berlusconi. E' verosimile che il presidente del consiglio sia davvero soddisfatto del suo colloquio col cancelliere tedesco Gerhard Schröeder.
Intanto l'appuntamento, rinviato da settembre, c'è finalmente stato. Non si è firmato nessun documento? Che importa, contano le immagini televisive. Invece che di consultazioni intergovernative, con la partecipazione di tre o quattro ministri, un incontro a due di un paio d'ore? Meglio i capi di governo da soli (e il nostro vale per due, visto che è anche titolare degli esteri), così i leader risaltano meglio.
L'immagine del governo italiano sui media tedeschi è talmente catastrofica, che una stretta di mano con Schröeder - tanto più nella fotogenica cornice di Trieste - è già un terno a lotto per Berlusconi.
Non c'era qualche controversia, come l'opposizione al mandato di cattura europeo o al sequestro internazionale dei beni? Per carità, non è più un tema per l'esecutivo (tanto ci penserà in parlamento la maggioranza di ‹‹casa›› nostra a bloccare questi progetti liberticidi). I deliri di Bossi su l'Europa fascista e/o stalinista, contro cui mobilitare i popoli? Ma caro Gerhard, non devi prenderlo troppo sul serio. Ogni tanto il Bossi sbraita per tenere buoni i suoi, ma mica morde…
Berlusconi è un mago, che sa far sparire d'incanto i problemi. Figurarsi se gli passa per la testa di sollevare quelli di cui non si parla.
Di problemi sottaciuti tra Italia e Germania ne abbiamo adesso non uno, ma centomila: tanti quante le domande di indennizzo presentate dai sopravvissuti al lavoro coatto nella Germania nazista, deportati civili e ex internati militari. Tranne i pochi scampati alla morte nei lager delle SS, gli italiani sono stati esclusi dai rimborsi con due decisioni arbitrarie del ministro delle finanze del governo Schröeder. Perfino qualche funzionario tedesco di buona volontà è scandalizzato da questa discriminazione e ci chiede: ‹‹Ma perché il vostro governo non protesta?››
Già ve lo immaginate Berlusconi che rovina il ‹‹clima amichevole›› del rendez-vous triestino con una grana così poco appetitosa? E' un caso di conflitto di interessi non previsto dalla legge Frattini. Il presidente del consiglio nonché ministro degli esteri avrebbe il dovere di sostenere le ragioni di centomila italiani. Ma il signor Berlusconi, afflitto com'è dalle persecuzioni e dalle maldicenze dell'internazionale bolscevica dei media e dei magistrati, non può permettersi di aprire altre vertenze oltre quelle per la tutela del suo onore.
Pure ci vorrebbe poco. Il ministero delle finanze tedesco considera come ‹‹non avvenuto›› il passaggio di status degli internati militari a ‹‹lavoratori civili›› nel 1944, perché contrario alle regole del diritto internazionale. Basterebbe fargli notare che tale cambiamento di status è stato invece riconosciuto per i prigionieri di guerra polacchi, sfruttati come ‹‹civili›› dal maggio 1941.L'unica differenza è che il governo polacco si è battuto per questo riconoscimento, il nostro no.
I deportati civili italiani vengono esclusi con l'argomentazione che, provenendo da un paese ‹‹occidentale››, non sarebbero stati discriminati come gli slavi. Basterebbe spiegare al ministro delle finanze Eichel che l'Italia per i nazisti non era un paese ‹‹occidentale››, ma ‹‹meridionale››, con una popolazione da collocare ai gironi inferiori del lavoro coatto.
Ma visto che abbiamo il governo Berlusconi-Fini, zitti e mosca con Berlino. Salvo poi cercare di far dimenticare questa ignavia diplomatica, proponendo, come l'onorevole Rivolta di Forza Italia, di dare agli Zwangsarbeiter una medaglia e 500 euro (italiani), a titolo di "riconoscimento morale!"
Ps. In attesa della medaglia i sopravvissuti italiani farebbero bene a ricorrere contro il ministero delle finanze tedesco presso il tribunale amministrativo berlinese.

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L'ITALIA RICONOSCA AGLI INTERNATI MILITARI ITALIANI DELL'ULTIMA GUERRA QUELLO CHE LA GERMANIA VUOLE NEGARE


