In home page, Novità Mag - 07 - 2020

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Si parla spesso di anniversari, di date storiche e certamente i giorni 8 e 9 maggio, contigui pur se riferiti a due anni diversi, sono davvero due ricorrenze da celebrare e non dimenticare.

L’8 maggio del 1945 gli Alleati liberavano l’Europa dall’incubo della tirannia del nazionalsocialismo e dagli orrori della guerra, che aveva minacciato la sopravvivenza della nostra stessa civiltà. La Germania firmava la resa, prima con gli anglo-americani, nella cittadina di Reims, nel nord della Francia, alle ore 02.40 del 7 maggio 1945,  poi a Berlino, nella tarda serata dell’8 maggio, una seconda resa più formale  con i russi.

Cinque anni dopo la conclusione degli eventi bellici, il 9 maggio del 1950, si parlò per la prima volta di Europa unita: a Parigi l’allora Ministro degli Esteri francese Robert Schuman presentò il piano di cooperazione economica elaborato da Jean Monnet, un’idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile per il futuro una guerra tra le nazioni europee. Per ricordare quel fondamentale avvenimento, il 9 maggio è diventato il Giorno della Festa dell’Europa o Giorno europeo.

Quell’8 maggio di 75 anni fa anche per gli italiani deportati nel Terzo Reich per motivi politici, razziali e per gli internati militari e civili fu il “giorno della liberazione” dalla tirannia del nazifascismo e dagli orrori causati dalla guerra.

Il sanguinoso conflitto era ufficialmente terminato in Europa, dove quasi tutto era dramma, rovine e lutti! Dopo tre mesi, però, il 7 agosto 1945, gli americani sganciarono la prima atomica della storia dell’umanità ad Hiroshima. Finalmente, la Seconda Guerra Mondiale era finita.

Per l’ANRP il ricordo della data dell’8 maggio, come quella del 25 aprile, Liberazione dell’Italia, e di tutto il periodo precedente e successivo, non è solo un doveroso atto di “politica della memoria”, ma parte integrante della propria ragione di essere: “da custodi delle memorie a costruttori di storia”, per una corretta “rielaborazione del passato” su quell’enorme buco nero generato da quegli anni bui e da quella profonda cicatrice lasciata dal nazifascismo e dalla guerra. Con l’intento che non debba mai più accadere.

schumanLa celebrazione del 9 maggio della Giornata dell’Europa, dal canto suo, quest’anno ha assunto un valore particolare, non solo perché ricorre il 70° anniversario dalla Dichiarazione Schuman, ma perché l’Europa si trova ad affrontare la più grave emergenza sanitaria ed economica dal dopo guerra: la pandemia di Covid-19.

Il cammino dell’Unione europea è passato, in questi 70 anni, attraverso fasi di fiducia e periodi di difficoltà, ma non venendo mai meno alla sua fondamentale promessa di pace, stabilità e prosperità per tutti i popoli europei.

Questo, grazie alla visione di una generazione di intellettuali e di uomini politici,  padri dell’Europa, come i francesi Robert Schuman e Jean Monnet, gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, il belga Paul-Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer, che per il bene comune europeo seppero, sin dall’inizio, comprendere la necessità di superare divisioni antiche.

E’ così che il futuro Presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi, già internato civile, in un discorso all’Assemblea costituente nel 1947 affermava: “Non basta predicare gli Stati Uniti d’Europa… quel che importa è che… questi minuscoli Stati, i quali compongono la divisa Europa, rinuncino a una parte della loro sovranità… Utopia la nascita di un’Europa aperta a tutti i popoli decisi ad informare la propria condotta all’ideale di Libertà? Forse è utopia. Ma ormai la scelta è soltanto fra l’utopia e la morte, fra l’utopia e la legge della giungla”.

Questa utopia affondava e affonda ancora oggi le sue radici nella profondità nel Retaggio dei deportati, degli internati, dei combattenti per la libertà, di tutti i resistenti, italiani ed europei. Ricordiamo quegli anni e quanti hanno avuto il coraggio della responsabilità e della riconciliazione nella verità.

Nel  logo dell’ANRP, accanto alla torretta di guardia dei campi di detenzione, si vede una rosa bianca, in ricordo del sacrificio dei coraggiosi patrioti tedeschi del gruppo della “Rosa Bianca”, che durante la guerra sentirono la responsabilità di ribellarsi al nazismo e vennero decapitati dal regime. Quella responsabilità oggi ci accompagna, insieme all’impegno a non dimenticare e a lavorare tutti insieme per la pace. Coltivare la memoria e la storia oggi è un imperativo morale, una costruzione potente ma non scontata che richiede un impegno quotidiano di ciascuno di noi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

Si parla spesso di momenti storici, ma quel 9 maggio 1950 è stato davvero una svolta che ha segnato la nascita di un legame che unisce tutt’oggi gli stati d’Europa. Da quel giorno noi tutti, specialmente i reduci, le vittime di guerra, i resistenti, abbiamo cominciato ad  immaginare un continente unito sul piano economico e – in prospettiva – sul piano politico, per superare la pesante eredità di quella maledetta guerra, quale punto di partenza di un ambizioso processo di integrazione fra Paesi liberi e democratici.

Nell’epoca dell’incertezza, con una crisi globale legata alla pandemia che può rischiare di chiuderci e dividerci, è ancora più importante il contributo di ciascuno di noi per preservare e rinsaldare un legame costituito in primo luogo da valori tra i nostri Paesi. È nata allora, per la prima volta nella storia, un’alleanza “per” e non “contro”.

“Ora l’emergenza in corso – lo scrive il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del Giorno dell’Europa 2020 – non fa che confermare l’urgenza di rispondere alle istanze di cambiamento espresse dai cittadini europei, per sviluppare ancora di più il fermento di una comunità più profonda. Tessere le fila del nostro destino comune è un dovere al quale non possiamo sottrarci”.

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“Solo più Europa – continua Mattarella – permetterà di affrontare in modo più efficace la pandemia sul piano della ricerca, della difesa della salute e della ripresa economica. Saremmo tutti più in difficoltà se non potessimo disporre di quella necessaria rete di condivisione che lega i nostri popoli attraverso le istituzioni comuni. Avvertiamo la responsabilità di unirci nel sostegno alle vigorose misure di risposta alla crisi e alle sue conseguenze. Alle misure già decise e a quelle ancora da assumere”.

Per l’Europa è un processo inevitabilmente senza fine, ancora in corso, costellato di momenti complessi e ricchi di ambiguità, in cui ricordo e storia si intrecciano, senza riuscire ancora a trovare una ricomposizione armoniosa. “Chi non ricorda il passato è condannato a riviverlo” è il motto che deve rimanere sempre impresso nelle nostre menti.

A prescindere da tutte le problematiche “politico-sociali-economiche” sorte nell’ambito della Comunità europea, noi tutti dobbiamo ricordare con gratitudine gli aspetti positivi portati dalla cooperazione, soprattutto ricordando che negli anni Ottanta, quindi solo 40 anni fa,  un tale avvicinamento e scambio tra gli Stati era ancora del tutto impensabile. Pertanto, in tutto questo, non dobbiamo perdere di vista il passato se vogliamo proiettarci nel futuro.

Enzo Orlanducci