Attività, In home page Ott - 24 - 2017

Invito def

 

 

La situazione europea e più in generale mondiale, ai primi del 2017, appare complessa e mette duramente alla prova le categorie interpretative fino ad ora utilizzate dagli studiosi dei fenomeni migratori, oltre alle politiche di accoglienza di cui si era parlato in anni precedenti.
Una studiosa come Catherine Wihtol de Wenden in Atlante mondiale delle migrazioni, del 2009, poteva ancora parlare nella Introduzione de Le migrazioni: un bene pubblico mondiale. Un’espressione che oggi non avrebbe una comprensione immediata. In effetti, per anni si era parlato, tra la fine del XX e gli inizi del XI secolo, della necessità di accogliere i migranti con adeguate politiche; di migranti portatori di ricchezza culturale, di soggetti che avevano molto da offrire in tema di ringiovanimento di un continente sempre più invecchiato. Ci si era confrontati sui temi della multiculturalità e dell’intercultura, dei processi di scolarizzazione, dell’uso, da parte italiana, di un più corretto linguaggio (Macioti M.I.-Pugliese, E., 2010, Faso, G., 2010 ).
Oggi questo linguaggio, queste esigenze sembrano lontane anni luce. Ci si preoccupa semmai, apertamente, dichiaratamente, di come contenere o meglio respingere, di come non far proprio arrivare gli attuali flussi migratori. Montano le polemiche: si tratta di richiedenti asilo e quindi di potenziali rifugiati, o non invece di migranti economici? Un vecchio interrogativo, ché da anni gli studiosi dei rifugiati ben sanno come le distinzioni non siano necessariamente così nette né uguali nel tempo. Andrebbero potenziati, in queste circostanze, i canali di ingresso legali. Ma non è questo lo stato d’animo vincente, oggi, in una Europa che non riesce a produrre neppure una politica in comune, per fronteggiare il fenomeno, che non sia espressione di preoccupazione, di chiusura e di respingimento. Di volontà di esternalizzazione delle frontiere. E non solo: di esternalizzazione dello stesso asilo, come spiega Fachile, come ci dicono altri. Tutti, in genere, preoccupati da questa tendenza.
Una felice realtà è quella dei corridoi umanitari, inizialmente voluti e gestiti insieme dalla Federazione delle Chiese evangeliche e da S. Egidio. Una iniziativa oggi di poco allargatasi, anche grazie alla CEI, Conferenza Episcopale Italiana. E che speriamo possa essere ulteriormente incrementata .
Mi auguro che questo libro, pur con tutti i suoi limiti, possa essere a sua volta un contributo contro l’intolleranza. Per un sistema di accoglienza ordinario, tranquillo, non eccezionale né gridato. Una cosa di cui si sente, oggi, un grande bisogno.