E' dalla data della legge istitutiva della Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro" costituita dal Governo della Repubblica federale di Germania, su sollecitazione di alcuni governi stranieri, in cooperazione con ditte private ed enti governativi e non governativi, vale a dire dall'11 agosto del 2000, che quanti furono definiti dal Fuhrer Internati Militari Italiani hanno intravisto qualche possibilità di ottenere una forma, sia pur modesta, di indennizzo per i lavori forzati ai quali sono stati sottoposti nei campi di concentramento nazisti in un regime di pressoché totale schiavitù.
Si deve certo ricordare che, grazie a tale dizione, essi furono privati di ogni tutela giuridica, di quella, in particolare, spettante ai prigionieri di guerra, e, come risulta da alcuni atti ufficiali, furono sottoposti al peggiore trattamento rispetto ad altri internati.
Pertanto l'istituzione della citata Fondazione ha fatto sorgere in queste persone una notevole aspettativa di vedere riconosciuta sul piano giuridico-morale la loro condizione di servitori fedeli dello Stato italiano catturati e detenuti da coloro che, pochi giorni prima dell'8 settembre 1943, erano considerati fidati.
Se, dunque, l'esclusione degli IMI dalla categoria dei prigionieri di guerra è stata causa di privazioni e di maltrattamenti nel corso del secondo conflitto mondiale essendo negata, grazie a tale qualifica, l'applicazione nei loro confronti delle norme in materia di diritto bellico e, in particolare, di quelle contenute nella Convenzione di Ginevra del 27 luglio 1929 sul trattamento dei prigionieri di guerra, sembrava che tale esclusione consentisse invece loro di beneficiare della normativa prevista per l'istituzione della citata Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro" proprio per la loro qualifica di semplici internati militari e non già di prigionieri di guerra. Al contrario, a seguito e sulla base di un parere espresso da esperto tedesco, su richiesta del governo germanico, il quale sembrava desideroso di realizzare un'operazione di catarsi destinata a chiudere un capitolo di una triste vicenda storica, questo governo è pervenuto alla conclusione che, essendo in atto un conflitto bellico, gli Imi dovevano essere considerati come veri e propri prigionieri di guerra. Essi, pertanto, dovevano essere esclusi da forme risarcitorie previste dall'atto istitutivo della Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro", pur riconoscendo la loro dura e pesante condizione di prigionieri senza tutela e pur facendosi appello alla comprensione (Verstandniss) del governo italiano per la posizione assunta e il convincimento raggiunto.
E' opportuno tralasciare ogni considerazione sulla circostanza che l'assunzione di una posizione conforme al diritto, o ritenuta tale, prescinde da ogni riferimento alla comprensione, dato che il diritto e la comprensione si riferiscono a livelli diversi, ugualmente percorribili validamente, ma senza possibilità di intersecazione.
Si vuole solo rilevare l'inattendibilità della conclusione cui l'esperto è pervenuto e, di conseguenza, il rilievo per il quale il governo tedesco, anziché giovarsi di una Commissione eventualmente mista, cioè italo-germanica, ha fatto riferimento al parere di una sola persona allo scopo di arrivare al risultato di negare su basi giuridiche soddisfazione alle richieste di indennizzo (sull'argomento vedi l'azione svolta dall'ANRP e confronta il sito Internet www.anrp.it e e-mail: anrpita@tin.it), www.indennizzolavoratoriforzatinazismo.it tali richieste, presentate agli uffici dell'OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), ammontano intorno alle 112 mila al 31 dicembre 2001. Non si può negare che oggi appare assai improbabile che la Germania, pur riconoscendo le sue responsabilità, muti il proprio avviso indennizzando gli Imi, a meno che un'appropriata azione diplomatica da parte italiana non riesca a conseguire siffatto risultato. Ciò non toglie che, sotto il profilo del diritto internazionale, la responsabilità continui a gravare sulla Germania che, se non altro, potrebbe procedere a un risarcimento morale (la cosiddetta soddisfazione) nei confronti degli Imi. Data tuttavia la rigidità della posizione tedesca, è possibile che lo Stato italiano decida di intervenire non già sul piano della responsabilità, che non grava su di esso, bensì in surrogazione della Germania, provvedendo a dare un riconoscimento, anche simbolico, a quanti hanno servito lo stato che era indiviso all'epoca in cui iniziarono i rastrellamenti che portarono gli Imi nei lager. Al riguardo meritano attenzione due disegni di legge, aventi come primi firmatari rispettivamente il senatore Luigi Marino e l'onorevole Dario Rivolta, diretti entrambi a contemplare un riconoscimento a favore degli Imi e che potrebbero essere unificati. Essendo tali disegni di legge nella fase iniziale, vale a dire che precede la discussione, non si intende con questa informazione suscitare nuove speranze che potrebbero andare ancora una volta deluse, ma solo riconoscere la volontà, da parte del parlamento italiano, di arrivare a una soluzione del problema, diretto soprattutto a esprimere, in qualche modo gratitudine a quanti hanno sofferto e subito un trattamento inumano.

 


ITALIANI ESCLUSI DALL'INDENNIZZO PER IL LAVORO FORZATO NEI CAMPI NAZISTI: SI MUOVE IL PARLAMENTO


Si è tenuta mercoledì 13 febbraio 2002, presso la Casa Madre del Mutilato a Roma, una conferenza stampa in cui sono state illustrate le proposte di legge presentate al Parlamento italiano perché venga assicurato un giusto riconoscimento ai prigionieri italiani catturati dopo l'8 settembre '43 e internati nei campi nazisti. Ricordiamo infatti che l'estate scorsa la "Fondazione Memoria, Responsabilità e Futuro" (creata nel 2000 per risarcire i sopravvissuti al lavoro coatto nella Germania nazista) aveva ufficialmente informato che - a seguito della perizia dell'esperto giuridico incaricato dal governo tedesco - i militari italiani trasferiti in Germania per essere addetti al lavoro forzato sono da considerarsi "prigionieri di guerra" e che quindi non potranno essere inclusi tra i beneficiari del risarcimento previsto dalla legge dell'agosto 2000. Una decisione che ha escluso 90 mila italiani dall'indennizzo per il lavoro forzato svolto durante il nazismo. Si tratta di un clamoroso falso giuridico e storico che il Coordinamento fra associazioni, enti, sindacati e patronati a favore degli ex lavoratori coatti italiani nella Germania nazista ha confutato.
Nel corso della conferenza stampa sono state commentate le proposte di legge presentate dal Sen. Luigi Marino (Comunisti Italiani) e dagli On. Dario Rivolta e Antonio Palmieri (FI) a favore delle vittime italiane militari e civili del regime nazista.
Sono poi intervenuti la professoressa Maria Rita Saulle, docente di Diritto Internazionale Università La Sapienza di Roma e il Prof. Enzo Orlanducci, Segretario Generale dell'ANRP e responsabile del Coordinamento fra associazioni, enti, sindacati e patronati per il risarcimento delle vittime italiane del nazismo.
L'ANRP(Associazione Nazionale Reduci e Prigionieri di guerra)ha illustrato il ricorso depositato presso la Corte Costituzionale tedesca da 942 ex lavoratori coatti italiani del regime nazista per l' illegittimità della legge istitutiva della Fondazione "Memoria Responsabilità e Futuro".
Nel ricorso vengono contestate le norme che consentono un arbitraria discriminalità negli indennizzi a seconda delle convenienze di cassa e quelle che escludono ricorsi alla magistratura ordinaria, visto che i risarcimenti vengono ricondotti ad un atto di "liberalità" e non ad un diritto riconosciuto.

