Attività, In home page Gen - 29 - 2020


L’Anrp, Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall’internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari, ente morale nato con il d.p.r. del 30 maggio 1949, ha avuto origine nell’ambito del variegato mondo concentrazionario dei militari italiani dove, prima e dopo l’8 settembre 1943, l’esigenza di iniziative aggreganti si concretizzò alla fine della guerra, insieme a quelle dei partecipanti alla guerra di liberazione, in vere e proprie forme di associazionismo di tutela.

L’Associazione ha tra i suoi scopi statutari in particolare il mantenere viva la memoria di coloro che immolarono la vita per la salvezza della patria o sacrificarono anni di vita per essa, tributando loro ogni onoranza (ope legis siamo tra l’altro membri del Comitato costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per la concessione della Medaglia d’Onore ai cittadini italiani, militari e civili deportati e internati nei lager nazisti), e il promuovere gli studi, la ricerca, la raccolta e la valorizzazione a livello sia nazionale che internazionale di documenti sulla prigionia e l’internamento, affinché sia testimoniato il grande contributo dato, alla configurazione dell’attuale società civile, dai prigionieri di guerra, dagli internati e dai partecipanti alla lotta di Liberazione.

La vicenda dei 650.000 internati militari italiani, dopo un lungo e oscuro periodo di silenzio, quanto mai controverso e difficile per Italia e Germania, è stata oggetto di interesse nel 2008 da parte dei governi dei due paesi, che nominarono una specifica Commissione di storici con lo scopo di «occuparsi del passato di guerra italo-tedesco e in particolare del destino degli internati militari italiani deportati in Germania». Nel Rapporto conclusivo della Commissione, pubblicato nel 2012, si sottolineava, tra l’altro, la necessità di istituire a Berlino e a Roma un Luogo della Memoria per gli IMI e promuovere uno stretto gemellaggio fra i due centri.

Mentre a Berlino-Schöneweide è stata allestita la mostra permanente Tra più fuochi là dove già esisteva realmente un campo di lavoro coatto anche per gli internati militari italiani, a Roma si è scelto lo spazio di Via Labicana, limitrofo alla sede dell’Anrp, per realizzare il museo «Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945», inaugurato l’8 maggio 2018 e finalizzato a delineare, attraverso un allestimento storico-didattico, la vicenda dei circa 650.000 militari italiani che, rifiutatisi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 di collaborare con il nazifascismo, furono deportati e internati nei lager del Terzo Reich.

L’Anrp ha promosso e realizzato l’Albo degli IMI Caduti nei lager nazisti 1943-1945, una banca dati on-line in cui sono inseriti, in ordine sistematico, elementi anagrafici e biografici degli internati che hanno perso la vita nei lager del Terzo Reich tra il 1943 e il 1945, integrata con la registrazione dei militari deceduti subito dopo la cattura o la liberazione. Questa anagrafe è stata finanziata tramite il Fondo italo-tedesco per il futuro dall’ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma. L’Anrp è inoltre impegnata oggi nel progetto LeBI – Lessico biografico degli IMI, un portale on-line con il più alto numero possibile dei 600.000 Imi rientrati.

I due portali sono un doveroso contributo per non disperdere il patrimonio storico, culturale e umano legato alla loro drammatica vicenda e colmare una lacuna troppo a lungo protratta.

È apparso quindi subito interessante per l’Anrp promuovere la diffusione del nuovo lavoro di ricerca di Mario Avagliano e Marco Palmieri, la cui precedente opera antologica del 2009, Gli internati militari italiani, ha rappresentato uno dei primi studi italiani basati su un’analisi di ampio respiro delle fonti disponibili. In precedenza, infatti, la bibliografia sul tema poteva contare per lo più su studi specialistici, atti di convegni accademici, ricerche locali e memorie individuali, oltre ai due fondamentali saggi degli storici tedeschi Gerard Schreiber e Gabriele Hammermann.

In questo libro Avagliano e Palmieri, con il consueto rigore storico che li contraddistingue e un sapiente uso della diaristica e della corrispondenza coeva, per lo più inedita o scarsamente conosciuta, ci conducono per mano in un appassionante viaggio nel mondo degli Imi, che ci fa scoprire aspetti nuovi o poco noti, dal loro bagaglio di umanità alla capacità e al coraggio di resistere a tutte le avversità («una resistenza senz’armi», come recita il sottotitolo), raccontando attraverso le storie individuali la storia collettiva dei 650.000 internati militari italiani.

Un percorso che si snoda in quindici tappe, quanti sono i capitoli, accompagnate dalle parole vive dei protagonisti dell’epoca (non solo gli internati ma anche i loro familiari e i loro oppressori), dalla tragedia dell’8 settembre alla scelta se aderire o meno, dalla prigionia nei lager al lavoro coatto, fino al ritorno in Italia e al lungo silenzio dei reduci, approfondendo anche le motivazioni degli optanti che, come rilevano giustamente i due autori, costituirono una minoranza «non trascurabile». E soprattutto sviscerando e riempiendo di senso il sacrificio di quei militari italiani, e furono la grande maggioranza, che invece fino alla fine decisero di dire «no», come Giovannino Guareschi indica nella dedica di questo volume: «Ingannato, Malmenato, Impacchettato / Internato, Malnutrito, Infamato / Invano Mi Incantarono / Inutilmente Mussolini Insistette».