I giorni della memoria e del ricordo
I giorni della memoria e del ricordo
Gen 2026 • Attività, In home page Anno 2026
Giorni legati a dolorose vicende che hanno segnato profondamente la nostra storia. Il 27 gennaio è il “giorno della memoria” che fu istituito, in Italia, nel 2000 per ricordare le vittime della “shoah” e delle leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e degli italiani che subirono la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si opposero al progetto di sterminio e che, a rischio della propria vita, salvarono altre vite e protessero i perseguitati.
Il 10 febbraio, è il “giorno del ricordo”, istituito nel 2004, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani, dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Con legge del gennaio 2025, inoltre, è stata istituita, il 20 settembre, la “giornata nazionale del ricordo degli Internati militari italiani”, per conservare e rinnovare la memoria di coloro che, nel dire “NO” alla collaborazione con il nazi-fascismo, rappresentarono una straordinaria forma di “Resistenza senza armi”.
“Se comprendere è difficile, conoscere è necessario”. Mantenere viva la memoria e la conoscenza: questi sono gli obiettivi del progetto “I giorni della memoria e del ricordo” che, attraverso la “mostra biografica su Primo Levi” (disegnata da Alessandro Ranghiasci, commentata/sceneggiata da Matteo Mastragostino e pubblicata dalla soc. Beccogiallo) e la mostra “6865 l’IMI Giovannino Guareschi” (allestita a Roma presso la sede dell’ANRP), ripercorre alcune dolorose pagine della nostra storia legate all’avvento del fascismo e alla promulgazione delle leggi razziali con la sconvolgente vergogna dei campi di concentramento; legate all’armistizio dell’8 settembre 1943, che portò (tra le altre cose) al disarmo e alla cattura di centinaia di migliaia di soldati italiani da parte dei tedeschi, e alla liberazione del nostro Paese dall’occupazione nazi-fascista (25 aprile 1945) con l’importante contributo dato dalla resistenza partigiana che, come più volte sottolineato dal presidente Mattarella, fu un “movimento corale, ampio e variegato” che seppe tracciare un percorso condiviso, pienamente recepito all’interno della nostra Costituzione, fondato su sentimenti di libertà e giustizia sociale. Ma mentre in Italia si festeggiava la liberazione dal fascismo e la fine della II° guerra mondiale, nella regione della Venezia Giulia la guerra “non era finita”. Il primo maggio 1945, l’esercito Jugoslavo occupava Trieste e Gorizia stabilendo il controllo amministrativo sulla Venezia Giulia e sull’Istria che divennero, con il trattato di pace firmato a Parigi il giorno 10 febbraio del 1947, territori della Repubblica Federativa socialista Jugoslava. Massiccio fu l’esodo degli italiani da quelle terre “cedute” alla Jugoslavia. Circa 300 mila italiani presero la via dell’esilio. Nella sola città di Pola partirono poco più di 28 mila abitanti che costituivano circa il 90% della popolazione. Diversi furono i motivi: una serie di misure economiche, sociali e culturali legati alla radicale e definitiva metamorfosi di questi territori imposta dal nuovo “regime”, l’avvio di una “epurazione” nella quale migliaia di civili furono uccisi e gettati nelle “foibe”. Una epurazione che intrecciò, come scrisse l’allora presidente Giorgio Napolitano, “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento delle presenza italiana nell’area”. Per ricordare quella tragedia entreremo, attraverso lo studio realizzato dalla scuola “Luigi Majno” di Milano (coordinato dalla prof.sa Elena Farotti), nel “Magazzino 18” (presso il porto vecchio di Trieste) nel quale, ancora oggi, sono conservate le masserizie (mobili, oggetti personali ecc.) lasciati dagli italiani costretti ad abbandonare le proprie case rimaste fuori dai confini nazionali e ripercorreremo, attraverso le parole di Sergio Endrigo e Simone Cristicchi, quel drammatico esodo e il dolore dei “profughi giuliano-dalmati”, che “volevano solo essere italiani”. Ma c’è un altro “giorno del ricordo” particolarmente importante e, purtroppo, attuale.
Il 15 maggio infatti, come indicato nella Risoluzione approvata dall’assemblea generale ONU, è il giorno del ricordo della “Nakba” (parola che significa “disastro”) che, nel 1948, segnò l’inizio della guerra arabo-israeliana e, con essa, l’esodo forzato di circa 700 mila Palestinesi, cacciati o fuggiti dalle loro case e mai più tornati. Per raccontare questa dolorosa pagina di storia, che sembra tristemente ripetersi in questi giorni, utilizzeremo la mostra “Al Nakba – alle radici della tragedia Palestinese” ideata dallo storico Gilberto Gilberti (considerato uno dei massimi esperti della questione Palestinese) che racconta l’esodo di 700 mila Palestinesi (come stimato dalle Nazioni Unite) dopo la sconfitta della prima guerra combattuta tra Arabi e Israeliani. Una tragedia, quella della “Nakba”, che si collega indubbiamente agli avvenimenti storici legati al “giorno della memoria” e, nel contempo, ci ripropone immagini che ricordano, ovviamente in un diverso contesto storico, il drammatico esodo di migliaia di italiani giuliano-dalmati che viene, appunto, ricordato il 10 febbraio. Raccontare per conoscere, conoscere per ricordare. Raccontare dunque, queste pagine di storia attraverso le immagini delle “mostre” e le memorie storiche letterarie ad esse legate, facendo emergere quel “filo rosso” che le unisce e che, purtroppo, le rende ancora particolarmente attuali.
Per mantenere viva la memoria e la conoscenza storica dei fatti, Lunedì 12 gennaio 2026 alle ore 9, presso il Liceo S. Cannizzaro, di via Oceano Indiano 31 Roma e martedì 14 gennaio ore 9,00 presso la sede, dello stesso il Liceo, sita in viale Civiltà del Lavoro 2/D Roma si terranno gli incontri, nell’ambito del percorso progettuale “I giorni della memoria e del ricordo” per: conoscere il passato, capire il presente e … guardare il futuro. Partecipano agli incontri: Luciano Zani (vice presidente ANRP, professore emerito di Storia contemporanea alla Sapienza – Università di Roma e membro del Comitato per gli eventi nazionali), Giorgio Gagliardi (presidente aps Arci Francesco Jovine- promotore del progetto “I giorni della memoria e del ricordo”). E’ prevista inoltre la presenza istituzionale della “Regione Molise che ha concesso il patrocinio al progetto “I giorni della memoria e del ricordo”.