 


BERLINO NEGA GLI INDENNIZZI AGLI INTERNATI ITALIANI NEI LAGER


Per anni hanno fatto gli schiavi nei campi di concentramento nazisti senza che venisse loro riconosciuto lo status militare né venissero loro applicate le convenzioni per i prigionieri di guerra. Ora che dovrebbero essere risarciti, i quasi 80mila reduci militari italiani internati dal Terzo Reich si sentono dire che non hanno diritto a nulla perché erano da considerarsi, ex post, come prigionieri di guerra.
Quando ci sono di mezzo i soldi, l'attuale Germania socialista non è di certo seconda alla sua antenata nazional-socialista. Questa incredibile storia degli internati militari italiani, che una leggina varata nell'agosto del 2000 in fretta e furia dal governo Schröeder ha privato di ogni diritto a venire risarciti per il trattamento che subirono nei lager di Hitler, è venuta fuori ieri in una conferenza stampa organizzata proprio dall'ANRP, Associazione nazionale prigionieri di guerra, presieduta dal professor Enzo Orlanducci.
I deputati Dario Rivolta e Antonio Palmieri di Forza Italia hanno anche presentato una propria proposta di legge per indennizzare sia pure solo simbolicamente (da parte dell'Italia) questi sfortunati 80 mila reduci, tutti ormai ultra ottantenni. Quaranta milioni di euro da dividere per 80 mila persone sarà sentito come un gesto simbolico ma se si pensa che gli interessati hanno persino dovuto fare ricorso alla corte federale tedesca tramite l'avvocato Joachim Lau perché venga dichiarata lesiva della costituzione tedesca la legge che costituisce la "Fondazione memoria responsabilità e futuro", si capirà il valore dei simboli. Tale legge infatti vorrebbe limitare i risarcimenti per gli internati italiani a una cifra oscillante tra i tre e seimila euro tutto compreso. Escludendo i militari. Si valuta che oltre seicentomila siano stati gli italiani deportati come schiavi e internati nei lager tedeschi per essere utilizzati senza diritti e a basso costo nella produzione di guerra. Questi uomini vissero un vero e proprio inferno in terra: basta leggersi le testimonianze dei due ricorrenti all'alta corte tedesca, Michele Montagano e Luigi Ferrini, per rendersene conto.
La legge della Repubblica Federale Tedesca del 12 agosto 2000 istituisce la Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro", con lo scopo di onorare la memoria, indennizzare il lavoro coatto estorto dalla Germania nazista, chiudere col passato. Più cinicamente, essa è nata dalla necessità per le imprese e lo stato tedesco di evitare gli esiti di una serie di cause collettive intentate, ad esempio, dalle organizzazioni ebraiche davanti ai tribunali ai tribunali americani. Ai Paesi occidentali, fra i quali l'Italia, è destinato solo il 5% degli stanziamenti (10 miliardi DM). Nella valutazione (540 milioni DM, pari a circa 540 miliardi di lire) superficiale della scarsa incidenza dei lavoratori coatti occidentali, si riassume tutta la specificità del caso italiano.
Chissà se il cancelliere Schröeder e tutti i verdi tedeschi, no global compresi, hanno mai letto il libro del signor Montagano, "I prigionieri e gli internati militari italiani nella seconda guerra mondiale". Forse Schröeder dovrebbe leggere quel libro per capire quale dovrebbe essere la differenza di comportamento tra la Germania dell'epoca e quella di oggi.

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500 EURO DI INDENNIZZO AGLI EX SCHIAVI DI HITLER


Per gli schiavi di Hitler italiani - i 700.000 militari e civili deportati in Germania tra l'8 settembre 1943 e l'8 maggio 1945 per lavorare forzatamente all'industria bellica tedesca - si muove il Parlamento italiano. Di fronte alla posizione della Germania che ha negato agli italiani la possibilità di essere risarciti per quei 20 mesi di sofferenze, due proposte di legge, del sen. Luigi Marino (Comunisti italiani) e degli on. Dario Rivolta, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e Antonio Palmieri (FI), si pongono ora l'obiettivo di un indennizzo morale e simbolicamente economico a decine di migliaia di italiani militari internati (Imi) dal Terzo Reich.
Le due iniziative chiedono sostanzialmente le stesse cose, pur non essendoci stato un accordo o una consultazione precedente, e chiamano in causa il governo italiano ‹‹chiedendo che faccia la sua parte con un riconoscimento morale, civile ed economico›› ai familiari delle vittime e ai 90.000 sopravvissuti.
Seppure l'iter parlamentare non lasci sperare una soluzione imminente, i promotori delle proposte di legge si sono dati una sorta di data di scadenza, il 20 settembre2003: il 20 settembre 2003 - chiede la proposta di legge Rivolta-Palmieri - diventi la giornata commemorativa, e in quell'occasione venga consegnata, quale indennizzo morale, una medaglia alla memoria ai familiari degli Imi ormai defunti. La proposta inoltre riconosce un indennizzo economico se pur simbolico, agli ex Imi viventi. L'importo totale è di 40 milioni di euro, pari a meno di 500 euro per ogni sopravvissuto.

 


COSI' SCHROEDER VORREBBE UMILIARE I DEPORTATI ITALIANI NEI LAGER NAZISTI


Lavorarono per anni nei campi di concentramento nazisti senza che venisse loro riconosciuto lo status militare né venissero loro applicate le convenzioni per i prigionieri di guerra. Ora che dovrebbero essere risarciti per le loro sofferenze, i quasi 80 mila reduci militari italiani internati dal Terzo Reich si sentono dire che non hanno diritto a nulla perché erano da considerarsi, ex post, come prigionieri di guerra. Non c'è dubbio che, quando ci sono di mezzo i soldi, l'attuale Germania socialista ragioni e operi con metodi e con burocrazie non molto differenti da quelli usati dalla sua non lontana parente nazional-socialista.
Leggere per credere questa incredibile storia di internati militari italiani che una leggina varata nell'agosto del 2000 in fretta e furia dal governo Schroeder ha privato di ogni diritto a venire risarciti per il trattamento che subirono nei lager di Hitler.
Gli interessati e gli eredi dei 50 mila morti nei lager nazisti hanno persino dovuto fare ricorso alla corte federale tedesca tramite l'avvocato Joachim Lau perché venga dichiarata lesiva dalla costituzione tedesca la legge che costituisce la Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro" (nome altisonante a fronte di una sostanza del tutto truffaldina), unendosi in gruppo con l'Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento presieduta dal professor Enzo Orlanducci.
Tale legge infatti vorrebbe limitare i risarcimenti per gli internati italiani a una cifra oscillante tra i tre e seimila euro, tutto compreso. Escludendo i militari.
Un po' di antefatti: il 20 settembre del 1943 Adolf Hitler non riconobbe come prigionieri di guerra 650.000 deportati Italiani per poterli schiavizzare senza alcun controllo. Li classificò, infatti, come Internati Militari Italiani, categoria ignorata dalla Convenzione di Ginevra sui Prigionieri del 1929. Seguirono venti mesi di violenze fisiche e morali, fame, malattie. In 50.000 persero la vita nei Lager, i sopravvissuti furono etichettati nell'agosto 1944 come "lavoratori civili volontari/obbligati". Uno dei ricorrenti all'alta corte tedesca si chiama Michele Montavano cittadino italiano, ed è un ex ufficiale dell'esercito italiano.Venne arrestato dalle truppe tedesche l'11 settembre 1943, a Gradisca d'Isonzo e da lì trasferito a Villa Opicina a Trieste, dove venne interrogato e gli venne data la possibilità do collaborare con le truppe tedesche, Dopo aver respinto questa proposta, insieme a tutta la sua compagnia, venne trasportato in un carro bestiame in Polonia, nel campo di concentramento di Thorn e venne registrato con il numero 27359. Subì successivi trasferimenti e rimase per brevi periodi nei lager di Cestocau, Tarnopol, Sieldce e Biala Podlasca ecc. Della sua triste avventura ha scritto un libro: "I prigionieri e gli internati militari italiani nella seconda guerra mondiale", editore Renato Sicurezza. Eccone un passo molto significativo: "…davanti alle baracche ci aspetta il capo del lager con un maresciallo delle SS, armato di un grande bastone e due sbirri che tengono in mano dei tubi di gomma. A tutti noi vengono strappati con rabbia i gradi di servizio e le stellette. Per più di tre ore i prigionieri vengono fatti correre in carosello, in cerchio come i cavalli. Mentre con i bastoni e i tubi di gomma vengono colpiti sulla schiena e in testa e il capo del lager continua a sparare tra i loro piedi ridendo beffardo. Verso mezzanotte vengono portati in una baracca scura e sporca, distrutti e mezzi congelati, senza riuscire a trovare un posto dove poter sdraiare il corpo martoriato. Al risveglio si rendono conto che sono arrivati nell'anticamera dell'inferno…"
Altro ricorrente, altro esempio.
Luigi Ferrini è cittadino italiano, nell'estate del 1944 aveva appena 18 anni. Viveva con i suoi genitori nel paesino di Talla, vicino ad Arezzo. Per combattere i partigiani operanti in questa regione, le truppe tedesche minacciarono la popolazione civile con rappresaglie, che misero anche in atto. Più di 30 abitanti del paese di Talla vennero uccisi. Faceva parte delle rappresaglie anche la deportazione in Germania, ai lavori forzati.
"Il 4.8.1944 Ferrini venne arrestato da soldati della Wehrmacht in un campo vicino al podere dei suoi genitori, senza che ce ne fosse stato motivo. Venne portato prima in un campo raccolta a Forlì e poi in Germania …una delle località si chiamava Kaala o Kahla e si trovava da qualche parte nella Germania centrale. I prigionieri del lager dovevano costruire un tunnel sotto un aeroporto. I prigionieri…lavoravano dal sorgere al calar del sole, sette giorni alla settimana. Era loro assolutamente proibito entrare in contatto con la popolazione locale. Ogni trasgressione veniva punita con percosse. La razione giornaliera di cibo per sei persone era costituita da un pezzo di pane e una barbabietola.Molti prigionieri morirono per fame. Ogni mattina venivano portati via i corpi di coloro che erano morti durante la notte, affinché nuovi prigionieri potessero prenderne il posto. Ferrini mangiava tutto quello che poteva trovare: ratti, topi, uccelli morti, radici. Le pessime condizioni di vita decimarono immediatamente il gruppo di persone con cui era stato arrestato e deportato…
Ferrini riuscì a tornare in Italia passando per la Cecoslovacchia nell'agosto 1945. Delle sette persone che erano state arrestate insieme a lui il 4.8.44, soltanto due sono riuscite a sopravvivere". Ieri in una conferenza stampa organizzata proprio dall'Anrp i deputati Dario Rivolta e Antonio Palmieri di Forza Italia, stigmatizzando l'atteggiamento e le leggi della Germania socialista, hanno presentato una propria proposta di legge per indennizzare sia pure solo simbolicamente (da parte dell'Italia) questi sfortunati 80 mila reduci, tutti ormai ultra ottantenni.
E' un contentino, certo, ma almeno l'istituzione di una giornata della memoria e il simbolico risarcimento da 40 milioni di euro da dividere per 80 mila persone sarà sentito come un gesto simbolico che con questi chiari di luna sarà pur sempre meglio del trattamento loro riservato dalla democratica Germania di Schroeder.


GLI SCHIAVI ITALIANI DI HITLER - IL RISARCIMENTO NEGATO


Prima hanno negato loro lo status di prigionieri di guerra, con la conseguente privazione di ogni diritto: ora - per risparmiare - glielo riconoscono. E' tragicamente beffarda la sorte dei quasi 700.000 lavoratori coatti italiani che la Germania nazista deportò e cui quella democratica ora nega i risarcimenti e cui quella democratica ora nega i risarcimenti.
Soldati e civili italiani - che negandosi all'arruolamento militare o sabotando la produzione bellica, contribuirono alla sconfitta di Hitler - morirono in 50.000 nei campi di lavoro e in quelli di sterminio, durante la guerra furono trattati come ‹‹criminali comuni›› e oggi non possono usufruire dei 540 milioni di marchi che lo stato tedesco ha stanziato per risarcire i ‹‹lavoratori coatti›› del ‹‹resto del mondo›› (cioè i non ebrei e le popolazioni non provenienti dall'est europeo). Giocando ‹‹sull'ambiguo›› status dell'Italia durante la seconda guerra mondiale nei confronti della Germania - prima alleata, poi neutrale e, infine, solo dal 13 ottobre 1944, nemica, ma le deportazioni erano iniziate subito dopo l'8 settembre '43 - le autorità tedesche hanno deciso di escludere i lavoratori coatti italiani dai risarcimenti, le cui richieste sono arrivate a migliaia dopo il varo della legge sui risarcimenti agli ‹‹schiavi di Hitler››, anche grazie al lavoro dell'Associazione dei reduci e dei prigionieri di guerra.
Contro questa esclusione si sta muovendo anche il parlamento italiano, dove sono state presentate due proposte di legge - una della sinistra, l'altra del centro-destra - sostanzialmente analoghe, che chiedono al governo italiano di fare la sua parte ‹‹per un riconoscimento morale, civile ed economico›› ai familiari delle vittime e ai 90.000 sopravvissuti. Nei due testi presentati si propone che il 20 settembre - a partire dal 2003 - diventi una giornata commemorativa (la data corrisponde al giorno del '43 in cui Hitler istituì la ‹‹la categoria›› degli ‹‹Internati militari italiani››) dello scempio compiuto ai danni dei nostri connazionali tradotti coattamente in Germania e che in quella data venga consegnata a reduci e familiari una medaglia ‹‹quale indennizzo morale››. Inoltre si propone un piccolo e simbolico indennizzo a carico dello stato italiano ai sopravvissuti, nella misura di 550 euro a testa (in tutto la spesa corrisponderebbe a 40 milioni di euro). Secondo il senatore Martino (Pdci), primo firmatario della proposta di legge della sinistra, la cifra dovrebbe essere stanziata già nella prossima finanziaria.
L'ipotesi dei due disegni di legge - che, dati i tempi parlamentari, rischia di essere approvata chissà quando - non soddisfa L'Associazione nazionale dei reduci e prigionieri di guerra, indignata per l'atteggiamento della Germania democratica. Le proposte di legge presentate non ‹‹dispiacciono›› all'ANRP - che chiede al governo italiano di assumerle in fretta con un proprio decreto legge, per evitare le lungaggini parlamentari - ma i ‹‹reduci›› pretendono il riconoscimento dei loro diritti dal governo tedesco o, almeno, le scuse formali per essere stati trattati in quel mondo; dai nazisti prima e dalla Germania democratico ora.

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Il Parlamento si mobilita per gli schiavi di Hitler


Due diverse proposte, presentate dal deputato Dario Rivolta (FI) e dal senatore Luigi Marino (Pdci) per indennizzare i civili e i militari costretti a lavorare nei lager nazisti.

ROMA - Un riconoscimento alla memoria. Un gesto simbolico che certo non può ripagare migliaia di uomini dei terribili anni trascorsi come lavoratori forzati nei lager nazisti. Il Parlamento italiano si mobilita, a destra e a sinistra, e cerca di colmare il vuoto che il Bundestag non è riuscito a riempire. Due diverse proposte di legge, presentate dal deputato di Forza Italia Dario Rivolta e dal senatore dei Comunisti Italiani Luigi Marino con lo stesso obiettivo: risarcire gli italiani costretti senza pietà a piegare la schiena nei campi di Hitler nei giorni seguiti alla firma dell'armistizio da parte del Governo Badoglio.
A sessant'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il parlamento tedesco ha deciso di istituire una Fondazione Memoria Responsabilità e Futuro per indennizzare i lavoratori coatti. Ma le pratiche burocratiche per ottenere quel risarcimento non sono semplici. E, soprattutto, la Germania considera i militari come "prigionieri politici" e quindi privi del diritto di ottenere qualsiasi compensazione.
Ed è proprio a loro che si rivolge la proposta firmata da Dario Rivolta. "Sono persone che hanno subito una duplice beffa. Non soltanto sono stati costretti a lavorare come schiavi - spiega - ma non hanno avuto nessun riconoscimento. A questo punto noi pensiamo che tocchi al Parlamento italiano fare giustizia. Per questo proponiamo l'istituzione di un fondo di circa 40 milioni di euro da destinare agli internati militari. E' un risarcimento simbolico che, a seconda del numero di domande, dovrebbe aggirarsi intorno ai 500-700 euro a testa. Ma pensiamo anche che si necessario dedicare una giornata, il 20 settembre del prossimo anno, a una cerimonia ufficiale in memoria di tutti coloro che hanno dovuto subire queste torture".
Lo stesso spirito che anima il disegno di legge firmato dal senatore Luigi Marino insieme a Angelo Muzio e Gianfranco Pagliarulo. "Ma prima di tutto - spiega l'esponente dei Comunisti italiani - riteniamo importante che il Governo Italiano faccia pressione su quello tedesco perché sia fatta finalmente giustizia".
La proposta del senatore Luigi Marino prevede un risarcimento di 500 euro oltre al conferimento di una medaglia d'onore "ai cittadini italiani militari e civili deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra". Ma anche l'istituzione, presso la presidenza del Consiglio, di un Comitato che si occupi di individuare chi ha diritto al risarcimento e in cui confluiscano i rappresentanti dei Ministeri di Esteri, Difesa ed Economia oltre che dell'Associazione Nazionale Reduci della Prigionia (Anrp) e dell'Associazione Nazionale ex Internati (Anei).
"Il fondo a favore dei cittadini italiani deportati e internati - conclude Marino - verrà invece creato presso il Ministero della Difesa. Ed è lì che confluiranno non soltanto i contributi dell'Italia ma anche quelli che dovessero arrivare da enti pubblici e privati o da istituzioni e Stati stranieri. Tra i quali, ci auguriamo, ci sia anche la Germania".

 


PER NON DIMENTICARE


Nel "Giorno della Memoria", istituito dal Parlamento italiano per ricordare la Shoah, ribadiamo il valore e l'alto significato di questa Giornata, quale monito per rammentare a tutti gli italiani e, in particolare, alle giovani generazioni lo sterminio, le persecuzioni e le sofferenze subite dagli ebrei di tutto il mondo da parte del regime nazista.
In occasione di questa Giornata, vogliamo anche ricordare il tragico destino degli oltre 600 mila Internati Militari Italiani e degli oltre 40 mila deportati politici e civili nei lager nazisti, costretti a lavorare in condizioni disumane.
Alle poche decine di migliaia di sopravvissuti, ormai ottuagenari, il Governo tedesco ha prima promesso - con l'istituzione della Fondazione "Memoria, Responsabilità, Futuro" - e poi negato un indennizzo loro dovuto, soprattutto come riconoscimento morale delle sofferenze patite.
Infatti, la legge tedesca, con la quale si volevano indennizzare i lavoratori coatti e gli schiavi di Hitler, è stata applicata escludendo gli internati italiani, che ancora portano i segni visibili delle crudeltà loro imposte. In Italia, dopo l'8 settembre '43, molti nostri soldati, assieme a molti civili, si sono trovati improvvisamente nella condizione di essere catturati come prigionieri e di essere utilizzati dalle imprese tedesche come mano d'opera gratuita. Oggi, dopo essere stati costretti a ripercorrere tutte le tappe del calvario sofferto per compilare la richiesta di indennizzo, si vedono rifiutare dal Governo tedesco il riconoscimento della loro condizione di lavoratori coatti o ridotti in schiavitù.
Nel sostenere le aspettative di questi anziani, ai quali fin dall'inizio non abbiamo mai fatto mancare il nostro doveroso aiuto nella ricerca di giustizia, chiediamo che non siano dimenticati nel Giorno della Memoria.
Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica Italiana, che ringraziamo per l'interessamento fin qui espresso, perché prosegua nella sua azione e manifesti apertamente il suo appoggio a una giusta e nobile causa.
Invitiamo il Governo italiano, i Parlamentari di qualsiasi orientamento e tutti i cittadini a porre in essere ogni iniziativa diplomatica nei confronti del Governo tedesco e ad operare, affinché sia trovata un' equa soluzione legislativa anche in Italia, per porre riparo a quella che si sta delineando come una vera beffa ai danni degli internati italiani, militari e civili.

ANRP - Associazione Nazionale Reduci Prigionia, Internamento e Guerra di Liberazione
ANAP Confartigianato - Associazione Nazionale Anziani e Pensionati
EASA - Ente Assistenza Sociale agli Artigiani
ENAPA - Ente Nazionale Assistenza e Patrocinio Agricoltori
ENASCO - Ente Nazionale Assistenza Sociale per gli Esercenti attività commerciali
EPACA Coldiretti - Ente Patrocinio e Assistenza ai Coltivatori Agricoli
EPASA - Ente Patronato Assistenza Sociale per gli Artigiani
INAC - Istituto Nazionale di Assistenza per i Cittadini
INAPA - Istituto Nazionale di Assistenza e Patronato per l'Artigianato
ITACO - Istituto Tutela Assistenza Commercio Turismo e Servizi-Confesercenti
INCA-CGIL - Istituto Nazionale Confederale Assistenza
INAS-CISL - Istituto Nazionale Assistenza Sociale
ITAL-UIL - Istituto Tutela Assistenza Lavoratori Patronato
ACLI FNP-CISL - Federazione Nazionale Pensionati
SPI-CGIL - Sindacato Pensionati Italiani
UILP-UIL - Unione Italiana Lavoratori Pensionati


GLI EX INTERNATI ‹‹BERLINO CONTINUA AD IGNORARCI››


‹‹Non ci può essere giornata della memoria se c'è "smemoria". Nella giornata della memoria si vuole parlare soltanto di quello che è facile, la Shoah. Ma in Italia abbiamo un fenomeno nel fenomeno: centomila "schiavi di Hitler" sopravvissuti, su un totale di oltre seicentomila civili e militari costretti a lavorare nelle fabbriche del Terzo Reich. Centomila uomini spesso molto vecchi e malati che dopo oltre 60 anni dalla liberazione aspettano ancora un riconoscimento e un indennizzo››. E' amaro e polemico Enzo Orlanducci, segretario generale dell'‹‹Anrp››, l'‹‹Associazione nazionale reduci e prigionieri di guerra››, perché non ha ancora dato risultati il ricorso presentato alla Corte costituzionale tedesca contro la legge istitutiva della ‹‹Fondazione Memoria Responsabilità e Futuro›› che ha l'incarico di gestire i 10 mila miliardi di lire versati da banche, grandi aziende e governo tedeschi per indennizzare le vittime del lavoro forzato. E perché ‹‹ non si attenua›› il disinteresse e il silenzio che sia in Germania sia in Italia circonda gli ex lavoratori forzati italiani: ‹‹Per ricordare il tragico destino dei nostri 500 mila morti abbiamo dovuto fare inserti a pagamento sui giornali. Altrimenti nessuno ne avrebbe parlato››.
Orlanducci e l'‹‹Anrp›› chiedono che a tutti i sopravvissuti non sia riconosciuto soltanto un tributo morale, ma venga corrisposto anche, un indennizzo, sia pure minimo. Il problema riguarda la stragrande maggioranza degli ex lavoratori forzati internati nei lager: in Italia il 90 per cento dei potenziali aventi diritto agli indennizzi è rappresentato da militari deportati in Germania dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e impiegati a forza nell'industria di guerra del Reich. Il regime nazista li etichettò come ‹‹Imi›› - internati militari italiani - e non come prigionieri di guerra, privandoli così delle garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929 e dell'assistenza della Croce Rossa. Ma la loro situazione viene assimilata oggi alla condizione di prigionieri di guerra che la legge tedesca esclude dagli indennizzi previsti per i lavoratori forzati. ‹‹ Un falso giuridico e storico contraddetto dalle conclusioni unanimi degli studiosi della repubblica Federale, che considerano il contributo degli "imi" alle fabbriche del Terzo Reich secondo soltanto a quello degli ebrei››, è la denuncia di Orlanducci. La differenza è chiara, sottolinea il segretario dell'‹‹Anrp››: ‹‹Gli internati erano privi di tutele internazionali e obbligati arbitrariamente e unilateralmente al lavoro nei campi di punizione››.
L'impressione dell'‹‹Anrp›› è che la Germania abbia sbagliato i calcoli e non se la senta di ripresentare una legge che prevede maggiori oneri di spesa. La somma raccolta dalla Fondazione - pari a 10 mila miliardi di lire - deve coprire gli indennizzi per tutti gli ex ‹‹schiavi di Hitler››, la maggior parte dei quali vive oggi nell'Est europeo: per gli occidentali sono previsti soltanto 540 milioni di lire. Una somma del tutto insufficiente, secondo Orlanducci: ‹‹Mancano i soldi e si cominciano ad escludere le categorie maggiori: nel nostro caso gli internati militari››.

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BERLINO AMNESIE POLITICHE La Germania ricorda le vittime del nazismo, ma non è disposta a risarcirle tutte. E i deportati italiani sono dimenticati a Roma e a Berlino


Dal 1999, quando il parlamento e il governo si sono trasferiti a Berlino, assistiamo a un salto di qualità nella politica tedesca della memoria. Per la Berliner Republik, insediata in quella che fu la capitale del ‹‹Terzo Reich››, il confronto - anche simbolico - con il passato nazista è diventato un elemento della ragion di stato. L'agenda urbanistica è densa di musei e monumenti già realizzati da portare a termine.
Ed è stata creata la fondazione ‹‹Memoria, responsabilità e futuro›› per indennizzare i sopravvissuti al lavoro coatto nella Germania nazista.
Ma la memoria umana non è perfetta, e anche la Berliner Republik ha le sue amnesie. Quella che più ci tocca da vicino è l'esclusione di circa centomila sopravvissuti italiani dai già striminziti indennizzi di cui sopra. Per loro, ha constatato il ministero delle finanze, non erano previsti stanziamenti, del resto mai rivendicati da Roma. Siccome i soldi basteranno appena per gli ebrei e per i deportati dalla Polonia e dall'Unione sovietica, gli italiani non-ebrei non riceveranno nulla, tranne quelli passati per i lager delle SS.
Gli internati militari vengono esclusi perché, sarebbero stati, ‹‹prigionieri di guerra››, sebbene mai siano stati trattati come tali, ma come schiavi. I deportati civili, sottoposti a condizioni particolarmente punitive e aspre paragonabili a quelle dei deportati dell'est, resteranno ugualmente fuori, al pari dei deportati dall'Europa occidentale.
A battersi contro questo doppio insulto alla verità storica è rimasta in Italia l'associazione dei reduci dalla prigionia, dall'internamento e dalla guerra di liberazione (Anrp), presieduta da Enzo Orlanducci. In questi giorni la Anrp ha depositati presso la Corte costituzionale tedesca 942 ricorsi contro la legge istitutiva della fondazione ‹‹Memoria, responsabilità e futuro››. I ricorrenti contestano le norme che consentono un'arbitraria discrezionalità nei rimborsi, a seconda delle convenienze di cassa, e quelle che escludono ricorsi alla magistratura ordinaria, visto che gli indennizzi vengono ricondotti a un atto di ‹‹liberalità››, non a un diritto soggettivo riconosciuto.
L'avarizia riservata agli Zwangsarbeiter contrasta stranamente con la generosità con cui la Berliner Republik si accinge a ‹‹musealizzare›› altre ferite del nazismo. La possibile spiegazione è che questi progetti, dedicati alla memoria delle vittime, sono anche un monumento alla Berliner Republik medesima: alla sua buona coscienza ritrovata. Quella buona coscienza che consente tra l'altro al governo Schröeder-Fischer di ritornare senza imbarazzo sulla scena internazionale anche con strumenti militari (si veda la guerra alla Serbia per il Kosovo, o il contributo alla guerra contro il terrorismo). Elemento centrale nel possesso di redenzione simbolica sarà il ‹‹Memoriale agli ebrei d'Europa uccisi››. Vicino alla Porta del Brandeburgo sarà costruito, si spera entro il 2004, il grande ‹‹campo di steli›› progettato dall'architetto Peter Eisenman: 2700 lastre di cemento (odi ardesia: sul materiale si discute ancora), piantate nel terreno a altezze diverse, daranno l'impressione di un ondeggiante mare di pietra, o forse evocheranno un cimitero virtuale.
L'elenco degli altri progetti prova in modo impressionante quanto la politica della memoria in Germania sia radicata e profonda.
Nel settembre scorso è stato inaugurato il museo ebraico, nella suggestiva architettura pensata da Daniel Liebeskind, che documenta i secoli di vita ebraica in Germania, e il contributo dato dagli ebrei alla sua cultura. Sull'area che ospitò i comandi centrali delle SS e della Gestapo si sta costruendo un museo per la ‹‹Topografia del terrore›› che ricostruirà i meccanismi della macchina di repressione e sterminio nazista. Vicino al palazzo del Reichstag sono stati individuati i luoghi dove sorgeranno altri due monumenti, in ricordo ai rom e agli omosessuali uccisi nei lager .
Infine il 17 gennaio ha aperto i battenti a Berlino un'esposizione sull'Olocausto (su il manifesto del 24 gennaio ne ha parlato Elena Paba). E' il primo tentativo tedesco di ricostruire la Shoah nella sua dimensione complessiva, in Germania e in Europa. E per la prima volta non ci si ferma al 1945, ma si azzarda - pur con omissioni e reticenze - un bilancio delle strategie della memoria e della rimozione sino a oggi.
Questo impegno nasce da un bisogno autentico di fare i conti col passato. Ma siccome non si può ricordare tutto con la stessa intensità, occorre fissare delle priorità su cui certo pesano anche considerazioni di opportunità politica.
Sugli indennizzi c'erano due urgenze: bloccare le cause collettive contro le banche e le imprese tedesche e sanare il contenzioso con i deportati dell'est, esclusi da ogni riparazione negli anni della guerra fredda.
In questo ordine di priorità non trovavano posto i lavoratori coatti italiani militari e civili. Qui non c'erano obblighi politici, visto il silenzio dei nostri governi. Né si sono sentite pressioni morali, dal momento che il nostro è il paese della riconciliazione con ‹‹i ragazzi di Salò››. Se abbiamo dimenticato la tragedia dei nostri deportati, non possiamo pretendere che la ricordino gli altri.


CENTOMILA SOPRAVVISSUTI CHIEDONO LA PENSIONE


Nel giorno della ‹‹Memoria›› c'è ancora spazio per dimenticare qualcuno. Quegli italiani, divenuti schiavi di Hitler, e ormai persi nell'oblio di meccanismi burocratici e distinguo che rischiano di cancellarne il ricordo. Il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, divenuto simbolo perenne della Shoà e di tutte le deportazioni subite dagli ebrei e dai 650.000 Internati Italiani (militari e civili) nei lager nazisti che non cedettero al ricatto di barattare la loro condizione di schiavi con l'adesione alla Repubblica di salò o al regime nazional-socialista, ci ricorda quel terribile e oscuro periodo della storia del nostro Paese. Il Giorno della Memoria ci coinvolge maggiormente al pensiero delle migliaia di superstiti ancora viventi, testimoni indifesi di irraccontabili misfatti. Enzo Orlanducci responsabile del Coordinamento degli Enti, Associazioni, Sindacati e Patronati per il Risarcimento delle Vittime del Nazismo, ricorda che sarebbe possibile un'iniziativa diplomatica e legislativa atta a scongiurare il perpetrarsi di una beffa ai danni di IMI ottuagenari, che nulla avevano chiesto al Governo Federale Tedesco che, dopo averli invitati a compilare l'apposita modulistica IOM e a documentare rigorosamente la richiesta di indennizzo (scadenza a presentare la domanda 31 dicembre 2001), improvvisamente li ha - con un falso storico e giuridico - inopinatamente esclusi considerandoli, dopo 60 anni, prigionieri di guerra anziché Internati Militari Italiani - come disposto da Hitler - e in virtù di tale qualifica non più beneficiari della legge costitutiva del Fondo Memoria, Responsabilità e Futuro.
L'ANRP (Associazione Reduci e Prigionieri delle Guerra) ha depositato in questo giorni, presso la Corte Costituzionale Federale Tedesca, l'adesione al procedimento di ricorso istituzionale contro la legge istitutiva della Fondazione ‹‹Memoria, Responsabilità e Futuro››, da parte di 942 ex deportati italiani, civili e militari, costretti nel 1943/45 al lavoro coatto dal regime nazista.
Sono centomila, intanto, le domande presentate dai sopravvissuti e dai parenti di quanti nel frattempo sono deceduti. Domande di riconoscimento pensionistico che potrebbero rimanere lettera morta. Nessuno degli internati italiani, militari e civili, si sarebbero arricchiti con quel denaro ma brucia il fatto che in base a una discutibile interpretazione, venga annullato il trattamento disumano al quale furono sottoposti. Ora a dare ancora speranza a quanti patirono nei lager nazisti il diretto interessamento di Silvio Berlusconi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio , Gianni Letta.

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